IL PANTHEON DEI ROMANI, DEE E DEI – prima parte

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Qualche tempo fa ho raccontato di dee e dei egizi e come l’antica popolazione del Nilo li rappresentasse. Nel mio consueto articolo pasquale passo in rassegna le principali divinità venerate del Pantheon romano: non vi parlo del celebre tempio dedicato a tutte le divinità romane passate, presenti e future, poi trasformato nella Basilica di Santa Maria ad Martyres, ma come gli antichi romani tendevano a considerare la loro tradizione mitologica come sostenuta dalla storia e dalle leggende.

I temi religiosi della civiltà romana erano strettamente legati a temi centrali riguardanti la politica, la moralità e l’eroismo, non dimenticando come questi argomenti siano divenuti una significativa percezione dalle antiche radici della religione romana nelle tradizioni italiche. Una parte precipua delle istituzioni religiose pre-cristiane è stata, inoltre, ispirata anche dalla mitologia greca, alimentata dalla vicinanza delle colonie greche sia in Italia che in Sicilia, fino al completo assorbimento della Grecia continentale nella Repubblica romana.

Al di là delle origini e delle influenze, i primi Romani hanno inizialmente venerato dodici tra dei e divinità dell’originale pantheon, note come Dii Consentes (Dei Consenti, un’assimilazione degli “dei consenti” etruschi, anch’essi in numero di dodici, o del Dodekatheon greco), alle quali si aggiungono altre divinità primordiali e sincretiche.

Iniziamo la nostra rassegna con Saturno. Era considerato una delle divinità più antiche tra le divinità romane, Saturnus era anche  il dominatore della terra durante l’età dell’oro “perduta” che simboleggiava l’equilibrio tra pace, armonia, stabilità e prosperità. La storia di Saturno replica la tradizione di Crono della mitologia greca, rendendo così Saturno il dio del tempo, che a sua volta procede a creare la genealogia di altre divinità romane, tra cui Giove.

Secondo il filosofo stoico Quinto Lucilio Balbo vissuto nel I secolo a.C., Saturno rappresenta quel potere che mantiene il corso ciclico dei tempi e delle stagioni. Come Crono che divora i propri figli, Saturno divora i corsi delle stagioni e si gira “insaziabilmente” negli anni che sono passati. Saturno è stato incatenato da Giove affinché fosse tenuto sotto controllo ai vincoli delle stelle.

Tuttavia Saturno ha mostrato notevoli similitudini con la dea greca Dèmetra in quanto venerato come il dio della semina, dell’agricoltura, della ricchezza, della generazione e persino del rinnovamento. Come loro consuetudine, dunque, i Romani hanno fuso gli aspetti del tempo e della natura, della rivitalizzazione e della rigenerazione attraverso l’entità divina di Saturno.

E’ celebrato nella più famosa delle feste romane, i Saturnalia, durante i quali la gente prendeva parte alle baldorie generali, ai carnevali, alle feste e alle inversioni di ruoli, con grandi banchetti e sacrifici, in un crescendo che poteva anche assumere talvolta caratteri orgiastici.

Giove. Considerata la divinità suprema degli dei romani, Iupiter è stato ritratto come un’entità maschile barbuta che personificava la luce, il tuono e il cielo, rappresentando, quindi, l’essere divino responsabile della protezione dello stato romano e delle sue leggi. Giove era una delle divinità impersonificate nei  re etruschi e che componeva l’originale triade degli dei composta da Giove, Marte Quirino, il Romolo divinizzato, la prima triade venerata dai Romani.

Al tempo della Repubblica Romana, Giove era considerato il più alto tra le entità divine che vegliavano sui Romani e, quindi, era venerato come Giove Optimus Maximus , il migliore e il più grande.

L’alto rango goduto da Giove, spesso percepito come l’equivalente dello Zeus greco, era rispecchiato dall’imponente Tempio di Giove eretto sul Campidoglio (probabilmente intorno al 509 a.C., si legga qui), verso il quale grandi condottieri, imperatori, generali, guidarono le loro processioni trionfali verso il tempio dopo aver ottenuto importanti successi bellici, sottolineando la personificazione di Giove come una delle principali divinità romane di protezione dello Stato romano.

Giove, dunque, era anche considerato il patrono della politica, dei giuramenti, dei trattati, delle leggi e anche dello sport, dal momento che i giochi principali, i Ludi Romani, erano osservati in suo onore.

Giunone. Considerata la moglie di Giove, Giunone era quindi la regina delle antiche divinità romane. Nella genealogia mitologica, era anche la figlia di Saturno, che a sua volta la rendeva sorella di Giove, e la madre di varie altre divinità romane come Marte Vulcano Juventas.

Triade Capitolina, da sinistra, Giunone, Giove e Minerva.

Era un membro stimato della Triade Capitolina (Juno Capitolina, insieme a Giove e Minerva) che ha sostituito la precedente Triade arcaica; il suo luogo di culto era incentrato sul colle del Quirinale, a Roma.

Sulla base degli attribuiti assegnateli, Giunone è stata spesso paragonata a Era, la regina dell’antico pantheon divino greco. Se la dea romana condivide alcune delle qualità divine della sua controparte greca, l’entità di Giunone è molto più antica dell’occupazione romana della penisola greca, che ha ulteriormente contribuito a evidenziare l’influenza ellenica sulla penisola italiana.

Il ruolo più importante di Giunone è stato quello di protettrice dello stato e, per estensione di quel ruolo, Giunone è stata anche percepita come una divinità che presiedeva a tutte le questioni delle donne, che vanno dal parto agli status giuridici. E’ stata spesso raffigurata indossando una pelle di capra brandendo una lancia e uno scudo, indicando così anche la possibile influenza di Athena. Le feste dedicate a Giunone erano conosciute come  Matronalia, in cui  si celebrava il compleanno del figlio Marte e i mariti “umani” erano tenuti a effettuare degli importati  regali alle loro mogli.

Nettuno. Fratello di Giove , Neptunus era il dio sia delle acque dolci che del mare nell’antico pantheon romano. Nettuno è stato considerato quasi immediatamente una delle maggiori divinità romane, insieme alla sua controparte femminile Salacia, di sorgenti d’acqua dolce e invasi d’acqua interni, forse in virtù delle origini indoeuropee dell’entità; la sua specifica associazione con il mare è stata, invece, il risultato dell’identificazione della divinità con la controparte mitologica greca di Poseidone, avvenuta all’inizio del IV secolo a.C.

Nettuno è stato spesso raffigurato come Poseidone, con il suo caratteristico tridente, specialmente in raffigurazioni artistiche nord-africane e, simile alla sua controparte greca, ha iniziato per essere adorato anche come divinità romana dei cavalli, nella forma di  Neptunus Equester, la divinità protettrice delle corse di cavalli.

Roma aveva solo un tempio dedicato a Nettuno, vicino al Circo Flaminio,  e le feste dedicate alla divinità, le Neptunalia, erano celebrate in piena estate, quando i livelli d’acqua erano al minimo e la popolazione si dedicava alla conservazione e al drenaggio delle acque superficiali raccolte; durante i riti, i partecipanti bevevano acqua di sorgente e, soprattutto, vino.

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