I SEGRETI NASCOSTI DI SAN GIOVANNI IN LATERANO

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Un team internazionale, supportato dalla British School at Rome, composto da ricercatori della Newcastle University, dall’Università di Firenze, dall’Università di Amsterdam e dai Musei Vaticani, ha saputo riportare in vita lo splendore delle trasformazioni della città antica nel sito della Cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano o Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano.

La struttura, originariamente edificata nel IV secolo d.C. per volere dell’imperatore Costantino, il primo imperatore romano a convertirsi al Cristianesimo, anche se in punto di morte, è posizionato sul Colle Celio e, all’atto della costruzione, avrebbe sicuramente dominato quello che oggi definiremmo lo skyline romano dell’epoca.

 

Castra Nova equitum singularium

Come rivelano le fonti, confermate dalla ricerca archeologica, il sito era già in uso da secoli. Per costruire la sua magnifica basilica, Costantino aveva raso al suolo, su un terreno di proprietà imperiale, i Castra Nova equitum singularium, il sontuoso quartier generale della guardia del corpo di cavalleria dell’imperatore, costruito più di un secolo prima dall’imperatore Settimio Severo. Più o meno allo stesso modo, questi aveva precedentemente raso al suolo imponenti abitazioni per far posto al primo forte dei cavalieri.

Questo processo continuo di costruzione sul sito ha fatto sì che nel corso dei secoli si fosse depositato un palinsesto centinaia di strati di storia romana, in gran parte riflettendo le mutevoli fortune e priorità dell’Impero.

Lavorando molto al di sotto delle moderne strade di Roma, il team del Lateran Project ha dato vita alla prima ricostruzione in 3D del sito, utilizzando una mappatura digitale attraverso il georadar.

Il team e gli specialisti di ricostruzione 3D sono riusciti a riportare alla luce lo splendore degli edifici. È uno dei primi progetti al mondo ad aver utilizzato la scansione laser terrestre, per una ricerca archeologica, su un’area così vasta. Il lavoro ha anche permesso di studiare come si siano evoluti i diversi edifici che occupavano il sito, come diversi elementi si correlino tra loro, fornendo un senso logico alle trasformazioni subite da quel territorio di ben quattro ettari.

Il lavoro svolto dal Lateran Project è stato presentato nell’ultima edizione di Current World Archaeology. Ian Haynes, Co-direttore del Lateran Project e docente di archeologia all’Università di Newcastle, ritiene che ci sia una vasta area, sotto il Laterano, dove è possibile camminare o esplorare, anche se con difficoltà.

Haynes conferma che la moderna ricerca archeologica con georadar può arrivare a circa 8,5 metri sotto il moderno piano stradale di calpestio. Per accedere in alcuni spazi, il team si è avvalso del lavoro degli speleologi di Roma Sotteranea,  specializzati nell’accedere ai siti impossibili per i comuni studiosi.

Ricostruzione 3D dell’antica Basilica

La costruzione della Basilica laternaense, la prima basilica cristiana di Roma, è avvenuta in un momento cruciale che ha segnato l’inizio dell’edificazione dei principali edifici cristiani romani, divenendo un potente simbolo del connubio militare con la religione.

Nel 312 d.C. l’esercito di Costantino ha combattuto al celebre Battaglia del Ponte Milvio che, di fatto, escludeva Massenzio dal potere imperiale. n seguito è stato raso al suolo il vecchio forte dei cavalieri imperiali e tutti gli edifici nei pressi. Il terreno è stato donato alla alle costituende autorità cristiane ecclesiastiche, permettendo a Costantino di stabilire la sua nuova visione per Roma.

Secondo Haynes, il terreno potrebbe essere stato donato alla Chiesa già poche settimane dopo la cruciale battaglia, permettendo l’inizio dei lavori già qualche anno prima della Basilica di San Pietro.

La basilica visibile oggi è stata costruita nel 1650, ma in alcune pareti sono ancora presenti elementi della cattedrale costantiniana; le fondamenta originali sono ancora visibili sotto l’attuale chiesa.

Finalmente, dunque, il lavoro del team internazionale è riuscito a completare un’opera tentata in diverse occasioni e oggi, raccogliendo tutte le informazioni, è stato possibile ottenere la “cattedrale” digitale, accorpando tutte le informazioni degli scavi archeologici precedenti, a partire dai lavori di Enrico Josi del 1934.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

per ulteriori info: Newcastle UniversityD

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