IL TEMPIO DI ARTEMIDE A EFESO

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Le Sette meraviglie del Mondo antico hanno sempre affascinato il sottoscritto e in diverse occasioni ne ho descritto la potenza e lo stupore che hanno generato nelle popolazioni e nelle cronache, fin dalla loro edificazione. Le Piramidi di Giza, il Mausoleo di Alicarnasso, i Giardini pensili di Babilonia, la Statua di Zeus a Olimpia, il Faro di Alessandria, il Colosso di Rodi e il maestoso Tempio di Artemide a Efeso.

In quella che oggi è la provincia di Smirne, in Turchia, è stata edificata la seconda più antica delle Sette meraviglie del Mondo antico, in termini cronologici, secondo l’elenco redatto per la prima volta in epoca ellenistica, il Tempio di Artemide.

Inizialmente realizzato come santuario durante l’età del bronzo, i resti della struttura più antica di VII secolo a.C. sono stati individuati in uno scavo della zona centrale del complesso, un impianto rettangolare in pietra di buona lavorazione di mt 8,50 x 13,50, con un colonnato di pilastri o colonne.

Questo tempio più antico è un esempio unico tra gli edifici greci, ad oggi, ad essere considerato l’immediato precursore delle successive costruzioni in marmo.

Il santuario e il suo tempietto sono stati distrutti da un’alluvione durante il VII secolo a.C. e i  suoi resti sono stati inglobati in un enorme tempio ionico e di dimensioni colossali intorno al 550 a.C., sotto le direttive, secondo Strabone,  dell’architetto cretese Chersiphrone di Cnosso e di suo figlio Metagenes.

Questo tempio trova stringenti confronti con i suoi “rivali” a Samo, Didime e a sud di Mileto, avendo tutti in comune il doppio peristilio (diptero) che circonda il tempio e il numero maggiore di colonne nel pronao. L’ordine è ionico con peculiari variazioni locali nel trattamento delle colonne, dell’architrave e dei capitelli.

Il tempio di VI secolo a.C., tuttavia, è stato intenzionalmente messo a fuoco in un doloroso incendio: la struttura è stata ricostruita per la seconda volta e la magnifica architettura è stata annoverata tra le Sette meraviglie del Mondo antico.

Nelle parole di Antipatro di Sidone, il poeta greco del II secolo a.C., che è anche considerato uno dei compilatori della lista delle antiche meraviglie, si può leggere in uno dei suoi epigrammi:

«Ho posto gli occhi sulle grandi mura di Babilonia antica, su cui resta una strada per carri, e sulla statua  di Zeus presso l’Alfeo, ed i giardini pensili, ed il Colosso del dio Sole, e il gran lavoro dell’alte piramidi e di Mausolo la gran tomba; ma
quando io vidi la casa d’Artemide che sormonta le nubi, perser tutte codeste meraviglie il lor splendore e allora dissi: “Invero, mai il Sole vide una grandezza così ampia”». (AP IX 58)

Un’innovazione degna di nota è fornita dai capitelli diversi tra loro (con volute o ovuli o rosette), dal fregio continuo dell’architrave soprastante, di chiaro stile ionico, con avvenimenti mitologici narrati. Nei tre ordini antistanti di colonne, il rocchio inferiore è decorato da altorilievi, denominato imoscapo, estremamente sintomatico del mondo ionico con rappresentazioni di figure con profili ed occhi tipo arcaici, una tridimensionalità di chiaro stile orientale, una precisa cesellatura della capigliatura dei personaggi.

Il Tempio ionico di Artemide è sopravvissuto fino al III secolo d.C., danneggiato gravemente durante la disastrosa invasione gotica. I Goti attraversarono l’Anatolia e sono stati affrontati da uno sparuto esercito di 7.000 greci/romani d’oriente  nel famoso stretto passaggio delle Termopili (da non confondere con la precedente Battaglia delle Termopili che oppose i Greci ai Persiani), con una dura disfatta. E’ questa una delle prime tragiche avvisaglie dell’invasione barbara.

Il Tempio di Artemide è stato nuovamente restaurato  in modo abbastanza singolare, è stato nuovamente ricostruito all’inizio del V secolo, dagli Efesini, ma ancora una volta e definitivamente distrutto nel 401 per ordine di San Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli.

Curiosità: dal capitolo XIX, verso 23 degli Atti degli Apostoli, si parla della sommossa degli orefici: è una vera a propria sollevazione contro Paolo che riesce ad attirare, durante la  sua tappa a Efeso, i fedeli di Artemide verso il Cristianesimo. Si ribellano anche gli argentieri, interessati affinché si vendessero le statuette della dea da loro realizzate…

 

Daniele Mancini

Per ulteriori info:

  • G. Benedetto, Su alcuni epigrammi di Antipatro di Sidone in relazione al nuovo Posidippo, in Eikasmos, XV, Bologna 2004

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