HIMERA, LE TERMOPILI D’OCCIDENTE

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Una necropoli con oltre 12.000 sepolture, quasi incontaminate, dei periodi arcaico e classico, molte delle quali ricche di corredi funerari, è stata scoperta tra il 2008 e il 2011, durante i lavori di ampliamento della linea ferroviaria presso il sito dell’antica città greca di Himera, i cui resti si trovano all’interno dei confini del moderno comune siciliano di Termini Imerese.

Molte di queste sepolture sono associate a una pagina della storia della città antica, situata sul confine strategico tra la Sicilia ellenica e l’area controllata dai Fenici: una feroce battaglia combattuta tra i Greci di Sicilia e i Cartaginesi nel 480 a.C. 

Se nello scontro i primi prevalsero e festeggiarono la vittoria erigendo il Tempio della Vittoria, le cui vestigia si possono ammirare presso il sito di Himera, nel 409 a.C., i Cartaginesi si vendicarono assediando e radendo al suolo la città.

Nella sua Biblioteca Historica, Diodoro Siculo descrive, nel I secolo a.C., descrive le fasi finali dell’assedio:

[…] La città fu conquistata di forza, e i barbari si dettero a una lunga, spietata strage di tutti quelli che vi restarono presi. Poi Annibale (Magone, ndr) dette ordine di tenere in vita i prigionieri: il massacro cessò e iniziò la razzia delle abitazioni […]”.

La prova inequivocabile di questi due scontri epici può essere vista nelle migliaia di scheletri di uomini e cavalli, trovati nelle fosse comuni e in sepolture individuali. Sono state individuate ben nove fosse comuni (sette associate alla battaglia del 480 a.C. e due alla battaglia del 409 a.C.) contenenti i corpi di coloro che sono caduti, disposti in modo ordinato, l’uno accanto all’altro, in numeri varianti da due a più di cinquanta individui.

Secondo gli archeologi, circa trenta sepolture di cavalli, probabilmente uccisi nella battaglia del 480 a.C., furono realizzate nella zona della necropoli, vicino alle fosse comuni.

La scoperta di due schinieri di bronzo di tipo iberico confermano ciò che Erodoto scrisse, riguardo alla presenza, nell’armata cartaginese comandata da Amilcare della prima spedizione, di mercenari provenienti da varie parti del Mediterraneo occidentale.

I reperti della più grande necropoli greca mai scoperta in Sicilia, rimasti chiusi in sedici casse in un magazzino per 10 anni, ora vengono finalmente trasferiti a Palermo, dove saranno esposti nel Real Albergo dei Poveri, un pregiato palazzo di epoca borbonica, in attesa che possano presto trovare un museo archeologico per essere valorizzati e renderli un’importante attrazione turistico-culturale.

Per tre anni, tra il 2008 e il 2011, un team di specialisti, tra cui archeologi, antropologi, restauratori e illustratori, guidati dalla Soprintendenza Archeologica di Palermo, è stato impegnato in attività di scavo quotidiane.

La costante presenza di antropologi, guidati da Pier Francesco Fabbri, docente dell’Università del Salento, ha permesso di raccogliere importanti informazioni relative alla vita e alla cultura della popolazione locale e, soprattutto, dei soldati uccisi nelle Battaglie di Himera del 480 e del 409 a.C.

Le tombe sono riemerse ad una profondità di circa tre metri sotto il livello del suolo, coperte da uno strato molto compatto e omogeneo che nel corso dei secoli ha protetto la necropoli. Gli studiosi ipotizzano che possibili alluvioni o l esondazioni del vicino fiume possano aver contribuito a questo.

Durante gli scavi sono stati trovati diversi tipi di tombe: dalle semplici tombe scavate nell’arenaria, alle casse in legno, ai sarcofagi in pietra, alle sepolture da cremazione. 

Sono stati trovati anche scheletri di neonati collocati in anfore di terracotta a forma di utero (enchytrismòs), che testimoniano l’alto tasso di mortalità infantile del tempo, il cui rischio era particolarmente elevato fino ai sei mesi di età.

Sono stati effettuati studi antropologici per determinare l’età, il sesso, l’altezza, le malattie e gli aspetti nutrizionali degli inumati, nonché i tipi di rituali funerari utilizzati. Inoltre, l’Università del Colorado del Nord, della Georgia e del Salento hanno attivato ricerche su aspetti della bioarcheologia, con analisi del DNA, utili per studiare l’adattamento umano all’ambiente e sulla paleonutrizione, a Himera e nell’antico Mediterraneo. 

Interessante anche gli studi medici, in particolare di chirurgia cranica: su un soggetto femminile di 19-21 anni, che visse tra il VI e il V secolo a.C., è stato rinvenuto un foro circolare (132 mm di diametro) sull’osso emisferico destro del cranio. Un’operazione ch, forse, non ha avuto effetti terapeutici ma che comunque testimonia l’esistenza, in Himera, di una scuola di medicina avanzata.

L’alta concentrazione, invece, di soggetti maschi è ciò che lega la maggior parte delle fosse comuni, alle due grandi battaglie del 480 e del 409 a.C., piuttosto che attribuire l’alto tasso di mortalità a epidemie o altri tragici eventi naturali che avrebbero inevitabilmente coinvolto anche donne e bambini.

Gli individui rinvenuti sono di età compresa tra i 15 e i 57 anni, con tracce di profonde ferite causate dal taglio o dal lancio di armi, come frecce, punte di lancia, spade, pugnali, alcune rinvenute ancora impugnate dagli scheletri. Lo studio di questi tipi di reperti ha permesso di ricostruire la dinamica dei duelli tra soldati e le tecniche di battaglia del tempo.

Le sepolture dei trenta cavalli sono state fatte risalire allo scontro del 480 a.C. Uno studio dettagliato è stato fatto di questi resti e che illuminerà, in modo significativo, sia gli aspetti archeologici che quelli zoologici.

Segni che il massacro del 409 a.C. coinvolse anche una larga parte della popolazione civile, deposta specialmente nella parte orientale della necropoli, di fronte alle mura della città: qui furono collocati centinaia di scheletri in modo caotico, con uomini e donne di tutte le età e ossa a volte non più anatomicamente connesse: sono chiaramente delle sepolture affrettate e operate in fretta dai sopravvissuti del grande massacro.

Nel luogo della scoperta, è stata prestata molta attenzione all’analisi dei reperti, alla documentazione fotografica, alla pulizia, al consolidamento, all’assemblaggio dei frammenti, all’integrazione delle parti mancanti, alla protezione finale con cera microcristallina, all’etichettatura e allo stoccaggio, allestendo pratici e funzionali laboratori di restauro per la ceramica e la ricomposizione delle ossa.

 

Rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: 

  • F. Bertolino, F.  Alaimo, S. Vassallo, Battles of Himera (480 and 409 B.C.): analysis of biological finds and historical interpretation. Experiences of restoration in the ruins of Himera (2008-2010), Bologna 2015
  • S. Vassallo, Le battaglie di Himera alla luce degli scavi nella necropoli occidentale e alle fortificazioni. I luoghi, i protagonistiin Sicilia Antiqua VII, Pisa 2010

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