I GIARDINI PENSILI DI BABILONIA IN 3D

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I Giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico citate da Erodoto, tra mito, storia e magnificenza, percorrono la linea cronologica della storia e giungono fino a noi evocando la fantastica maestosità di una costruzione colossale, circondata da una vegetazione lussureggiante e completati dal variegato patchwork di fiori ed erbe.

Sfortunatamente, esistono pochissime prove archeologiche a sostegno dell’esistenza dei memorabili giardini dell’antica Mesopotamia. Nella seguente ricostruzione 3D è possibile ripercorrere quel fantastico monumento giunto fino a noi grazie alla memoria della storia.

Anche la comparsa dei Giardini pensili di Babilonia è immersa nella leggenda: si narra che il sovrano babilonese Nabucodonosor I possa aver costruito i giardini nel VI secolo a.C. come un dono alla sua regina Amitide. Al di là della natura gigantesca di questo “dono”, Amitide, proveniente dall’area approssimativamente corrispondente alla parte nord-occidentale dell’Iran attuale, era nostalgica delle verdeggianti vallate e della multiforme fauna della terra natia. Il re ha quindi trovato la soluzione di creare una “meraviglia” verde per l’amata conmsorte proprio nel cuore della Mesopotamia, a Babilonia.

Alcune di queste leggende sono state riportate da diversi autori: per la prima volta, Beroso, sacerdote caldeo del supremo dio babilonese Bel, vissuto alla fine del IV secolo a.C., ha narrato di Nabucodonosor e Amitide. Successivamente, molti autori antichi greci hanno continuato a fornire descrizioni scritte di questa antica meraviglia; a volte citando il lavoro di Beroso e altre volte parafrasando altre fonti antiche. Ad esempio, Diodoro Siculo, nella sua Bibliotheca historica, consulta, probabilmente, i testi del IV secolo a.C. realizzati da Ctesias di Cnido, scrivendo quanto segue nel I secolo a.C.: 

C’era anche, accanto all’acropoli, il Giardino pensile, come viene chiamato, che fu costruito, non da Semiramis, ma da un re siriano successivo per compiacere una delle sue concubine; perché lei, dicono, essendo una persiana di razza e desiderosa dei prati delle sue montagne, chiese al re di imitare, attraverso l’artificio di un giardino, il caratteristico paesaggio della sua  Persia.

Il parco si estendeva per quattro pletri (un pletro corrisponde a circa 30 mt, ndr) su ciascun lato e, poiché l’approccio al giardino era inclinato come una collina e le varie parti della struttura si sollevavano l’una dall’altra su un piano, l’aspetto  somigliava del tutto a quello di un teatro. Quando furono costruiti i terrazzi ascendenti, sotto di loro erano state costruite delle gallerie che trasportavano l’intero peso del giardino piantato e salivano,poco a poco, l’uno sopra l’altro.

Inoltre, le mura, che erano state costruite con grandi spese, erano spesse due metri e mezzo, mentre il passaggio tra le due pareti era largo tre metri. Il tetto, composto da travi, aveva uno strato di canne sulle quali era disposto uno strato di bitume; sopra questi, due corsi di mattoni cotti legati da malta e, come terzo strato di copertura, del piombo al fine di conservare l’umidità dal terreno non poteva penetrare sotto. Al di sopra, la terra era stata ammassata a una profondità sufficiente per le radici degli alberi più grandi e altri alberi di ogni genere che, per le loro dimensioni o il loro colore, potevano dare piacere a chi li osservava.

Le gallerie, ognuna sporgente dall’altra, ricevevano tutte la luce, con aperture che permettevano il passaggio di macchinari per rifornire i giardini di acqua o macchine che sollevavano l’acqua in grande abbondanza dal fiume, anche se nessuno al di fuori potesse vederlo fatto.

Al di là delle descrizioni antiche, le leggi della fisica contrastano nettamente con il gigantesco giardino posto sulle rive del fiume Eufrate. E’ ipotizzabile che la meraviglia sia stata eretta per replicare una montagna con la sua serie di giardini terrazzati e, come possiamo comprendere dalla descrizione di Diodoro Siculo, che ha scritto in epoca imperiale romana, la struttura combinava un abile sistema di terrazze a più livelli sostenute da muri realizzati in mattoni di argilla e cannucce appositamente cotti, tipico delle costruzioni mesopotamiche.

