IL TESORO DEL GUERRIERO MICENEO DELLA TOMBA DI PYLOS

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Nel 2015 gli archeologi dell’Università di Cincinnati (UC) hanno scoperto, nella Grecia sud-occidentale, la tomba di un guerriero dell’età del bronzo risalente a oltre 3500 anni or sono da cui è emersa un’incredibile quantità di ricchezze.

La dura argilla del terreno non ha celato solo questi segreti e la tomba del cosiddetto “Griffin Warrior” (se ne legga qui) ha rivelato una importante scoperta: una preziosa pietra intagliata che i ricercatori di UC ritengono sia una delle opere più belle dell’arte greca preistorica.

La “Pylos Combat Agate“, come la pietra/sigillo è stata denominata a causa della raffigurazione di un cruento scontro tra due guerrieri, potrebbe riscrivere la storia dell’antica arte greca e contribuire a far luce su miti e leggende di è pregno quel periodo della civiltà occidentale. Il manufatto è il tesoro più recente e più significativo emerso dalla tomba del Griffin Warrior, oltre i già importanti tesori portati alla luce, da quando è stata scoperta in un oliveto vicino all’antico città di Pylos nel 2015.

La tomba, intatta, ha rivelato non solo i resti ben conservati di quello che si crede fosse un potente guerriero o un sacerdote miceneo sepolto intorno al 1500 a.C., ma anche un incredibile corredo funerario di gioielli e monili che indicano quanto fosse importante quella cultura che ha dominato l’ampio bacino mediterraneo.

Le scoperte non sono state frutto solo di scavi archeologici: esperti di restauro e conservazione hanno condotto, per oltre un anno,  operazioni di pulizia su tutti i manufatti rinvenuti e gli intricati dettagli della pietra/sigillo sono emersi inaspettatamente, con inimmaginabile sorpresa da parte dei ricercatori: hanno riscontrato quanto la rappresentazione del corpo umano sia ad un alto livello di dettaglio riscontrabile solo nel periodo classico del millennio successivo.

Straordinaria è la scena di combattimento meticolosamente intagliata e accuratamente incisa su un frammento di pietra dura di soli 3,6 centimetri di lunghezza: molti dei dettagli dello splendido manufatto, come l’intricata riproduzione delle armi e dei gioielli personali, sono visibili solo con l’utilizzo di una potente telecamera a fotomicroscopia.

Il capolavoro in miniatura ritrae un guerriero vittorioso che, già sconfitto un avversario rimasto ai suoi piedi, ora rivolge la sua attenzione a un altro nemico, conficcando la spada nel collo scoperto dell’uomo protetto da uno scudo in quello che è sicuramente il finale dello scontro. Secondo gli studiosi la scena evoca le epiche battaglie, gli eroi più grandi e le grandi avventure descritte, in seguito, da Omero nell’Iliade.

Sebbene il sigillo e le altre ricchezze del corredo funerario trovate nella tomba suggeriscano che il Griffin Warrior possedesse una posizione stimata nella società micenea, molti dei manufatti rinvenuti sono di origine micenea, sollevando interrogativi intriganti sull’incrocio delle due culture.

Gli studiosi hanno per lungo tempo pensato che i Micenei continentali abbiano semplicemente importato o si sono appropriati delle ricchezze minoiche, culturalmente dominati sui Micenei: ma, si ricorda, che la civiltà minoica è capitolata sotto la spada micenea intorno al 1500-1400 a.C., quasi nello stesso periodo in cui sarebbe morto il Griffin Warrior.

Le deduzioni degli studiosi di UC dopo la scopertavnella stessa tomba, nel 2016, dei quattro anelli d’oro di produzione minoica, è che ci sia stato un interscambio culturale molto più grande e complesso di quello fino ad allora immaginato. L’abilità e la sofisticata manifattura della Pylos Combat Agate sono ineguagliabili rispetto a quanto scoperto fino a oggi del mondo minoico-miceneo, scuotendo sensibilmente anche i canoni di comprensione dell’arte greca nell’età del bronzo.

Nel frattempo, il lavoro continua per tentare di comprendere i misteri della tomba del Griffin Warrior, dalla quale sono stati catalogati oltre 3.000 manufatti del corredo funerario, la maggior parte dei quali sono ancora nella fase di di pulizia e conservazione.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: University of Cincinnati

 

 

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