Il nostro fisico racconta…. ANGkOR!

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Primavera 2007.

13084195_10209204180364638_916535532_nLa mia amica Paola mi telefona e mi chiede che tipo di viaggio avessi in mente di fare per la successiva estate. Frequentando la specializzazione a L’Aquila e lavorando a Manoppello (PE), non avevo avuto il tempo di guardare i viaggi della rivista “Avventure nel Mondo”. Li conoscevo a memoria, ma dovevo sapere i dettagli con precisione per non rischiare alla fine di rinunciare al viaggio…mah! Lei mi propose la Birmania ed io, senza esitare, chiesi: “Perché non “Burma-Cambogia“, allora?” Il programma in Cambogia era breve ed in pratica era solo per la visita ai Templi di Angkor e poco altro. A lei piacque l’idea e così dopo essermi accertata che il corso universitario non si sarebbe tenuto in agosto, decidemmo di partire alla volta dell’Indocina.

Ero stanca e strastanca per il sacrificio giornaliero di dovermi spostare tra Chieti e L’Aquila tutti i giorni dopo la mattinata in classe e con il problema delle strade arse dalle fiamme in quella maledetta estate dove l’Abruzzo andò in cenere…

Giunti a Bangkok, dopo 13 ore di volo, andammo nell’alberghetto riservatoci, una doccia e via alla scoperta della “Città degli Angeli“, ma di questo parlerò un’altra volta. Dopo la breve sosta in Thailandia, con un autobus comodo e moderno, partiamo per la Cambogia. Non è facile uscire da Bangkok: un traffico infernale! Penso che per un po’ mi addormentai e dopo alcune ore di viaggio mi svegliai quando eravamo in aperta campagna: eccoci in un posto dove solo bufali, strade sterrate e natura verde, quel verde quasi vivo che ti inonda di energia.

Poipet è la località di confine dove si entra nel “Kingdom of Cambodia” tramite una porta in stile kmer. Il visto non costa molto e si ottiene velocemente, ma è pieno di mercanti e di gente che ci distrae e (per fortuna) proprio un attimo prima di risalire sul nostro autobus, ci accorgiamo che alla mia amica hanno staccato dal passaporto il documento spillato che attesta la conferma per la richiesta del visto per la Birmania: panico! Ormai ci siamo allontanate dall’ufficio visti, ma di corsa, in un batter d’occhio ci torniamo e cerchiamo dappertutto. Senza quella specie di certificato Paola non sarebbe potuta venire con noi nel “Regno delle mille pagode d’oro“. “Eccolo!” grida finalmente: qualcuno l’ha buttato nel cestino. Wow! Di nuovo, di corsa verso l’autobus che ci aspetta appena dopo il confine!

Ripartiamo alla volta di Siem Reap, città poco distante dal sito archeologico più famoso e vasto del Sud-Est asiatico. Nella città tutto è in costruzione: strade, palazzi, case, alberghi ed è un brulichio continuo di gente anche sotto il sole caldo dell’estate! Il giorno dopo all’ingresso del sito ci scattano una foto per avere il permesso di entrata ed uscita in quanto ci sono biglietti per un giorno, per tre o per una settimana non cedibili a terzi. Scegliamo la seconda opzione.

13078252_10209204180444640_898037947_oPer un po’ restiamo sul pulmino, ma appena entriamo nel complesso religioso più grande del mondo, ci troviamo immersi in una foresta con numerosi templi, alcuni maestosi. Purtroppo a causa del logorio del tempo, delle guerre, dell’eccessiva crescita di piante e di funghi, di terremoti e di furti, i templi hanno subito numerosi danni, alcuni dei quali irreparabili. Senza alcun dubbio il più visitato è Angkor Wat che in lingua kmer significa “Tempio della Città“, divenuto il simbolo della Cambogia, è un complesso ricco di simboli religiosi e straordinario per le sue caratteristiche architettoniche ed ingegneristiche. E’ stato fatto costruire dal Re Suryavarman II nel XII secolo d.C. per poter essere venerato dopo la sua morte ed è anche dedicato al Dio Vishnu. Le statue del mitico “Naga“, serpente a sette teste, protettore di Buddha e il “leone guardiano” danno il benvenuto ai visitatori del tempio.

13078321_10209204180524642_302338083_oNon mancano altri simboli religiosi Indù e Buddisti, come le cinque torri che simboleggiano il Monte Meru, la montagna sacra dove vivono gli Dei secondo entrambe le religioni. Presenti numerosi bassorilievi di donne affascinanti e danzanti la cui frequente raffigurazione non è ancora molto chiara agli archeologi: sono donne kmer , ma si pensa che rappresentino dee e che non abbiano solo la semplice funzione decorativa. Gran parte dei templi sono costruiti con pietra arenaria, non semplicissima da lavorare perché abbastanza tenera e se ci si avvicina, si riescono a vedere ad occhio nudo i granelli di sabbia che la compongono. Dal terzo livello, l’ultimo, si vede un panorama mozzafiato sul tempio stesso e della giungla che lo circonda. Per spostarci da un tempio all’altro prendiamo un “tuk-tuk“.

Tappa successiva il Bayon, uno dei templi meglio conservati di tutto il complesso di Angkor, anch’esso molto interessante. E’ caratterizzato da guglie, ognuna delle quali per ogni facciata ha raffigurata una delle 216 facce di Buddha sorridente. Ogni tanto una piccola sosta sotto la pioggerella incessante che si alterna a momenti di sole e di nuvole. Il Ta Prom, invece,  è il tempio letteralmente immerso nella vegetazione che non risulterà nuovo ai fan di Lara Croft! 13072110_10209204180404639_1048969181_oInizialmente costruito come monastero buddista ed università, è l’unico che è stato lasciato come è stato trovato dagli esploratori europei dei primi del novecento e abbiamo visto diversi blocchi ammucchiati e numerati, ma ormai sovrastati dalla natura dominante.

Proprio durante la visita di questo tempio la mia amica Paola incontra una sua collega italiana, senza saperlo! Ma quanto è piccolo il mondo!

Abbiamo passato tre giorni in giro tra i numerosi templi: Banteay Srei, il Terrazzo degli Elefanti, Phimeanakas…e ancora altri e quello che ricordo è che ogni volta una scoperta, un particolare incantevole, una lettura più accurata della simbologia. La sera si tornava verso l’alberghetto stanchi, accaldati ed affamati e soddisfatti ma ancora curiosi di sapere altro di questa cultura totalmente diversa dalla nostra e proprio per questo ancora più ammaliante.

Poco altro visitammo di questo lontano Paese e quello che mi resta della Cambogia è oltre alla seducente Angkor e il verde brillante dei campi; non dimentico la quantità di gente mutilata vittima delle mine anti-uomo disseminate nel terreno, la povertà assoluta seppur dignitosa rilevata proprio durante la visita di una delle città galleggianti sul lago Tonle Sap ed il sorriso dei bambini ma con tanta tristezza negli occhi…

 

Maria Assunta Maccarone

 

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