Il Sultanato dell’Oman. Maria Assunta racconta… – ultima parte

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Vi siete persi la prima parte? Eccola: Il Sultananto dell’Oman – prima parte. Buona Lettura!


Oggi continuo il racconto del viaggio nel Sultanato dell’Oman ripartendo da Muscat, una delle città più antiche del Medio oriente, tipica città araba, ben pianificata e sviluppata in lunghezza per circa quaranta chilometri.

Arriviamo dall’autostrada che costeggia il mare e ci ritroviamo nel quartiere di Mutrah, dove c’è il porto. L’attività principale è il commercio, motivo per cui la città è conosciuta fin dal II Secolo d.C.. Madreperla, datteri, franchincenso (una resina aromatica), pesce ed artigianato locale sono i principali prodotti che troviamo nel Suq.

Mi diverto ad osservare e ad annusare le più svariate spezie e i vari negozietti che realizzano profumi “su misura”. Stoffe, gioielli e pietre provenienti da oriente sono ricchi di colori e sono di diverse fatture. Profumi provenienti da cucine nei retrobottega dove siede la gente che vi abita e li vive. Uscendo dal mercato il paesaggio è molto bello: una specie di teatro rotondo che si affaccia sul blu dell’oceano: al centro del porto notiamo uno yacht da mille ed una notte e scopriamo subito che si tratta di quello del Sultano Qaboos. Tutt’intorno moschee, palazzi d’epoca, minareti slanciati e forti a difesa della città.

14536476_10210568666635942_1017446071_oNon ci sono grattacieli e lungo la passeggiata del porto fanno bella mostra arabeggianti pagode dorate dove ci sono panchine per sostare. Il posto è molto affascinante e ci fa riflettere sulla diversità di Muscat rispetto alle altre città arabe visitate finora.

Il Sultano non si fa mancare nulla ed ha costruito anche una nuova moschea, la Grande Moschea. Naturalmente per entrare bisogna rispettare le loro tradizioni: maniche lunge e gambe e capo coperto, scalzi. Il pavimento è pulitissimo e tutto è molto sfarzoso. I lampadari ed i tappeti da soli valgono la visita. Marmi incastonati con pietre preziose e siepi e fontane curatissime.

Abbiamo un problemino da risolvere per il nostro visto che, avendolo preso via terra dura solo dieci giorni…ma noi dobbiamo restare almeno dodici. Così ci rechiamo all’aeroporto, all’ufficio dell’immigrazione, per farlo prolungare di qualche giorno, ma è chiuso! Un omanita sulla trentina si avvicina e ci chiede se abbiamo problemi. Senza esitare ci offre il suo aiuto e a sue spese ci porta in automobile in un Ministero. Ci dice che non sa se gli daranno retta perché oggi non veste con gli abiti tradizionali, ma essendo la sua giornata libera, ha indosso abiti degli emirati arabi che gli piacciono di più! In fila agli sportelli degli uffici ci parla della sua famiglia e del suo lavoro. Gli chiedo se ha da fare e che può lasciarci lì, senza problemi, ma dice di no: vuole compiere la sua buona azione quotidiana! Dopo il timbro sul passaporto ci riaccompagna all’ufficio immigrazione. Noi siamo imbarazzati e lo ringraziamo invitandolo con sua moglie ed i sui tre figli a cena con noi. Insistiamo. Prima dice di sì e poi si rifiuta perché dice che siamo stranieri in difficoltà e che se lui si fosse trovato nella nostra situazione a Roma, l’avremmo aiutato. Lo salutiamo e lo ringraziamo diverse volte. E’ proprio vero che la gente buona la trovi dappertutto: da soli avremmo impiegato due giorni a sbrigare tutte le pratiche!

Nel pomeriggio visitiamo il Teatro dell’Opera: Il Sultano Qaboos è anche amante dell’opera lirica così ha fatto costruire un teatro moderno meraviglioso, tutto bianco. E’ il primo teatro dell’opera del Golfo. Di fattezze arabeggianti, maestose e imponenti, spicca subito all’occhio se si passa da quelle parti. Visitandolo sembra di essere ospite alla sua corte.

Decidiamo di fare una gita in giornata a Nizwa e dintorni così prendiamo la “nostra” automobile e ci dirigiamo verso Sud-Ovest. Fuori della città è molto meno pericoloso guidare, ma le rotonde sono un pericolo ovunque perché le percorrono troppo in velocità. La città è un centro di coltivazione di datteri e la sua vecchia moschea è stata centro della cultura islamica. Tutto è in movimento grazie al Sultano Qaboos che sta costruendo senza sosta ospedali, scuole, posti di polizia, strade ed autostrade per favorire anche lo sviluppo del turismo nella zona che offre oltre al Suq ed al Forte, bellissimi paesaggi.

Dopo aver fatto piccoli acquisti nel Suq cerchiamo un posto per pranzare. Come sempre il pavimento è bianco splendente, tutto in ordine e tutto pulitissimo. Le spezie orientali rendono i piatti locali profumati e prelibati e mangiamo una pietanza a base di riso con verdure e pollo con curry. Dopo la piccola sosta ci dirigiamo ancora più a Sud, a Bahla dove c’è una delle fortezze più antiche dell’Oman. Purtroppo il portone è chiuso, forse per lavori, c’è un solo cartello scritto in arabo. Ci facciamo un giro nei dintorni e scopriamo che è aperto solo di venerdì mattina e sabato fino alle 16. Il paese è piccolo, per la maggior parte le case sono fatte di terra. Le porte, quelle si, sono una meraviglia! Di legno intagliate, con disegni diversi tra loro e di diverso colore!

Ripartiamo verso Muscat sperando di arrivare per un orario decente  per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Le strade sono molto trafficate e ad un certo punto sbagliamo direzione e ci ritroviamo vicino all’ingresso di “qualcosa” di militare: tutte le guardie sorridono e ci chiedono quale fosse la nostra direzione. Riprendiamo finalmente la strada giusta per Muscat, arriviamo in hotel, dopo una doccia e ci rilassiamo un momento sul letto: ma improvvisamente ci svegliamo e sono le 2.15 del mattino! Il 2014 è già arrivato da un paio d’ore così ci facciamo gli auguri e ci riaddormentiamo ripromettendoci che di festeggiare l’indomani l’arrivo del nuovo anno!

Tutto il giorno in giro per la città, per i negozietti, il Grand Mall ed il Suq di Mutrah dove gli omaniti passano la maggior parte del loro tempo con le famiglie, accompagnando le mogli a fare shopping. Gli uomini sono molto curati e profumati: vestono con il Dishdasha, una lunga tunica quasi sempre bianca, fino alla caviglia, sempre ben stirata e senza macchia con il Kummah dello stesso colore dei sandali o delle ciabatte di cuoio. Non camminano o passeggiano, ma sfilano e sono vanitosi in un modo impressionante. La barba sembra sia disegnata da un pennello sulla pelle del viso, scura come la pece e forma dei motivi arabeschi. Le donne hanno tuniche lunghe per la maggior parte nere, ma con decorazioni diverse ed a volte eccessive! Poche indossano il burqa o il niqab, ma tutte il Hijab o lo chador.

Girovagando per il porto di Mutrah scopriamo due fortezze militari: Al Jalali Al Mirani, ma naturalmente non ci è permesso visitarle. Sono molto belle illuminate dal sole e a picco sul mare come fosse parte della roccia circostante.

