Il Santuario di Ercole ad Alba Fucens

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Si è recentemente svolto, ad Alba Fucens, un incontro che ha ripercorso studi e tracciato della cinta muraria dell’antica città romana abruzzese. Oggi, invece, vi presento il Santuario di Ercole dove, tra il 2009 e il 2014, ho avuto la possibilità di partecipare alle campagne di scavo organizzate dalla Soprintendenza Archeologia dell’Abruzzo, dirette prima dalla dott.ssa Adele Campanelli e poi dalla dott.ssa Emanuela Ceccaroni.

Il Santuario di Ercole è stato indagato dai ricercatori belgi negli anni ‘60 (dal 1960 al 1967), quando circa un quarto dell’intero complesso fu scavato estensivamente e numerosi saggi furono praticati in tutta l’area, restituendo fasi precedenti quella tardorepubblicana, rappresentate da strutture murarie e materiali intercettati con l’esecuzione di trincee di scavo. Nonostante la planimetria del santuario sia abbastanza nota, così come restituita dallo scavo dei belgi, rimangono aperti molti problemi sulla natura delle presenze antecedenti, sulla sequenza delle fasi di monumentalizzazione e su quelle di abbandono di questo settore urbano.

Interpretato come forum pecuarium, il complesso monumentale, nel I sec. a.C., era costituito da un grande quadriportico che delimitava un’area centrale di forma rettangolare su cui si apriva, al centro del lato corto settentrionale un piccolo vano occupato interamente da un baldacchino sotto il quale era collocata la colossale statua di culto in marmo greco che riecheggia con notevoli modifiche il tipo dell’Ercole Epitrapezios di Lisippo. Oggi la statua colossole è conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Villa Frigerj a Chieti.

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La statua dell’Ercole Epitrapezios conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Villa Frigerj a Chieti

La cella, a pianta rettangolare di mt 14.25 x 5.00,  sollevata dal piano del piazzale antistante da alcuni gradini, era pavimentata con un mosaico bianco con striscia perimetrale nera che presentava una fascia a meandro nel settore destinato ad accogliere la statua del dio, mentre in prossimità dell’ingresso vi era la dedica del personaggio L(ucius) Vettius Q(uinti) f(ilius) Ter[etina tribu…] a cui si deve la realizzazione del sacello. L’ambiente era completamente affrescato con una decorazione a larghe bande di colore nero, nella parte inferiore, e in quella superiore con pannelli rossi con bordi alternati gialli e verdi. Oltre al baldacchino sostenuto da una coppia di pilastri sul lato anteriore e due semi-colonne addossate alla parete di tondo, decoravano l’ambiente una serie statue addossate alle pareti laterali di cui sono state rinvenute le basi ed alcune immagini di togati. L’immagine colossale di Ercole raffigura il dio seduto che protende con il braccio sinistro una coppa mentre col destro regge la clava appoggiata a terra.  Di fronte all’uscita, all’aperto, sorgeva un grande altare in pietra, in corrispondenza dell’ingresso principale su Via del Miliario, costituito da una rampa gradinata. Altri due accessi erano a metà del lato lungo su via dei pilastri (il cd Ingresso Est; a tal proposito si legga: Alba Fucens. Indagini nel settore orientale del piazzale del Santuario di Ercole) e su quello breve opposto al sacello. L’area centrale scoperta era pavimentata da grandi lastre in pietra e delimitata da una canaletta nella quale defluivano le acque piovane delle coperture del doppio porticato presente sui due lati lunghi del piazzale. Questa, caratterizzata da muri in opera incerta e in opera poligonale, è la sistemazione riferibile al I secolo a.C., quando gran parte degli edifici pubblici albensi fu ristrutturata.

Di un precedente culto di Ercole, da riferire alla fase coloniale, ci si può riferire a proposito del ritrovamento, durante gli scavi della missione belga, di una piccola clava associata con materiali del III sec. a.C. nei saggi in profondità del piazzale del santuario. Del resto anche sotto il pavimento della cella e nello spazio antistante furono rinvenuti lacerti di pavimenti in signino ed un bacino circolare da riferire alla sistemazione del santuario precedente l’età sillana.

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Posizionamento del Saggio Area Ingresso Est. Rilievo Arch. Paolo Fraticelli, da rielaborazione Meltens-Belty

La planimetria del santuario si articola, quindi, su pochi elementi base: un piccolo ambiente tempietto preceduto da uno stretto pronao in cui spesso è collocata l’immagine del dio, l’altare, la fonte ed uno spazio allungato, porticato, nel quale sono posizionati, in modo allineato, i cippi tronco-piramidali (sostegni circolari o parallelepipedi spesso iscritti, sui quali sono allocate varie immagini di Ercole in bronzo rimosse al momento dell’abbandono del santuario o di una sua ristrutturazione e deposte in mucchi frammisti a cenere e terra nelle vicinanze). Proprio negli scavi del 2008, al di sotto della pavimentazione a lastre, coerente con la fase sillana del santuario, sono emersi bronzetti e cippi coricati e allineati riferibili alle fasi alto e medio repubblicane, precedenti la ristrutturazione ora visibile.

