I “GIARDINI ARCHEOLOGICI”

Per leggere questo articolo occorrono circa 4 minuti

L’uomo ha sempre creato giardini e spazi verdi in ogni angolo del mondo, rendendoli parti essenziali dell’esperienza umana e, alcuni di essi, sono stati resi sacri da importanti testi religiosi (si veda l’Eden, o il Getsemani). I giardini sono anche un elemento chiave in alcuni dei miti più noti: una delle fatiche di Ercole richiedeva all’eroe di rubare, dal Giardino delle Esperidi, le mele d’oro che la dea Era aveva regalato a suo marito Zeus come dono di nozze (si legga qui); inoltre, i palazzi del vicino Oriente antico sono noti per aver avuto giardini spettacolari, tra cui i Giardini Pensili di Babilonia, una delle Sette meraviglie del mondo antico, la cui posizione precisa è ancora sconosciuta (si legga qui).

A partire dalla metà del XX secolo e con l’evolversi delle tecnologie, gli archeologi sono stati in grado di identificare i giardini antichi e, in generale, per cosa erano utilizzati, per determinare quali piante venivano coltivate e per quanto tempo prosperavano. Insieme alle fonti scritte, questo ha permesso di comprendere come i giardini siano cambiati nel tempo e come si siano evolute le popolazioni che li curavano.

Vi mostro, di seguito, alcuni dei “giardini archeologici” antichi tra i più famosi.

A partire dal II secolo a.C., le famiglie più importanti di Roma cominciarono a costruire lussuose proprietà di campagna per le quali i giardini, squisitamente progettati, erano essenziali. Il Golfo di Napoli, con le sue ampie vedute e le fresche brezze, divenne una delle destinazioni più popolari. Oggi, la costa è disseminata di resti di grandi ville e dei loro giardini opulenti, molti dei quali sepolti e preservati dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Due dei giardini meglio conservati si trovano nella Villa di Poppea e nella Villa Arianna, rispettivamente a Oplontis e Stabiae. Questi grandi spazi contenevano portici, sentieri, fontane e una notevole varietà di alberi.

La storia di Sinuhe, un’antica opera di letteratura egiziana, risalente alla XII Dinastia, databile al 1900 a.C., narra: “[…] e fu fatto per me un giardino sepolcrale, in cui c’erano campi, di fronte alla mia dimora, anche come si fa per un capo compagno”. L’esistenza di giardini funerari è conosciuta anche dalle rappresentazioni nelle tombe sin dalla VI Dinastia (2323-2150 a.C.), ma nessuna prova archeologica è stata rinvenuta fino all’anno scorso quando, davanti alla tomba scavata nella roccia di un alto ufficiale della XII Dinastia, un team di archeologi spagnoli ha scoperto, nella necropoli di Draa Abul Naga, sullo sponda destra Nilo sorgeva l’antica Tebe, un giardino ben conservato sepolto sotto oltre 5 metri di detriti. Sollevato rispetto al terreno, è un enorme rettangolo di 10 metri per 6 a sua volta suddiviso in piccoli settori quadrati. Secondo gli studiosi, gli egiziani avrebbero coltivato verdure, frutta, piccoli alberi, arbusti e fiori come offerte per i defunti. Tra i resti di arbusti individuati, una tamerice completa di radici e tronco, accanto a una ciotola di datteri e altri frutti, certamente intesi come offerte per i defunti.

Il piccolo villaggio maya di Cerén ospitava circa 200 persone quando fu seppellito da una massiccia eruzione vulcanica intorno al 600 d.C. Dagli scavi archeologici effettuati è risultato che molte famiglie del villaggio coltivavano diversi tipi di piante per se stessi e per la comunità.  Gli archeologi hanno appreso, inoltre, che il giardino di una proprietà comprendeva circa 70 piante di agave coltivate per la loro fibra, utilizzate per costruire corde e spago, oltre a canne robuste a crescita rapida per rinforzare le pareti a graticcio e stucco delle strutture del villaggio. Inoltre, numerose piante di peperoncini e almeno un cacao hanno fornito prodotti alimentari speciali.

L’agorà meridionale di Afrodisia, situata nella Turchia sud-occidentale, era una delle due piazze pubbliche all’interno della città antica. Fu costruita durante il I secolo d.C. ed è stato interpretata come un vero e proprio complesso commerciale. Recenti lavori archeologici hanno dimostrato che lo spazio ha funzionato in modo del tutto opposto: era invece un parco urbano, dotato di una piscina monumentale, fontane, vialetti per passeggiate, alberi e altre piante. L’enorme piscina al centro del complesso misura 175 metri di lunghezza e 82 metri di larghezza ed è delimitata da panchine di marmo, alcune delle quali addirittura inscritte con tavole da gioco. L’analisi archeobotanica dei resti delle piante hanno rivelato che le file di palme (probabilmente palme da dattero di Creta) e altre piante fiancheggiavano la piscina, fornendo non solo un elemento decorativo, ma anche un’ampia zonda d’ombra.

I continui scavi rivelavo quotidianamente le caratteristiche della qualità della vita degli abitanti dell’antica Pompei. Oltre al conosciuto complesso sistema di produzione di derrate alimentari e vino, la città è conosciuta anche per i numerosi affreschi che decorano le case e le ville sepolte dalla catastrofe naturale del 79 d.C.. Le raffigurazioni mostrano quanto la popolazione romana amasse che le piante raffigurate rallegrassero i luoghi deputati al piacere di mangiare e bere. I resti di triclinia o sale da pranzo e di tabernae di vendita di cibo o garum, panetterie sono abbondanti. Gli abitanti di Pompei amavano anche dotarsi di veri e propri giardini e l’archeologia del giardino, come disciplina, fu pioniera a Pompei negli anni ’50 quando l’archeologa Wilhelmina Jashemski iniziò a scavare le aree tra le strutture rimanenti. Scoprì che i proprietari di casa piantarono fiori, piante alimentari di base e, persino, piccoli vigneti. Agli orti domestici, si aggiungevano anche prove di coltivazione in quasi tutti gli spazi disponibili, anche mini campi di grano che asservivano le piccole panetterie antistanti, dotate anche di mulini e, ovviamente, grandi forni. Una delle innovazioni di Jashemski è stata quella di applicare la pratica degli stampi in gesso anche per le singole piante e le loro radici.

Anche oggi, sarebbe meglio creare più giardini e meno cemento!

 

Daniele Mancini

Per ulteriori info e altri giardini: archaeology.org

 

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: