GLI EDIFICI RELIGIOSI NEL MONDO ROMANO – prima parte

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Per comprendere l’architettura templare romana sono necessarie diverse indicazioni fondamentali.

  • Nel mondo romano, per religio non si intende solo religione, ma anche sentimento religioso, superstizione, con accezioni sia positive che negative. Rispetto a quelli greci, i contesti religiosi romani, a partire dal periodo sillano, sono meno trascendentali e più legati a contesti politici. La religione, a Roma, aveva un senso molto ampio, legato anche alla persona e non solo al classico pantheon di divinità. Il mondo romano è stato, comunque, influenzato da diversi mondi.
  • La parola templum, con accezioni fisico architettoniche ben definite, in origine era uno spazio sacro adattabile anche ad edifici pubblici o a una piazza. Originariamente, il templum, era uno spazio consacrato aperto a chiunque.
  • Nel mondo romano i templi erano gli edifici più antichi, acquisivano lo status di punto d’incontro, di sinecismo territoriale tipico del mondo italico. Alcuni templi, come quello di Pietrabbondante, nascono in zone per riunire diverse tribù e diverse popolazioni, acquisendo un significato religioso, civile, politico ampio.
  • Quando nella Roma monarchica ancora la pianificazione della città non era completa, l’edilizia templare rivestiva una importante organizzazione con caratteristiche legate alle tribù, alla viabilità del territorio, sia interna che esterna alla cittadella. Livio attesta che la monumentalizzazione della città avveniva in funzione delle strutture templari. Si cercavano adattamenti ma se ne conservavano gli orientamenti e non solo sugli assi viari principali.
  • Più che per l’architettura civile, quella templare nasce in un periodo influenzato da importanti correnti culturali, da quella etrusca, a quella greca, a quella italica. Tra il VI e il V secolo a.C., le architetture templari etrusca ed italica sono accostabili, ma in seguito le tipologie diventeranno abbastanza varie. Nel periodo arcaico Roma è stata influenzata dal mondo greco con la mediazione del mondo etrusco-campano ma, in seguito, l’influenza greca risultò essere più diretta attraverso la Magna Grecia. Solo a partire dal II secolo a.C., dopo la presa di Corinto, avviene la cosiddetta grecizzazione di Roma o romanizzazione della Grecia. Con questo periodo si avvia anche la marmorizzazione di Roma.

Come indicato, in origine il templum era un luogo all’aperto, delimitato sul terreno solo da ghiaia, con dei cippi agli angoli, delle siepi sul perimetro. La delimitazione era necessaria per circoscrivere la consacrazione del luogo. Erano gli augures che consacravano lo spazio con il rito dell’effatio: il sito veniva, così, definito locus inaugurates. Era un luogo separato da tutto, inviolabile. Nel rito dell’effatio, importante era l’organizzazione planimetrica legata alla lettura del volo degli uccelli da parte dei sacerdoti. In base al lato di provenienza degli uccelli, veniva compiuto l’auspicio.

Resti dell'Auguraculum sul Campidoglio a Roma
Resti dell’Auguraculum sul Campidoglio a Roma

A Roma e nelle colonie, tanti capitolia e tanti luoghi sacri, sembra siano stati preceduti da questo genere di recinti detti anche templa minora. Ad esempio l’Auguraculum sul Campidoglio romano, fu il cuore del Campidoglio stesso prima dell’erezione del Capitolium. A Marzabotto, città di fondazione etrusca e poi romanizzata, il locale Auguraculum (ora invisibile), rappresentava il cuore dell’Acropoli ed è più antico del cd. Tempio D. A Cosa, invece, l’Auguraculum è scavato nella roccia; a Pontia (in Daunia) è delimitato da cippi. Ad esempio, l’Ara Pacis, è un recinto quadrato aperto con un ingresso, tutto a ricordare l’antico spazio augurale. All’esterno è rappresentato un fregio di matrice ellenista con codifica mitologica. L’interno, invece, è la trasposizione marmorea di un recinto ligneo, con ghirlande e bucrani, tutto a richiamo del culto delle origini (il templum e l’Auguraculum, quindi la Roma arcaica).

L'Ara Pacis
L’Ara Pacis

L’idea dello spazio quadrato deriva dal tempio tuscanico (termine introdotto da Vitruvio) che indica la tipologia di un tempio non differente da quello etrusco/italico. Le caratteristiche del tempio tuscanico si possono riscontrare nel Tempio di Trecelle: pianta quadrangolare, alzato ligneo, basamento in pietra e fango, tutto stuccato e decorato con decorazioni in terracotta, antefisse ed acroteri colorati e triangolo frontonale aperto. Le colonne hanno una base modanata ed arrotondata (il cd. toro attico), con capitelli dorici dalla matrice autonoma. Se per Vitruvio il tempio tuscanico per eccellenza era il Capitolium di Roma, ad esso faceva seguire quello di Trecelle.

Ricostruzione del Tempio B di Pyrgi
Ricostruzione del Tempio B di Pyrgi

Tipologicamente i tempi tuscanici erano a singola cella, in antis, prostili o a triplice cella, lontani dalla peristasi greca, a volte anche distili (a due colonne). Alcuni templi in antis hanno ali prolungate fino alle colonne anteriori e sono detti alae, con il muro continuo che racchiude la cella e il tempio (si veda il Tempio di Mater Matuta a Roma).