E’ comunque da sottolineare come l’anomala planimetria del santuario, che occupa la parte centrale della colonia romana, sia frutto di un progetto unitario che mantiene in qualche modo ferme le caratteristiche dell’organizzazione precedente, ossia le dimensioni ridotte del sacello destinato alla statua del dio, il suo rapporto con lo spazio aperto e porticato e l’altare. Il bacino circolare rinvenuto dai belgi nello spazio antistante al sacello, sotto i livelli della pavimentazione a lastre di pietra, sembrerebbe aggiungere anche il dato della presenza dell’acqua, sul quale è opportuno riflettere anche per le ricerche ora in corso.

Il piazzale del Santuario di Ercole, luglio 2011. Foto Soprintendenza Archeologia dell'Abruzzo
Il piazzale del Santuario di Ercole, luglio 2011. Foto Soprintendenza Archeologia dell’Abruzzo

Della fase successiva agli eventi sismici del periodo Tardo antico sono visibili una serie di interventi che documentano la rioccupazione della parte centrale del piazzale ma  l’area viene nuovamente abbandonata e sepolta sotto una spessa coltre di colluvi dopo la fine del VI secolo, non prima di aver lasciato che avvenissero spogliazioni sistematiche dei materiali edilizi del santuario. Per quanto riguarda invece le fasi iniziali del culto di Ercole sono fondamentali i risultati emersi dalle ricerche condotte sotto il pavimento tardo repubblicano del piazzale, i cui studi sono ancora in fieri. In generale, la conformazione del vallone e quella di alcuni strati di riempimento induce a ritenere che il più antico santuario sfruttasse la conformazione naturale del terreno e si articolasse su una o più terrazze all’interno dell’orientamento generale della città, imposto sulla viabilità intramoenia, fin dalla fase iniziale della colonia.

Buona archeologia a tutti!

 

Daniele Mancini

 

Per un approfondimento bibliogafico: 

  • E. Ceccaroni, Alba Fucens: Gli interventi della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo nell’isolato di Via del Miliario e nel Piazzale del Santuario di Ercole, in RENDICONTI della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, volume LXXXV 2012-2013, pp. 245-277
  • F. Galadini, Il piano della civita pre-Alba Fucens. Indicazioni da sondaggi geognostici nel settore meridionale dell’area archeologica in RENDICONTI della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, volume LXXXV 2012-2013, pp. 279-293
  • D. Liberatore, Alba Fucens (Massa d’Albe, AQ). Il santuario di Ercole (scavi 2006-
    2009), in Quaderni di Archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, 1/2009, Firenze, 2010, pp. 214-220
  • S. Quilici Gigli, L’acqua e la città: gestione privata e collettiva a Norba, in ATTA 17,
    2008, pp. 263-278
  • A. Campanelli (a cura di), Poco grano molti frutti. 50 anni di Archeologia ad Alba Fucens, Sulmona, 2006
  • M. Torelli, Ara Maxima Herculis. Storia di un monumento, MEFRA II8/2- 2006, pp. 573-620.
  • D. Liberatore, Alba Fucens, Studi di storia e topografia, Bari, 2004
  • S. Quilici Gigli, Norba: l’acropoli minore e i suoi templi, in ATTA 12, 2003, pp. 289-322
  • D. Liberatore, I santuari urbani in A. Campanelli (a cura di) Effetto Alba Fucens, Pescara 2002, pp. 58,59
  • J. Mertens, Alba Fucens, in DArch 6, 1988, pp. 87-104
  • AA.VV., La Civita di Artena. Scavi belgi 1979-1989, Roma 1989
  • J. Mertens, Alba Fucens I. Rapports et études, Bruxelles-Rome 1969
  • L. Quilici, Collatia, Roma 1974
  • J.c. BaLTY, Observations nouvelles sur les portiques et le sacellum du sanctuaire herculéen d’Alba Fucens, in Alba Fucetts II, 1969 pp.69-98.
  • F. De Visscher, J. Mertens, J. Ch. Balty, Le sanctuaire d’Hercule et ses portiques à Alba Fucens, MonAnt 46, 1963, cc. 333-396
  • Procòpio di Cesarea, Storia delle guerre, II, 7-10

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