GIORNATA PARTICOLARE ALLE TERME DI TEATE MARRUCINORUM – seconda parte

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ATTENZIONE: questo racconto contiene parole e situazioni violente o erotiche o di qualsiasi altra natura non adatte ad un pubblico di persone sensibili o comunque di età inferiore a 18 anni. La lettura da parte di utenti al di sotto della fascia indicata è VIETATA!


La prima parte del racconto si trova cliccando qui.

Buona lettura.


Il giorno dopo, appena le luci dell’alba iniziano a risplendere sulla città, mi reco alle terme. Grazie alla buona parola spesa da Gaio Vezio nei miei confronti verso i magistrati locali, riesco a muovermi piuttosto liberamente in città, ma l’incedere degli avvenimenti del giorno prima ancora mi permette di visitare i luoghi più importanti della storica Teate.

Giunto alle terme, trovo già tutti pronti ad accogliermi e decido di nominare Lucrezia e Tito miei assistenti, sento di potermi fidare. Nel loro viso leggo la medesima soddisfazione avuta quando ho ricevuto il medesimo incarico a Roma e, da quel giorno, anche io mi sono dovuto piegare a qualsiasi soddisfazione e capriccio della clientela aristocratica.

Trovo già la struttura in pieno fermento: sono arrivati alcuni soldati della guarnigione locale a indagare su un cruento omicidio accaduto notte tempo: le parti del corpo di uno schiavo egiziano, appartenente al quattuorviro con funzioni di aedilicia potestateLucio Glabro Prisco, sono state rinvenute in diverse zone della città e davanti all’ingresso delle terme i soldati hanno recuperato i suoi genitali sanguinolenti. Mentre aspettavano il mio arrivo, si impegnavano con alcune procaci schiave, appena interrogate, in una lasciva attività sui lussuosi triclinia della sala d’ingresso…

Le terme di Caracalla, Sir Lawrence Alma-Tadema, 1899

Lucrezia e Tito, invece, lanciano un’occhiata verso il nostro “primo” giaciglio di piacere e mi invitato a trascorrere qualche rilassante minuto prima di tuffarmi nella bolgia giornaliera ma devo approfittare che le terme apriranno ufficialmente non prima delle prossime due ore e desidero dare un tocco personale all’organizzazione della struttura. I due giovani assistenti annuiscono, sorridono e mi accompagnano nella mia stanza privata che, oggi, vedo per la prima volta. Molto spartana: un tavolo, delle seggiole, un armadio con tanti volumen di papiro arrotolati. Sono tutte le schede di tutti i clienti minuziosamente tenute dal mio predecessore morto, purtroppo, mentre soddisfaceva una delle principali clienti delle terme: Aurelia Nonia Corbulone, la procace moglie del quarto quattorviro di Teate, potente magistrato dell’annona urbica, Sesto Lusio Corbulone.

Lucrezia mi annuncia che Aurelia sarebbe venuta in mattinata a porgermi i suoi personali complimenti per lincarico e a trascorrere le suo solite tre ore alle terme. Dispongo che Lucrezia si occuperà del settore femminile e Tito, di quello maschile, intercambiandosi in base alla necessità… Le terme di Teate sono ben organizzate e non ritengo cambiare una struttura ben avviata! Ricordo che quando mi è stato affidato l’incarico alle Terme di Agrippa,a Roma, la prima cosa che ho eliminato, è stata la presenza dei bambini: qui a Teate, sono stati altrettanto sensibili tanto che nessuno degli inservienti attuali ne ricorda la presenza.

Mantengo anche la suddivisione della giornata approfittando dello spettacolare orologio ad acqua, con tanto di suonatore di corno, presente nella struttura, uno dei pochi di Teate: nel mane, ante meridium e nel primo de meridie (per esser chiari, dall’apertura, intorno alle 7, fino alle 16, ndr), ingresso riservato a magistrati, senatori, patrizi, grandi faccendieri, commercianti e militari di alto rango, uomini e donne, con rispettivi familiari; dopo quell’ora, soldati, plebe in genere, servitori e schiavi, sempre suddivisi in uomini e donne. L’ingresso al gymnasium è consentito solo ad atleti e associazioni sportive autorizzate.