Con l’affermarsi dei templi peripteri e sine postico (ad esempio, la seconda versione del Tempio di Giove Capitolino a Roma), l’influenza del mondo greco si faceva già sentire. Già dal III secolo a.C., l’influenza greca genera templi peripteri o pseudoperipteri e tholoi. I templi peripteri continuano, comunque, ad essere influenzati dal mondo etrusco ed il Tempio B di Pirgy, con importanti decorazioni architettoniche in terracotta, ne è un modello. A Pirgy, il Tempio A (di metà V secolo a.C.), inizia a mostrare i primi cambiamenti con le solite accezioni di tipo etrusco/italico. Dalla fine del IV secolo le decorazioni, ormai, sono influenzate da maestri greci per eccellenza e tra questi, Scopas, che influenzerà anche i templi di Roma classica.

Ricostruzione di un tempio tuscanico secondo i dettami di Vitruvio
Ricostruzione di un tempio tuscanico secondo i dettami di Vitruvio

Le caratteristiche fondamentali di questo tempio sono:

  • pianta tendente al quadrilatero o rettangolo con lati lunghi poco sviluppati (secondo Vitruvio il rapporto era 5 a 6);
  • una caratteristica precipua del mondo romano prevedeva uno zoccolo o podio molto alto a definire un isolamento/elevazione rispetto all’area circostante, in modo che la parte frontale fungesse da pulpito;
  • enfasi frontale: la facciata è esasperata (i templi peripteri arrivano, infatti, solo nel II secolo a.C.) con un’ampia scalinata che conduce al podio;
  • l’interno è organizzato secondo 1 o più ingressi, così come era presenta la statua principale del dio e le altre della Triade;
  • la parte anteriore, colonnata, è molto profonda ed identica alla parte posteriore che accoglie la cella;
  • l’orientamento era verso il sud: questa non era la condizione esclusiva, perché l’edificazione di un tempio era legata anche alla viabilità;
  • nel caso della presenza di tre celle (tempio tuscanico per eccellenza), quella centrale era più grande ed il rapporto era 4 a 3.

Tutte queste caratteristiche sembrano ferree ma, spesso, si poteva portare qualche eccezione, tranne, però, che per la presenza del podio! Il Tempio di Giove Capitolino sul Campidoglio, il Capitolium per eccellenza, influenza tutti i capitolia del mondo romano fino all’età imperiale. Fu iniziato da Tarquinio il Superbo intorno al 580 a.C. con le medesime caratteristiche del Tempio B di Pirgy. Fu terminato nel 509 e dedicato nel 508 a.C. alla neonata Repubblica romana (nello stesso periodo ad Atene terminava la tirannia). Oggi i resti visibili più antichi del Capitolium sono relativi a quello distrutto in età sillana e ricostruito nel 69 a.C.; su di essi sono posti i resti del del colonnato di marmo di provenienza dall’Olimpieion di Atene.  Il rapporto metrico è comunque identico a quello più antico, con la sola aggiunte di ulteriori colonne all’esterno. Originariamente, come indicato, l’aspetto non differisce dal Tempio B di Pirgy, fornendo il modello base al tuscanico.

Veduta aerea di Pietrabbondante
Veduta aerea di Pietrabbondante

La prima fase doveva essere simile al tempio dell’Acropoli di Cosa: chiuso esternamente, con decorazioni in terracotta, il frontone aperto, un alto podio, un importante impatto frontale, la scalinata in asse con la cella. E’ necessario precisare che il Capitolium indicava il centro più alto della città (l’arx greco) o il singolo tempio più importante. A Pietrabbondante, il tempio edificatovi rispetta l’alto podio, il rapporto delle celle è 4 a 3 e il prolungamento dei muri esterni con fronte tetrastilo.

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Ricostruzione dell'Acropoli di Cosa
Ricostruzione dell’Acropoli di Cosa

nche i capitolia delle colonie romane sono influenzati dall’ordine tuscanico: a Signa, colonia coeva a Cosa e a Firenze, il tempio (59 a.C.) fu costruito alla maniera più antica. La presenza dell’anta non è comunque certa. A Fiesole, compare un’altra tipologia, detta ad alae ma che rispetta assialità e frontalità, creando l’effetto dl tempio in antis, quindi racchiuso dalle colonne della facciata. Nell’area di S. Omobono a Roma, si rinvengono i templi gemelli di Fortuna e Mater Matuta (classiche caratteristiche della frontalità, alto podio, assialità, rapporto corrispondente tra anteriore e posteriore e creando l’effetto di due podi su un alto podio). La frequentazione di quest’area è asservibile al periodo tra il 540 e il 530 a.C. quando un tempio quadrato ad alae, richiama l’antico templum o è una monumentalizzazione del più antico Auguraculum. Vi sono state rinvenute numerose decorazioni architettoniche il cui linguaggio artistico è quello etrusco influenzato dal mondo greco. A Tarquinia, il Tempio di Ara Regina (IV secolo a.C.) mostra alae prolungate, 4 colonne davanti la cella, presenta due fasi, con cella tripartita o unico ambiente con tre divisioni. A Herdonia/Ordona in Puglia, un tempio ad alae, è posizionato nel foro civile. Questo dimostra che le tappe della romanizzazione sono rispecchiate anche inglobando i templi pre esistenti.

Pianta dell'area sacra di largo Argentina con i Templi A e C, più antichi
Pianta dell’area sacra di largo Argentina con i Templi A e C, più antichi

I templi peripteri sine postico sono i successori dei templi ad alae. Spesso la cella aveva delle ali davanti alla peristasi. E di questa tipologia sine postico, una importante è fornita dal Santuario laziale di Gabi, dedicato a Giunone, di cui resta la cella, la gradinata in asse col tempio, con cella pseudo periptera. La tradizione della tipologia templare periptera e sine postico è proseguita con l’edificazione del Tempio C e del Tempio A di Largo Argentina, a Roma.

 

Daniele Mancini

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