IL PANTHEON DEI GRECI, DEE E DEI – prima parte

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I racconti mitologici sulle divinità romane e sui loro culti sono stati affascinanti e molto seguiti. Se li avete persi, cliccate qui. Da oggi vi racconto del pantheon greco, le dee e gli dei che gli abitanti dell’Ellade hanno venerato per secoli e, spesso, trasmessi anche alle popolazioni conquistanti con curiosi sincretismi religiosi.


Le vicende degli dei greci, delle dee e della relativa mitologia, a differenza della Bibbia, non sono mai state disponibili attraverso una raccolta di testi. Personaggi, protagonisti e loro storie sono stati sempre sostenuti dalle tradizioni orali sviluppate durante l’Età del Bronzo micenea.

Le fonti più famose che gli antichi greci hanno adoperato ispirando i loro “antenati divini” provengono dalla poesia epica di Omero, nell’Iliade  e  nell’Odissea. Alcuni critici ritengono che  queste opere epiche letterarie dovrebbero essere viste come una raccolta di tradizioni popolari tramandate attraverso le generazioni dal IX-VIII secolo a.C., bene tre secoli dopo la scomparsa della cultura micenea; altri ritengono che sono, invece, una puntuale esposizione storica di come i Micenei, o gli Achei, hanno combattuto, i loro usi, le loro consuetudini.

In ogni caso, i mitici dei, eroi e mostri greci hanno incarnato vari modelli comportamentali o lo spirito naturale della vita. Infatti, alcuni gruppi di entità fornivano agli antichi popoli greci il significato di cicli mondani e naturali, giustificando la propria esistenza all’interno della struttura della mitologia.

Il primo che ha messo per iscritto la storia e la genealogia degli dei greci è stato Esiodo con la sua Theogonía, realizzata intorno al 700 a.C. E’ stato seguito da vari altri drammaturghi e poeti greci, da Eschilo a Sofocle ed Euripide, che hanno fatto la loro parte nell’espandere e, a volte, rimodellare alcuni elementi del vasto ambito della mitologia greca.

Inizio la carrellata dagli dei primordiali.

1) Gaia. Nella mitologia greca, all’inizio della creazione, il ruolo di divinità primordiale (protogenoi) è interpretato da Gaia (o Gea). Era considerata la madre di tutta la creazione, la cui concezione segnava l’inizio dell’ordine dopo il lungo periodo del caos (simbolicamente rappresentati dal vuoto e dall’abisso.

Tutti gli dei e le dee greche discendevano, dunque, dal suo lignaggio, con la prima generazione nata dalla sua unione con Ouranos (Urano), il dio del cielo.

Come altre mitologie antiche, questa dea greca primordiale, mentre inizialmente è stata rappresentata in una accezione positiva, alla fine ha assunto una funzione di antagonista negativa. La narrazione mitologica narra le sue azioni ribelli contro Ouranos quando questi ha imprigionato molti dei loro figli, compresi i giganti, nel suo grembo.

Tuttavia, dal momento che gli dei dell’Olimpo hanno guadagnato, in seguito, l’ascesa nel pantheon delle entità divine greche, la rappresentazione di Gaia ha preso una svolta negativa: una cospirazione contro Zeus per rovesciarlo, in rappresaglia all’imprigionamento dei Titani (altri figli di Gaia e Urano) nel Tártaros, l’abisso degli inferi.

Nonostante tali aspetti e narrazioni quasi astratte, Gaia è stata spesso rappresentata in modo semplice, come una donna formosa, matronale, a volte vestita di verde a significare la sua associazione con la Terra.

2) Ouranos. La controparte maschile di Gaia è Ouranos (Urano), il protogenoi del cielo. Per l’antica mitologia greca, il cielo è rappresentato come una solida cupola di ottone, impreziosita da stelle lucenti, i cui bordi si appoggiavano letteralmente sulle estremità piatte della Terra, unendo simbolicamente sia Gaia che Ouranos.

Questa unione creò la prima serie di giganti: i Ciclopi, con un occhio solo, e gli Ecatonchiri, esseri dalle cento mani. Nella mitologia, sfortunatamente per i giganti, Urano è sempre stato diffidente nei confronti del loro potere e così ha ordinato a Gaia di imprigionarli nel suo grembo. Tuttavia, Gaia, incapace di sopportare il dolore, ha stretto un’alleanza con la sua successiva progenie, i Titani, e insieme sono riusciti a sopraffare Urano.

Il colpo decisivo inferto a Urano è stato scagliato da Kronos (Crono, il più giovane tra i Titani) che con una falce fabbricata dalla madre, ha colpito Urano proprio mentre stava per unirsi nuovamente a Gea ed è stato evirato.Mentre il dio del cielo perdeva il suo potere e Kronos guadagnava la supremazia tra gli dei greci, Uranos ha profetizzato come il suo figlio Titano sarebbe stato deposto in modo simile dalla generazione successiva di divinità, come effettivamente è accaduto con Zeus e i suoi fratelli.

Il doloroso danno a Urano ha avuto i suoi “effetti collaterali”: le gocce di sangue che caddero sul suolo hanno fecondato un’ultima volta la terra dando vita alle Erinni, ai Giganti ed alle Ninfe Melie; i suoi genitali sono stati gettati in mare presso Cipro e dalla spuma marina formatasi è nata Afrodite.

Non esistono rappresentazioni storiche di Urano, nemmeno specifiche descrizioni relative alla prima parte della sua vita. Potrebbe essere comunque immaginato come un  uomo gigantesco che inarca la sua schiena per replicare la natura del cielo a cupola.

— CONTINUA —

 

Daniele Mancini

 

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