Quando penso di riprendere fiato, la sensuale Lucrezia mi annuncia l’arrivo di Aurelia: mi armo di uno smagliante sorriso e le vado incontro. Procace, sensuale, burrosa, femminile, piena di vitalità: seduta su morbidi cuscini, sento un immediato desiderio di affondare in quel benessere unico, ma mi trattengo e scambiamo i dovuti convenevoli. La matrona ha bisogno del nostro trattamento “speciale” e noi la accontenteremo!

Lucrezia conduce Aurelia in una stanza accanto al vestibolo per una serie di massaggi insieme ad altre due schiave: ben presto il vigoroso massaggio delle tre donne si trasforma in un aggrovigliarsi erotico di corpi che mi ritrovo a spiare da dietro una tenda. Aurelia nota il mio sguardo interessato e mi rivolge un sorriso accondiscendete… Il trattamento è lungo, senza soste, le urla di piacere, i  voluttuosi ansimi pervadono l’intero ambiente da cui, però, non proviene  nessuna protesta, nessun cenno di disappunto da parte della clientela presente.

Nel frattempo Tito mi prepara per la parte successiva: mi conduce nella stanza del nostro incontro e mi cosparge di olio profumato alla lavanda. Anche questa volta non resisto al tocco delle sue mani e il mio membro diventa immediatamente turgido ma, in quell’istante, entrano Lucrezia e Aurelia che, sorridendo, mi invitano a distendermi sul giaciglio di soffici lenzuola. Tito esce dalla stanza ma Aurelia, come un’amazzone, infila il mio sesso nel suo e inizia a cavalcarmi sfrenatamente. Lucrezia, da dietro, le massaggia l’enorme seno provocandole ansimi di piacere e inconsulti movimenti di bacino. Sento pervadere il calore di Aurelia sul mio membro che, dopo lunghi istanti, esplode e inonda il sesso della matrona. Aurelia soddisfatta, getta letteralmente il viso di Lucrezia sulle nostri parti intime e la schiava non si lascia intimidire, leccando tutto!

Senza che me ne accorgessi, le due donne vanno via: per Aurelia il trattamento finisce con i bagni nel calidarium, nel tiepidarium e nel frigidarium. Alla fine, mi lascia una sacca piena di denarii d’argento. La matrona è rimasta soddisfatta! Subito dopo Tito mi porta, sorridendo, una fresca bevanda, amara: un intruglio, dice, che mi avrebbe rimesso in forza per il proseguo della giornata.

Calidarium maschile, Terme del Foro, Pompei

Dopo qualche tempo, Tito mi invita a fare gli onori di casa al prestante senatore Manio Acilio Glabrione: è uno dei più potenti di Teate e la sua mira è quella di arrivare a Roma (Glabrione sarà primo console a Roma nel 124 d.C.. ndr). Glabrione ha un debole per Tito e Tito desidera che divida con lui i piaceri del senatore. Ma con il senatore è diverso: dopo i giochi con gli schiavi che hanno goduto del suo nettare, desidera vedere Tito e il sottoscritto in carambole sessuali che gli lasciano indelebili ricordi nella sua mente. Dopo essermi fatto spalmare di olio da Tito, noto con piacere che l’intruglio che mi ha fatto bere, mi ha concesso un nuovo momento di virtuosa virilità. Tito apprezza, il senatore pure, tanto che si tuffa addosso al mio membro scansando Tito: dopo pochi istanti gli inondo il viso e lui, con la lingua, pulisce accuratamente ogni goccia del mio seme.

Dopo i bagni in piscina, le sacche di denarii sono ben due!

Mi prendo una pausa, lascio il lavoro ai miei assistenti che, sono certo, non mi faranno fare brutta figura. Mi distendo su uno dei giacigli disponibile e dormo per ben due ore! La soave mano di Lucrezia mi accarezza e mi sveglia: le sue labbra sfiorano le mie e avvicinandosi all’orecchio mi avvisa che sta per iniziare il turno dedicato alla gente del popolo. A quel sussurrare ho un fremito ma, solo quello… Chiedo a Lucrezia di portarmi una tazza di quell’intruglio che mi ha servito Tito e lei, sorridendo, si allontana. Torna e, in controluce, noto che i suoi grandi occhi guidano un corpo degno di competere con quello di Venere!

Mi avvisa che non ho appuntamenti per quel turno ma precisa anche che, spesso, vengono delle donne bellissime a fare i bagni che potrebbero richiedere, gratuitamente, i servigi particolari di qualcuno.

