I PARASSITI DI IPPOCRATE

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L’isola greca di Keos ospita  l’antico insediamento dell’Età del Bronzo di Ayia Irini  (periodo minoico/miceneo), il cui modello di insediamento fu successivamente proseguito dai greci e dai romani.

I ricercatori della University of Cambridge hanno approfondito gli studi archeologici dell’isola e alcune prove li hanno portati al periodo neolitico, intorno al IV millennio a.C.: dalle feci recuperate dai siti di sepoltura preistorici dell’isola, lo studio ha individuato alcuni parassiti, gli stessi descritti 2500 anni fa negli scritti di Ippocrate, il medico greco vissuto tra il 460 a.C. circa e il 377 a.C., ritenuto il “padre della medicina”.

Le uova dei parassiti intestinali individuate

La materia decomposta è stata recuperata dalle ossa pelviche degli scheletri databili, in periodi temporali variabili, tra la già citata epoca neolitica, l’età del bronzo (circa II millennio a.C.) fino ai periodi romani (circa 146 a.C. – 330 d.C.). La completa analisi dei residui ha rivelato la presenza di due specie di vermi parassiti, il tricoce (Trichuris trichiura) e il nematode (Ascaris lumbricoides). Il primo è stato trovato nelle sepolture neolitiche, mentre il secondo tra i resti dell’insediamento dell’età del bronzo.

Nella storia della medicina, Ippocrate era noto per la sua formulazione della teoria umorale. L’antico concetto, seguito in realtà da molti medici europei fino al XVII secolo d.C., suggeriva come lo stato di salute fosse direttamente correlato all’equilibrio di quattro “umori”: la bile nera, la bile gialla, il sangue e il catarro. Ippocrate e i suoi studenti hanno anche prodotto vari scritti su diverse forme di malattie, i loro sintomi e come avrebbero potuto essere causate dai vari vermi intestinali. I testi di Ippocrate menzionavano questi organismi parassiti come Helmin Ascaris e Helenas plateia.

Alcuni degli antichi scritti indicavano anche i rimedi per il trattamento di tali affezioni, come la miscela fatta della radice schiacciata del seseli  o finocchiella di Boccone, mescolata con acqua e miele. Secondo i ricercatori dell’Università di Cambridge, gli elementi di feci recuperate confermano anche la modalità con la quel gli individui siano stati colpiti dai vermi parassiti della regione.

Il responsabile dello studio, Piers Mitchell, del  Cambridge’s Department of Archaeology, afferma che il parassita Helmen strongyle, dei testi antichi greci, probabilmente si riferiva al nematode rinvenuto a Keos. Il parassita ascariano, descritto negli antichi testi medici, invece, potrebbe benissimo riferirsi ad altri due parassiti, ossiuri e tricocefali, con quest’ultimo trovato a Keos.

Mitchell conferma che fino ad oggi si erano avute solo stime, da parte degli storici, su quali tipi di parassiti fossero descritti negli antichi testi medici greci. La ricerca ha confermato alcuni aspetti ma ha aggiunto nuove informazioni che gli storici non si aspettavano. Anche Evilena Anastasiou, co autrice dello studio, ha aggiunto che il rinvenimento delle uova dei parassiti intestinali del periodo neolitico in Grecia è un progresso chiave nel campo archeo scientifico.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Journal of Archaeological Science: ReportsUniversity of Cambridge

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