Per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, con un pò di ritardo, ci concediamo l’unica cena “di lusso ” di tutto il viaggio in un ristorante marocchino vicino l’Opera House. La cucina marocchina è per noi la migliore di tutte, a parte quella italiana naturalmente. Soddisfatti dalla zuppa di lenticchie, agnello cotto nella tajine con le prugne e albicocche e tipici dolcetti di pasta di mandorla; torniamo in hotel per trascorrere l’ultima notte a Muscat. L’indomani riprendiamo il viaggio verso il Sud, esattamente siamo diretti a Sur.

Anche questa volta a causa delle mappe non aggiornate del navigatore e per i troppi lavori in corso nella zona, facciamo la strada più lunga, la più vecchia ma scopriamo paesaggi diversi: oasi, dune, montagne rocciose, paesini con case di terra e a volte per chilometri non incontriamo nessuno.

Raggiungiamo la città all’ora di pranzo e dopo aver trovato l’hotel ci mettiamo in cerca di un posto dove mangiare, ma è tardi per il pranzo e presto per la cena e molti locali sono chiusi. Troviamo solo un ristorante vicino al mare. Dopo il pranzo cerchiamo di andare verso il mare, ma niente ad un certo punto succede qualcosa di “strano”: troviamo la strada ricolma d’acqua e non sappiamo se la nostra automobile ce la possa fare o meno a passare dall’altra parte. Ci fermiamo ad osservare. Molti uomini guardano verso il mare, altri studiano la situazione. Provo a chiedere a qualcuno cosa stesse succedendo, ma tutti parlano solo arabo, tranne un giovane ragazzo chiamato da un altro uomo che gli chiede di spiegarmi. A malapena ci capiamo, ma pare che durante la notte ci sia stato una specie di tsunami e che tutta la zona fosse ricoperta d’acqua. Intanto arrivano delle ruspe che si mettono subito al lavoro. Torniamo verso la città e ci ripromettiamo di tornarci più tardi. Sul bagnasciuga vicino al ristorante ci sono ragazzini che giocano a calcio a piedi nudi ed è bellissimo osservare i loro mobimenti, udire le loro grida e le risate spensierate. Un pescatore mi spiega che ogni giorno con la bassa marea i ragazzi si divertono in quel posto;  più tardi, invece, quando l’acqua risale, i pescatori partono con le barche.

Torniamo sulla strada per recarci verso Ras Al-Hadd, a cercare la spiaggia con le tartarughe e con nostra grande meraviglia scopriamo che nel giro di poco più di due ore hanno costruito una specie di ponte di terra per permettere il passaggio di automobili e carretti! E’ ancora tutto allagato, ma grazie a questo prezioso lavoro riusciamo a raggiungere l’altra sponda e ad andare verso l’oceano. Spiaggia bianchissima dove troviamo centinaia di gusci di tartarughe e purtroppo una carcassa di un piccolo dromedario in putrefazione. La vista dell’oceano è di una bellezza assoluta. Passeggiamo ed annusiamo l’aria ricca di iodio e di salsedine. Improvvisamente mi torna in mente lo tsunami della notte e con pochissimo tempo, quasi con un balzo, siamo già in mezzo al paese a visitare casette di terra. Anche qui è una gioia vedere i ragazzi che giocano sorridendo con una “specie” di palla! Riprendiamo la via del ritorno timorosi di attraversare al buio il ponte di terra appena costruito.

La sera il paese si riveste di nuovo: tutto illuminato con negozietti, ristorantini, ma la modernità ha tolto molto fascino a Sur. Le strade di terra sono intasate di automobili, c’è confusione, molti parlano al cellulare anche a tavola, nei ristoranti. Trascorriamo il giorno successivo ancora a Sur. Saremmo voluti andare più a Sud a Salalah, dove pare ci siano molte bellissime oasi e uidian, ma la strada è troppo lunga in automobile, circa 1100 chilometri, ma troppo poco tempo per restare. Potrebbe essere motivo di un nuovo viaggio in Oman. Così ripartiamo verso Nord per ritornare ad Abu Dhabi e volare verso casa.

 

Testo e foto di Maria Assunta Maccarone

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