Mentre il tempo volge all’imbrunire, sento di aver recuperato completamente le forze: ho massaggiato amorevolmente due anziane schiave, vittime dei violenti soprusi dei loro padroni. Ma mentre mi appresto a rinchiudermi nella mia stanza per fare il resoconto della giornata, il mio sguardo si incrocia con quello di una schiava molto sensuale e procace intenta a essere massaggiata: è una delle schiave personali della matrona Aurelia, il suo nome è Ambrosia Domizia. Nella casa della ricca donna teatina si occupa dei gioielli della matrona: è di origine parta e, prima di divenire schiava, ha avuto un laboratorio di gioielleria. Ha uno sguardo penetrante che gli occhi cerulei rendono ancora più profondo. Labbra carnose, viso ammaliante, corpo levigato adornato da un seno che farebbe invidia a Giunone stessa.

Ricostruzione delle Terme di Teate

Entro nella stanza massaggi e faccio allontanare la schiava che se ne sta occupando: le dico che avremmo ricominciato e lei, compiaciuta, si volta, lasciandomi intravedere le sue bellezze. Mentre mi sposto per coprile il tondo fondo schiena, mi toglie dalle mani l’asciugatore e mi chiede di iniziare: sorride, soddisfatta, certa di quello che accadrà.

Non mi lascio intimidire e spalmandola di olio inizio i movimenti che un tale dal lontano oriente mi ha insegnato alle Terme di Agrippa, a Roma. Scrupolosamente le accarezzo vigorosamente ogni muscolo, ogni vertebra, ogni tendine: dalla sua bocca, solo gemiti di comprensibile piacere. Con il massaggio del fondo schiena non posso non ammirare le labbra del suo piacere e l’immediato impulso genera un’erezione del mio membro. Glutei, gambe, piedi: nient’altro, per ora, le mia mani osano toccare.

La invito a girarsi e i suoi occhi non possono fare a meno di notare il mio accresciuto senso di piacere che una comune risata distoglie, per un istante, dall’ambiguo gioco di sensi. Il suo turgido seno, ora, è di fronte ai miei occhi e nonostante il suo delicato viso e i suoi occhi di mare siano profondi e vivaci, non riesco a distoglierne lo sguardo. Ho un altro fremito osservando il suo sesso, glabro, già umido, desideroso di essere massaggiato. Di fronte a tutto questo non riesco a proseguire il mio massaggio e afferro Ambrosia con forza avvicinando il mio membro al suo sesso: il senso di piacevole calore è immediato e Ambrosia inizia un ritmato movimento che inebria i corpi di entrmabi.

Quando, disteso, mi sale addosso, per un istante ho ricordato la sua padrona, ma Ambrosia è più dolce, più amabile, quasi da amare… Le afferro i seni, la avvicino, le bacio le labbra e lei ricambia con la sua sinuosa lingua. L’amplesso dura per diversi minuti e, nonostante, l’immenso benessere che sento per questa donna, ho imparato a sentire quando la mia compagna sia vicina al piacere per esplodere contemporaneamente. Il piacere è immenso, reciproco, riusciamo entrambi a godere senza freni, con i sensi attivati da un enorme complicità e volontà di vivere queste sensazioni…

Esausto, accompagno dolcemente Ambrosia sul giaciglio e mi lascio cadere stremato. Lei mi accarezza dolcemente il viso, mi sfiora le labbra con le mani, mi sussurra una strana frase in lingua orientale che, al momento, non comprendo ma che un altro schiavo mi ha detto che significa: “Dolce tesoro, stella del mio piacere, lascia che i nostri copri restino una sola cosa sulla via verso il Sole”.

Il corno dell’orologio suona la chiusura delle Terme. Ambrosia, spaventata, si alza velocemente per indossare i suoi abiti. E’ tardi per lei e la sua padrona non le perdonerà per essere arrivata tardi per la festa che terrà per gli amici provenienti da Roma.

Solo uno sguardo con un lieve sorriso è il nostro saluto: un arrivederci, forse; un addio, probabile!

Dopo qualche tempo, Lucrezia e Tito mi raggiungono nella stanza con il solito intruglio. Ne faccio un ampio sorso e li abbraccio e li tengo stretti. Sento di voler loro già bene ma il giorno dopo è alle porte ed è necessario prepararsi per nuove fatiche e tanti nuovi sorrisi da dispensare.

Me ne torno a casa, cado nel mio letto in un sonno profondo con una sola immagine nei miei pensieri. Buona notte.

 

Daniele Mancini

 

 

 

 

 

 

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