IL FIORENTE NEOLITICO DEL BALTICO SOTTO IL SEGNO DELLA DONNA

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Dall’Università di Helsinki arriva un interessante studio sulle ceramiche archeologiche mai intrapreso nei paesi nordici, nella fattispecie sulla ceramica del periodo Neolitico più recente rinvenuta in Finlandia.

I ricercatori hanno mappato le rotte di arrivo delle ceramiche e degli artigiani che rappresentano la Cultura di Corded Ware (circa 2900-2300 a.C.) nei paesi nordici, identificando le aree in cui è stata prodotta la ceramica.

La Corded Ware era molto diversa dalle precedenti ceramiche dell’età della pietra e rappresentava una nuova tecnologia e un nuovo stile realizzato adoperando ceramiche frantumate usate mescolate con l’argilla.

La Finlandia, l’Estonia e la Svezia hanno avuto almeno cinque diverse aree di produzione per le ceramiche Corded Ware commerciate attorno al Mar Baltico circa 5000 anni fa. Hame, nel sud della Finlandia, aveva un centro manifatturiero di ceramiche Corded Ware che può essere descritto come quasi-industriale, in termini neolitici, diffondendo i suoi prodotti lungo la costa finlandese e in Estonia.

Tradizionalmente, gli archeologi svedesi hanno ipotizzato che le ceramiche di Corded Ware arrivassero in Svezia dal sud. Tuttavia, ora sembra chiaro che le influenze orientali erano particolarmente di moda durante il Neolitico, e sia la ceramica che i gruppi umani appartenenti a questa cultura arrivarono nella Svezia orientale dalla Finlandia e dall’Estonia. I contatti tra i vari territori sono stati molto attivi in ​​tutte le direzioni attraverso il Mar Baltico durante quel periodo, come dimostrato dal fatto che le ceramiche prodotte in Svezia, col tempo, si sono presentati in Finlandia ed Estonia.

Nelle società tradizionali, di solito, erano le donne a occuparsi della produzione del vasellame e le donne stesse, contraendo vincoli matrimoniali, erano costrette a spostarsi dal luogo di origine: le sepolture della Cultura Corde Ware mostrano come le donne abbiano avuto maggiori probabilità di ricevere un corredo funebre ricco di vasellame e lo studio delle necropoli europee in generale indicano come le donne abbiano avuto maggiori probabilità di trasferirsi durante la loro vita.

È probabile, dunque, che i primi artigiani della Cultura di Corded Ware ad arrivare sulle coste finno-baltiche e svedesi siano state proprio le donne che avevano appreso il mestiere nel loro luogo di nascita; inoltre, avrebbero cominciato a usare l’argilla disponibile nella loro nuova casa mischiandola con frammenti di ceramica frantumati che avrebbero portato con loro. Forse questo era un modo per preservare le ceramiche più antiche che erano state prodotte nelle loro precedenti patrie, mantenendo così una connessione simbolica nella vita quotidiana con le loro famiglie e i membri delle loro precedenti comunità.

Lo studio sostiene, dunque, che abili artigiane femminili arrivarono in Svezia, in particolare dall’Estonia e dalla Finlandia: sia ​​l’origine geochimica che i legami culturali delle ceramiche importate indicano una connessione con la regione di origine. Analogie culturali, a loro volta, collegano le prime comunità di Corded Ware in Finlandia ed Estonia alla parte orientale della Baia di Finlandia, nell’attuale Russia.

La rete di scambio suggerisce anche che, dalla fine del Paleolitico, il Mar Baltico non è mai stato un ostacolo ma più una connessione tra le comunità, che legava la Finlandia a una più ampia cultura europea.

Lo studio ha esaminato il vasellame  di argilla proveniente da 24 siti archeologici in Finlandia, Estonia e Svezia. L’obiettivo è stato quello di determinare la composizione geochimica e l’origine geologica delle ceramiche di Corded Ware, cioè da dove proveniva l’argilla.

Il progetto ha coinvolto la cooperazione internazionale e interdisciplinare tra il gruppo di archeologi finlandesi, svedesi ed estoni nonché diversi fisici. Finanziato dall’Academy of Finland, il progetto di ricerca è presieduto da Elisabeth Holmqvist-Sipila, che dirige anche il laboratorio di archeologia dell’Università di Helsinki.

La Holmqvist-Sipila conferma che i fenomeni preistorici internazionali possono essere evidenti in oggetti di uso quotidiano, come le stoviglie e i vecchi frammenti di ceramica schiacciati nell’argilla. La ceramica era così importante per il suo possessore che l’avrebbe accompagnato per lunghi viaggi e spostamenti. Conclude la  Holmqvist-Sipila affermando che, migliaia di anni dopo, quando la maggior parte delle cose si è completamente deteriorata, sono questi oggetti che raccontano la storia delle rotte, delle persone, dei loro oggetti, della loro vita.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Journal of Archaeological ScienceUniversità di Helsinki

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