GEOMORFOLOGICAMENTE PARLANDO DELLA VALLE DEI RE!

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Tebe ovest

Qualche tempo fa mi sono occupato della geologia della Valle dei Re (si legga Geologia della Valle). Oggi ne analizziamo la geomorfologia. Buona lettura!


Benché Tebe sia geograficamente situata non perfettamente rispetto all’intera nazione egiziana, la natura topografica dell’area la rende perfetta per essere la base di una necropoli reale. Infatti l’area ovest, il luogo in cui il sole tramonta, fu facilmente associata dagli antichi egizi con la fine della vita. La zona antistante, invece, fu considerata ideale per costruire i templi reali funerari dai quali, alla morte del faraone, partivano le celebrazioni funebri in sua memoria (così come durante il periodo delle piramidi). Infine, le valli, fornivano isolati spazi per la costruzione di particolari tombe tagliate nella roccia[1].

El Qurn

Un’altra simbolica attrazione circa l’uso di questi luoghi piuttosto ameni fu la presenza della montagna oggi chiamata El Qurn, montagna sacra alla dea Hator ed in seguito anche alla dea Meretseger, “Colei che ama il Silenzio”, montagna molto simile alla forma di una piramide. Nel Nuovo Regno, periodo in cui furono realizzate le prime tombe reali, si diede una netta cesura con il passato: infatti le tombe non sempre erano allineate e collegate con i templi funerari a valle[2].

Al di là dello schermo di scarpate di Deir el Bahari giace la Valle dei Re, parte terminale di un lungo uadi del deserto, Uadi Biban el Moluk (Valle delle Porte dei Re).

Lo uadi si formò durante un periodo più umido di quello attuale, quando le acque di piena si precipitavano dalle Colline di Tebe nella Valle del Nilo con una forza e una regolarità tali che un tratto della scarpata di calcare, dislocato dalla corrente, finì con l’essere eroso fino a dar luogo a una valle, appunto la Valle dei Re. È simile a tante altre migliaia di uidian oggi assolutamente asciutti, i quali solo di tanto in tanto fanno da letto alle acque di una piena improvvisa, che fanno germogliare qualsiasi seme venuto a trovarsi nella sabbia della Valle offrendo, di conseguenza, una surreale visione di piante che verdeggiano nel bel mezzo di un deserto.

Uadi Biban el Moluk

I motivi di fenditure nel fango che in queste rare inondazioni si lasciano dietro, danno l’impressione che l’acqua scorra ancora regolarmente negli uidian e che sia ancora in corso il processo che portò all’incisione dei loro solchi. Grandi massi, alcuni dei quali pesanti molte tonnellate, sono sparsi sui letti degli uidian, banchi di sabbia e pietre isolate sono trascinati dalla corrente e strappano via zolle di calcare dalla base delle scarpate.

Ma questo cumulo di detriti poggia sui depositi d’erosione di un tempo infinitamente più remoto in cui il Sahara era una distesa verde e i cacciatori dell’età della pietra tendevano agguati a struzzi ed elefanti. Furono quegli uomini a usare per primi, per i loro attrezzi e le loro armi, la silice che ricopre tutte le alture e tutti i ghiaioni della zona.[3]

L’esposizione agli elementi ha colorato le selci di bruno mentre il consueto grigio pallido della silice appare solo se essa è stata spezzata o è rimasta sepolta sotto i detriti trasportati dalle acque che ricoprono il fondo degli uidian[4].

Lo uadi della Valle, in generale, è chiamato in arabo Wadyein – ossia due uidian – perché la Valle ha due teste separate. Gli archeologi hanno denominato queste due teste Valle Orientale e Valle Occidentale; entrambe contengono tombe di re, ma soltanto la Valle Orientale detiene il titolo di Uadi Biban el Moluk e possiede la maggior parte delle tombe.

Foto satellitare della West Valley

La più grandiosa e affascinante da percorrere, tuttavia, è la Valle Occidentale. Si leva verso enormi scarpate da un letto che diventa sempre più stretto fino a cessare alla base di un roccione a strapiombo dove, un tempo, c’era una cascata[5]. È anche il posto più ideale per erigervi una necropoli e molto probabilmente il faraone eretico Akhenaton scelse, originariamente, proprio questo posto per la sua tomba.

La Valle Orientale, anticamente chiamata ta sekhet aat, “il Grande Luogo”, è assolutamente diversa: il paesaggio è meno aspro, dominato, come indicato, dai 450 metri dell’El Qurn e che digrada in una vasta depressione capace di contenere enormi volumi d’acqua, acqua che in passato scolava dolcemente, attraverso fenditure del calcare, nella valle sottostante.

In questa valle ci sono segni di erosione meno marcati, dissimili dagli squarci e dalle asportazioni della Valle Occidentale e sebbene il paesaggio rechi le tracce delle grandi forze che su di esso hanno operato, l’azione è stata più lenta e più delicata. In questo processo le acque hanno scavato un anfiteatro di roccia, anche più completo del semicerchio di scarpate di Deir el Bahari, benché qui le scarpate non superino i 45 metri di altezza[6].

Con un camminamento intorno all’orlo della scarpata e uno strettissimo accesso alla testa della Valle (oggi allargato per farci passare una moderna strada, ma visibile così com’era nelle vecchie fotografie) l’intera area, che in realtà ha una superficie di oltre sedici ettari, doveva essere facile da pattugliare. Come avviene in altre piccole vallate, i rumori si trasmettono facilmente dall’una all’altra estremità, altro importante fattore di sicurezza; infatti, anche il rumore di due piedi che camminano si può udire chiaramente, per non parlare di quello dello scalpello di un depredatore di tombe.

A est sulla sommità della scarpata della Valle comincia un leggero pendio che sale allo spettacolare ciglio delle scarpate molto più alte che dominano i templi di Deir el Bahari.[7]

 

Daniele Mancini

Per ulteriori approfondimenti:

[1] HUME, W.F., Geology of Egypt, IL CAIRO, 1925, p. 225

[2] REEVES, N., WILKINSON, R.H., The Complete Valley of the Kings, LONDRA, 1996, p. 16

[3] ROMER, J., La Valle dei Re, MILANO, 1981, p. 17

[4] SAID, R., The Geology of Egypt, NEW YORK, 1962, p. 177

[5] ROMER, 1981, p. 17

[6] HUME, 1925, p. 238

[7] ROMER, 1981, p. 19

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