IL PANTHEON DEI ROMANI, DEE E DEI – ultima parte

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Si conclude la mia rassegna sul pantheon romano, una breve descrizione e le funzioni delle principali dee e divinità legate alla tradizione della romanitas. Le parti precedenti sono disponibili cliccando qui.

Buona lettura.


Statua di Hermes-Mercurio. Patio Ottagonale, Museo Pio-Clementino

Mercurio. Uno delle divinità romane più “tarde”, Mercurio è, probabilmente, un composito di vari precedenti dei Di indigites (divinità romane primitive) che ha rappresentato la ricchezza e il commercio.

Mercurio era considerato, dunque, la divinità romana del commercio e dei guadagni finanziari, estendendo la sua protezione anche a comunicazione, divinazione, eloquenza. Nonostante fosse legato al dio erusco Turms, durante il III secolo a.C., Mercurio è stato spesso equiparato alla sua antica controparte greca Hermes. il messaggero degli dei, rappresentato con sandali alati (talaria) e un cappello alato (petaso).

È interessante notare che Mercurio è stata ancora una tra le divinità romane i cui aspetti erano interpretati in modo  sincretico quando si trattava dell’adorazione di divinità simili da altre culture antiche. Ad esempio, Giulio Cesare menziona come Mercurio fosse un’entità divina piuttosto popolare in Gallia e in Gran Bretagna. Ciò potrebbe essere dovuto al tratto culturale romano dell’interpretazione religiosa, in cui i Romani tendevano a interpretare varie entità divine ctonie in accordo con il proprio pantheon (si veda il dio celtico Lugus , che nonostante fosse il dio della luce, inglobava anche aspetti che simboleggiavano il commercio; ma si veda anche come Tacito ha indicato in Mercurio il dio principale del popolo germanico, equivalente allo ctonio Wotan.

Cerere. La divinità femminile protettrice dell’agricoltura, deii raccolti, della fertilità e delle relazioni materne. E’ stata venerata come una divinità gentile e benevola. In mitologia, Cerere era considerata la figlia di Saturno e sorella di Giove, ma l’elemento principale della sua adorazione e venerazione era focalizzato sulla relazione tra Cerere e sua figlia  Proserpina.

La mitologia narra una tragica storia in cui Cerere ha perso la figlia quando è stata rapita da Plutone, il dio degli inferi e anche dopo l’intervento di altri dei, incluso Giove, Proserpina ha ottenuto solo il permesso di tornare sulla terra e trascorrere del tempo con sua madre dalla primavera all’autunno, quindi, simboleggiando, come la sua separazione ha causato la caduta delle foglie e arrestato la crescita della natura, la fine ciclica fino alla successiva primavera.

Cerere è associata, nel pantheon greco, alla dea Dèmetra e sua figlia Persefone  (si legga qui di Dèmetra) e l’antica festa romana dei Cerealia, tenuta per 7 giorni ad aprile in onore di Cerere, era l’occasione, secondo i Fasti di Ovidio, in cui la popolazione legava le torce ardenti alle code delle volpi, che poi si lanciavano nei territori di campagna in seguito occupati dal Circo Massimo: la funzione rappresentava la spasmodica ricerca della figlia, da parte della madre, per espiare le colpe della sua vita. La festa era caratterizzata dall’usanza di far vestire le donne romane vestite con abiti bianchi per imitare Cerere durante la sua ricerca.

Bacco. E’ l’equivalente romano del dio greco Dioniso. Entrambi risulta associati a narrazioni mitologiche simili in cui è figlio di Giove/Zeus. Bacco era il dio romano del vino e della vinificazione incarnando, inoltre, anche gli aspetti affascinanti e piuttosto misteriosi della follia rituale e dell’estasi religiosa. Pertinenti a queste ultime caratteristiche, Baccanali era è il termine generale per le feste romane dedicate a questo dio, forse incentrati sui misteri dionisiaci in cui gli iniziati di tali cerimonie private erano tenuti al segreto.

Degli antichi riti di Bacco, misteriosi e audaci, Livio narra di come le sette praticassero violenza alimentata dal vino e promiscuità sessuale, accompagnate da musica cacofonica, da cui il termine “baccanale”, che significa “festa degli ubriachi”.

Bacco è stato associato anche all’entità ctonia Liber Pater, un’antica divinità della viticoltura e del vino, della fertilità e della libertà. Durante i Liberalia, i  seguito fusi con i Baccanalia, gli adolescenti romani tra i 14 o 15 anni,bcome segno della sua nuova virilità ha dovuto donare una ciocca di capelli dalla prima rasatura posta  all’interno di una  bulla  (una sorta di pendente) su un altare.

Rilievo del periodo romano (II sec. d.C.) che mostra Mitra che uccide il toro sacro – Museo del Louvre

Mitra. Entità divina zoroastriana le cui origini sono da ritrovare nel sistema religioso dell’antica Persia e nelle relative tradizioni indo-iraniane (se ne legga qui). E’ un affascinante esempio di sincretismo interculturale, di una religione misteriosa incentrata su una particolare divinità greco-romana nota come Mitra il cui culto si è diffuso nell’Impero romano tra il I e il IV secolo d.C.

Uno dei primi ‘rivali’ al cristianesimo, la figura di Mitra era influenzata dalla sua controparte orientale, una divinità enigmatica tra gli dei romani e il relativo sistema di credenze di origine zoroastriana.

Principalmente praticata dai membri dell’esercito romano, le misteriosa religione del mitraismo è stata introdotta principalmente nelle alte sfere della società e il culto è stato, probabilmente riservato solo agli adepti di sesso maschile.

Gli iniziati maschili, noti come  syndexioi , si incontravano probabilmente in templi sotterranei chiamati  mitrei. La principale raffigurazione di Mitra lo vede come una giovane raffigurazione del dio che indossa un abito anatolico e un berretto frigio in una scena di uccisione di tori

 

Daniele Mancini

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