IL PANTHEON DEI GRECI, DEE E DEI – seconda parte

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La rassegna sulle divinità greche prosegue con i Titani. Per la prima parte, clicca qui.


3) Kronos. E’ il padre della “prima generazione” di divinità greche. Figlio più giovane di Urano e Gaia , Kronos (o Crono) incarnò l’aspetto  del divoratore del tempo, insieme a quello del fato, della giustizia e, persino, del male. Durante il suo regno, corrispondente alla proverbiale Età dell’Oro, fu considerato il capo dei Titani, dopo aver sconfitto il suo padre tiranno Urano. Sfortunatamente per Kronos, nella mitologia greca, la profezia di Urano che lo avrebbe visto deposto dai suoi stessi figli, si avverò.

Nell’apprendere questa minacciosa predizione, Kronos continuò a ingoiare tutti i suoi figli e figlie, con l’eccezione di Zeussalvato da sua madre Rheia, che rimase nascosto nell’isola di Creta.

Dopo essere cresciuto, Zeus decise di vendicarsi di suo padre e riuscì ad assicurare la libertà dei suoi fratelli e sorelle da Kronos. Insieme combatterono contro Kronos e i suoi alleati Titani sconfiggendoli e cacciandoli nella dannazione del Tartaros .

In alcune narrazioni mitologiche, Zeus permise a Kronos di tornare e governare i Campi Elisi, il luogo nel quale dimoravano dopo la morte le anime di coloro che erano amati dagli dei.

Kronos è spesso raffigurato come un uomo molto robusto e con la barba nera o grigia, con indosso una semplice veste. Nel I secolo a.C., il filosofo stoico Quinto Lucilio Balbo affiancò la figura di Kronos al suo equivalente romano Saturno.

Kronos, dunque, rappresenta il potere ciclico dei tempi e delle stagioni e Zeuaso, con il suo imprigionamento, si assicurò a mantenere saldo il vincolo temporale delle stelle.

4) Hyperion. E’ Uno dei Titani, Hyperion (Iperione) è l’essenza e la portata della luce celeste, mentre sua sorella e moglie Theia era la manifestazione della luminosità del cielo blu.

Anche i loro discendenti erano annoverati tra gli dei greci e le dee della luce e dei corpi celesti, tra cui Elios, il dio del Sole, Selene, la dea Luna, ed Eos, la personificazione dell’Aurora. L’etimologia del nome Hyperion allude anche alla sua associazione con la luce e il cielo, in quanto significa letteralmente “colui che guarda dall’alto”.

Come Titano, Hyperion ha partecipato alla battaglia per rovesciare il padre Urano. Durante le sue gesta, Hyperion insieme ai suoi altri tre fratelli KriosKoios e Iapetos, mantenne fermo Urano mentre Kronos adoperava la falce contro i genitali del padre. Per la sua relazione con l’alba e la luce del sole, Hyperion era considerato il Titano del pilastro dell’est.

5) Okeanus. Okeanos (o Oceano) era la personificazione della massa oceanica che si pensava circondasse le uniche terre e,erse do Eurasia e Africa, conosciute solo dai greci.

Oceano era, dunque, percepito come il monumentale “contenitore” delle acque, da quelle dolci della terra, persino la pioggia, a quelle del amre. I suoi tremila figli, avuti dalla consorte Tethys, erano le mitologiche entità e ninfe chiamate Oceanidio Oceanine, a rappresentazione dei vari corpi idrici e fiumi.

Tuttavia, a differenza di Hyperion, Okeanos non fu coinvolto nella lotta per il potere contro suo padre Urano, così come non partecipò al conflitto tra Titani e gli dei dell’Olimpo.

È interessante notare che, quando le attività marittime e di esplorazione aumentarono nel periodo ellenistico, Okeanos rappresentò anche altri mari esplorati, fornendo così la radice etimologica della parola “oceano”.

Per quanto riguarda la sua raffigurazione, Okeanos era spesso raffigurato come un dio ibrido, con le corna di toro e con la coda di un pesce serpente.

