LA DIMORA DEGLI DEI – prima parte

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Nell’articolo Il tempio greco e il problema del frontone avevamo già affrontato varie questioni relative alla “dimora degli dei“. Oggi, invece, vedremo come questi luoghi si siano sviluppati.

Capitello dell'ordine eolico
Capitello dell’ordine eolico

I primi templi monumentali ionici ed eolici e i centri di sviluppo.

Del mondo eolico, l’antica città di Kyme (la Cuma eolica, oggi in Turchia) è conosciuta soprattutto per alcune problematiche legate all’agricoltura ma anche per lo sviluppo dell’ordine eolico: questo nasce in Eolia e, nella fattispecie, a Neandria, dove sono attestati prototipi di simulazione dell’architettura lignea, ma non per carichi di grossa portata. Per questo motivo prende poco piede nell’ambito dell’architettura ionica e non vi si sviluppa.

Ricostruzione dell'antica Smirne
Ricostruzione dell’antica Smirne

In Ionia, di una certa importanza, fu Smirne, situata al confine tra il mondo eolico e quello ionico. Smirne nasce eolica ma viene presto inglobata dal mondo ionico. La Smirne della fondazione presentava una portualità estrema, con una sorta di fiordo che permetteva facilità di difesa e approdo di navi. La città era ben organizzata già dall’inizio della fondazione: le case in fango e pietra erano caratteristiche con un’urbanistica tipica di alta età arcaica. Il muro circondariale era famoso e simile a quello delle città assire e ittite, con sistema di ingresso a dypilon (doppia porta). Le costruzioni erano situate anche sulla costa del fiordo, a scopo commerciale/portuale.

Samo, caratteristica per la  serie di canalizzazioni (chiamate siringhe) costruite per l’approvvigionamento idrico dando l’impressione di una grande città, è famosa per l’Heraion, un santuario dedicato ad Era che continuò precedenti culti ctoni. Questo tempio codifica per la prima volta le norme dell’architettura ionica.

Resti dell'Heraion di Samo
Resti dell’Heraion di Samo

Il primo Heraion è databile VIII secolo a.C. (la datazione proviene dal rinvenimento di statuette di Hera del periodo) e mostra l’arcaicità tipica con cella allungata, senza peristasi e con una relativa monumentalità. E’ stato rinvenuto uno zoccolo di fondazione su cui era certamente posizionato un alzato ligneo; nel secondo Heraion, databile VII secolo a.C., la pianta è la stessa con una suddivisione interna per tutta la lunghezza del tempio (forse suddivisa per culti maschili e femminili o con una statua e il fuoco divino). Nel secondo tempio si è costruito uno stilobate esterno in pietra, sempre con alzato ligneo. Il terzo tempio, databile fine VII secolo a.C., mostra la peristasi con la funzione classica di essere vista dall’esterno e da lontano. Si perde la suddivisione interna e si aggiunge un doppio ordine di colonne in fronte; il quarto tempio è databile inizio VI secolo a.C.: qui il doppio ordine esterno (diptero) si aggiunge per tutto il perimetro, con notevole impegno monumentale.

Della fase del 570 a.C. si occuparono gli architetti Rhoikos, Theodoros, Chersiphron e Metagenes. Ognuno di loro aveva un compito ben preciso: Chersiphron e Metagenes furono gli architetti, Rhoikos realizzò il tempio, Theodoros si occupò delle decorazioni. La monumentalizzazione codifica, quindi,  la fase litica del tempio, inclusa la cella che ripercorre il perimetro dell’antico Heraion. La decorazione ionica per eccellenza, ad ovuli, è presente nelle basi. Oggi ne restano una colonna, vari altari e alcuni donari.

Korai rinvenute presso l'Heraion di Samo
Korai rinvenute presso l’Heraion di Samo

I donari erano elementi della scultura arcaica ionica e rappresentavano il segnacolo delle tombe: erano i doni offerti alla divinità dal donante, raffiguranti la divinità o lo stesso deceduto (spesso anche sdraiato o seduto). Le divinità rappresentate erano quasi tutte femminili e Samo era molto famosa per le sculture di divinità femminili. Ne esistono diverse tipologie e ne vengono esportati i modelli e codificati i parametri. Le sculture erano di tre tipi: doriche, ionicheattiche. In quelle ioniche gli elementi anatomici sono più esili (più orientali) con kitoni meno panneggiati. Le statue femminili sembrano rocchi di colonne con visione frontale. Vi si sperimentano nuove tecniche spaziali anche nei kuroi vestiti (, statue maschili, sempre, però, di carattere orientale). Le sculture doriche sono più massicce e pesanti, mentre le sculture attiche hanno carattere intermedio tra le due correnti stilistiche.