Gli ingegneri babilonesi avrebbero, quindi, riempito questi muri, assicurati da malta di bitume, da terra necessaria alla crescita di alberi e piante. Molti studiosi hanno, però, sottolineato come una tale impresa di ingegneria avrebbe richiesto un enorme sistema di pompe, cisterne e shaduf, l’antico sistema di sollevamento dell’acqua azionato manualmente, per irrigare i giardini fino in cima, mostrando, con il tempo, un affascinante montagna artificiale con una lussureggiante vegetazione sospesa. Diodoro Siculo menziona anche l’uso di alcune lastre di pietra avvolte in strati di canna, bitume e piastrelle ceramiche, adoperate quale necessario rivestimento per proteggere i mattoni dall’umidità delle irrigazioni.

Dal punto di vista archeologico, un sontuoso complesso all’interno di Babilonia con cisterne e pozzi è stato rinvenuto, ma la posizione di questa struttura, apparentemente monumentale, non è vicina alle rive dell’Eufrate, contraddicendo  le descrizioni degli antichi autori. Altre strutture enormi, attribuibili al I millennio a.C., sono state scavate nei pressi delle rive del fiume, ma nessuna di queste rovine indica direttamente l’esistenza degli incredibili Giardini pensili di Babilonia.

Mappa di Ninive realizzata nel 1852 da Felix Jones. Conservata al British Museum. Foto di Daniele Mancini

Secondo Stephanie Dalley, un ricercatrice all’Oriental Institute della Oxford University, i giardini pensili del mondo antico erano effettivamente esistiti ma non si trovavano a Babilonia. Dalley ha realizzato un’analisi comparativa di alcuni antichi testi cuneiformi e la sua conclusione è che i giardini pensili furono costruiti all’inizio del VII secolo a.C. a circa 450 chilometri a nord di Babilonia, nella città reale assira di Ninive.

Alcune delle traduzioni alludono a Sennacherib come colui che avrebbe potuto condurre il gigantesco progetto di costruzione del proprio complesso palaziale. Alcuni testi assiri hanno anche menzionato l’uso di particolari strumenti in bronzo per sollevare l’acqua e che avrebbero potuto funzionare in modo simile alla famosa vite di Archimede!

Per quanto riguarda la prospettiva archeologica di questa ipotesi, i ricercatori hanno trovato rovine di un imponente sistema acquedottistico che circonda Ninive (nei pressi dell’attuale Mosul, ndr) utilizzato per trasportare l’acqua dalle montagne. Alcune rappresentazioni nei bassorilievi di Ninive. è raffigurato un giardino lussureggiante, con archi impreziositi da piante pendenti, irrigato da questo acquedotto. Ninive è circondata da una serie montagne che, dunque,  avrebbe reso più facile il trasporto dell’acqua (per differenze di livello) rispetto alle pianure di Babilonia

Secondo la ricerca della Dalley, i “Giardini pensili di Ninive” sarebbero stati costruiti sovrapponendo una serie di terrazze, come un anfiteatro, che alla fine avrebbero culminato in un lago artificiale alla base. Le foto, ormai de-classificate, provenienti da satelli spia militari, mostrano i resti di una struttura che ricalcherebbe questa descrizione.

Sorge spontaneo chiedersi: come hanno fatto tanti autori antichi a confondere Ninive con Babilonia? A questo proposito, Dalley sottolinea che, dopo aver conquistato Babilonia nel 689 a.C., gli Assiri nominarono la loro città reale di Ninive come “Nuova Babilonia”, creando un errore etimologico nella traduzione dal momento che il primo racconto dei Giardini pensili è  documentato solo dopo due secoli della sua presunta costruzione.

Con i tempi che corrono, purtroppo, è difficile che uno scavo possa porre fine al dibattito: il luogo in cui si trova l’antica città, vicino a Mosul, zona di continuo conflitto dopo la caduta di Saddam Hussein, è troppo pericoloso per poter intraprendere un’indagine archeologica che possa dipanare la matassa dei giardini…

 

Daniele Mancini

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