L’Atlante Farnese

6) Atlante. Figlio dei Titani Iapetos e Clymene (o Asia), fratello di Prometeo , Atlas guidò i Titani nella loro guerra contro gli dei della “generazione successiva” per il controllo dei cieli.

Mentre la maggior parte dei Titani veniva bandita nel Tartaros, Atlas fu destinato a una punizione speciale scelta da Zeus stesso. Gli fu dato il non invidiabile compito di portare il peso dei cieli sulle sue spalle mentre si trovava sul margine occidentale di Gaia, la personificazione della Terra. Nella mitologia, il cielo e la terra, che rappresentano Urano e Gai, sarebbero separati da Atlante nel loro abbraccio primordiale, l’intimo atto che originariamente diede  i natali ai Titani.

Omero, nell’Odissea, narra dei lontani pilastri nell’Oceano Atlantico che reggevano il cielo. La Teogonia di Esiodo colloca questa terra occidentale presso il regno delle Esperidi, le divinità dotate di un canto ammaliatore pari a quello delle Sirene e custodi dell’albero delle mele d’oro che Gea aveva donato a Zeus ed Era come regalo di nozze.

Curiosamente, le tradizioni del V secolo a.C. associarono le montagne dell’Atlante del Nord Africa ai resti fisici dello stesso Atlante, dopo essere stato tramutato in pietra da Perseo usando la testa di Medusa.

L’episodio più famoso di Atlante nella mitologia greca si riferisce all’episodio delle mele dorate rubate in una delle Dodici fatiche di Eracle.

7) Prometeo. Titano fratello di Atlas , incarnava gli aspetti della preveggenza e delle macchinazioni furbe. Come Atlante, fu uno promotori della battaglia contro gli dei dell’Olimpo, anche se, in seguito, cambiò le sue alleanze passando dalla parte degli dei.

A questo Titano, poi amico del genere umano, sono legati alcuni antichissimi miti che ebbero fortuna e diffusione in Grecia Secondo una versione della mitologia, fu lui a creare il primissimo uomo che modellò dal fango e animò con il fuoco divino. Un’altra versione narra che gli dei già creassero le loro creature viventi sulla Terra e Prometeo, insieme a suo fratello Epimeteo, fu incaricato di dotare la nuova specie dei doni necessari per la sopravvivenza e la prosperità.

Zeus in quel momento aveva deciso di distruggerli e non approvava la gentilezza di Prometeo per le sue creature; inoltre considerava i doni del titano troppo pericolosi perché gli uomini in questo modo sarebbero diventati sempre più potenti e capaci.

L’episodio di una delle usuali conviviali tra uomini e dei  avvenuto nella tenuta a Mekone (Mecone), fu la goccia che fece traboccare il vaso. Prometeo donò le porzioni di carne più raffinate dal pasto di Zeus per nutrire i primi uomini e, inoltre, restituì loro il fuoco, nascosto in un gambo di finocchio, che Zeus, per punizione, aveva tolto. Sfortunatamente il Titano, Zeus irritato da questi atti apparentemente ribelli, fece imprigionare Prometeo sul Monte Caucaso e gli fece conficcare una colonna nel corpo. Inviò poi un’aquila affinché gli squarciasse il petto e gli dilaniasse il fegato, che gli ricresceva durante la notte, giurando di non staccare mai Prometeo dalla roccia.

La mitologia narra anche che Zeus, insieme a Efesto , creò anche la prima donna, Pandora, condannandola a diventare la causa della sventura e della sofferenza per l’umanità mortale. Come narrato nella tragedia perduta di EschiloPrometeo liberato, dopo molti anni Eracle passò dalla regione del Caucaso, trafisse con una freccia l’aquila che tormentava Prometeo e lo liberò spezzando le catene.

Prometeo fu la divinitàprotettrice dei vasai, specialmente nell’antica Atene per la sua associazione al fuoco e alle fornaci.

— CONTINUA —

 

Daniele Mancini

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