Ricostruzione dell'Artemision di Efeso
Ricostruzione dell’Artemision di Efeso

Efeso ha un legame con Samo per via degli architetti realizzatori del tempio locale. Oggi i resti archeologici della città sono completamente romani: dall’arco siriano del tempio di Adriano, alla Biblioteca di Adriano realizzata come una scena di teatro, al teatro stesso, alla via monumentale, tutti costruiti a discapito dell’antica città greca). L’Artemision di Efeso è un santuario extra moenia, come l’Heraion di Samo, di architettura ionica e di estrema monumentalità: il tempio è diptero e, come indicato, gli architetti sono gli stessi dell’Heraion di Samo: Rhoikos, Theodoros, Chersiphron e Metagenes.

Ricostruzione del colonnato dell'Artemision di Efeso
Ricostruzione del colonnato dell’Artemision di Efeso

Un’innovazione architettonica  è fornita dalla presenza di capitelli diversi tra loro, con volute o ovuli o rosette, dal fregio continuo dell’architrave soprastante (di chiaro stile ionico) con una storia raccontata. Nei ben tre ordini antistanti di colonne, il rocchio inferiore è decorato da altorilievi detti a imoscapo, estremamente sintomatico del mondo ionico, con rappresentazioni di figure con profili ed occhi arcaici (la tridimensionalità è di chiaro stile orientale) e una precisa cesellatura della capigliatura (tipo klaft egizio).

Particolare dell'epistoma dell'Artemision di Efeso
Particolare dell’imoscapo dell’Artemision di Efeso

Efeso richiama l’oriente anche per l’utilizzo di statue di felini inseriti a scopo di monumentalità e regalità. Il primo tesoretto monetario misto rinvenuto, presenta anche sigilli privati e fu scoperto nei pressi dell’Artemision, attestando che fu realizzato con grossi finanziamenti del regnante della provincia di Lidia: l’Artemision fu un chiaro simbolo della fusione con i Lidi che ne hanno finanziato la sua monumentalizzazione.

Mileto, già colonia micenea, nel IV secolo a.C., grazie a Ippodamo, riceve una codificazione urbanistica ellenistica, detta ippodamea: dai due promontori era possibile governare la città e quello più interno era incluso nelle mura perimetrali della città classica: grazie a questa strategica posizione, non proprio sul mare, era altamente difendibile.Con la successiva fondazione ionica si edificarono teatro e buleterion su un antico cortile recintato (tipo agorà). Nella Grecia storica venivano eletti nell’assamblea della bulè tutti i cittadini che potevano pagarsi armi e armature. Della Mileto coloniale i reperti più importanti, oltre la ceramica, sono le sculture molto ricche e pregiate: giochi di paneggi per le statue femminili, tratti poco efebici per i kuroi (statue maschili) sono caratteristiche comunque ioniche provenienti più da artigiani che da veri e propri artisti.

Didymeion di Mileto
Didymeion di Mileto

Di età assolutamente arcaica è il Didymaion, il tempio dedicato ad Apollo ed eretto nei pressi di Mileto: diptero, databile alla seconda metà del VI secolo a.C., eretto proprio dopo i primi approcci persiani che alla fine finanziarono una parte della costruzione del tempio (come i Lidi per l’Artemision ad Efeso). L’ultima ricostruzione del Didymaion, al contrario dell’Artemision, ingloba la cella e solo la prima fila del colonnato mostra un imoscapo decorato con rilievi standardizzati molto orientaleggianti. La standardizzazione dei rilievi potrebbe essere giustificabile con una scelta di base di rappresentare dei sacerdoti; ma un’altra ipotesi affermerebbe che non essendoci un’importante scuola di scultori a Mileto, non si rivolsero ad artisti esterni in grado di realizzare elementi scultorei diversificati. Un’ulteriore differenza con l’Artemision di Efeso è data dalla presenza di capitelli con leoni avvinghiati a grifoni, tutti influenzati dalla cultura persiana. La presenza di rilievi con leone è stata rinvenuta anche sulle alcune metope.

 

Daniele Mancini

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