GEOLOGICAMENTE PARLANDO DELLA VALLE DEI RE!

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Il Nilo

Nel corso di questi mesi ho a lungo scritto di Tebe, la “città dalle cento porte“, e della sua esplorazione nel corso dei secoli. Oggi affrontiamo una delle perle di questa zona dal punto di vista geologico, la Valle dei Re. Argomento inconsueto per un archeologo, è fondamentale per ampliarne la conoscenza senza prescindere a un cenno sulla principale fonte di sussistenza dell’Egitto, il Nilo!

La Valle del Nilo fu il principale oggetto dello stravolgimento delle terre circostanti e dei movimenti geologici susseguitisi. Questi hanno portato alla formazione di tre differenti rocce sedimentarie, chiamate rispettivamente calcare di Dakhla, marne di Esna e calcare tebano.

Il classico schema della composizione geologica della Valle dei Re

Di questi, gli ultimi due livelli sono presenti nella Valle dei Re e, in particolare, il calcare tebano copre uno spessore di quasi 300 metri fino a mescolarsi con l’argilla che si estende in un banco di circa 60 metri posto al di sotto di esso. L’interfaccia tra questi differenti strati sedimentari è visibile in diversi punti della Valle ed anche in alcune tombe come quella di Sethi I (oggi chiusa al pubblico) dove nella parte alta della camera funeraria si nota chiaramente il taglio attraverso il calcare tebano, mentre la pare bassa è scavata nell’argilla di cui si è fatta menzione[1].

Queste differenti formazioni rocciose si sono formate da innalzamenti avvenuti nel tardo periodo terziario, mentre le successive erosioni sono state provocate dal Nilo, dagli enormi acquazzoni torrentizi e dall’erosione eolica del primo Pleistocene. In periodi alluvionali come questo, migliaia di torrenti e fiumi scorrevano nel calcare tebano, creando tonnellate di detriti di roccia e sabbia. In questo modo le colline calcaree furono ricoperte creando, a loro volta, nuovi pendii, nuovi letti per i fiumi che costellavano la Valle[2].

I molti processi che crearono la Valle dei Re, comunque, minacciano ancora di distruggerla, incluso il suo contenuto sacro. Le morbide rocce, adatte per essere tagliate per la costruzione degli ipogei reali, sono particolarmente suscettibili alle infiltrazioni di acqua. Benché le precipitazioni torrentizie siano rare, quando avvengono, risultano distruttive, provocando enormi danni spesso irreparabili: dal danneggiamento delle rocce delle pareti alla costante presenza della disgregante umidità.

Fu Belzoni, con la sua seppur elementare descrizione geologica della Valle, ad esprimere le prime perplessità circa la sua conservazione. Grazie alle sue conoscenze di ingegneria idraulica, riuscì facilmente a scoprire il posizionamento di alcune tombe ormai coperte dai detriti delle alluvioni[3].

La Valle dei Re – Foto di Daniele Mancini

Abbiamo riscontrato che recenti studi hanno confermato che le tombe furono costruite anche in base a fattori geologi ed idrografici, riscontrando tre diverse tipologie: al principio del Nuovo Regno, durante la XVIII Dinastia, la preferenza fu spesso accordata a luoghi situati alla base di scoscesi dirupi che racchiudono lo uadi, idealmente al di sotto delle scarpate attraverso le quali, nei rari eventi piovosi, una “cascata” si sarebbe riversata lungo le pareti rocciose, depositando macerie sull’ingresso di un sepolcro e seppellendolo sempre più a fondo nel corso dei secoli.

Durante gli ultimi anni della XVIII e XIX Dinastia la localizzazione preferita per un sepolcro era nelle scarpate a quota inferiore, mentre durante la XX Dinastia, era uno dei piccoli speroni del substrato roccioso che si estendeva dai fianchi del uadi verso il centro della valle stessa. Tali cambiamenti di preferenza possono indicare che le tombe della XVIII Dinastia erano concepite per rimanere completamente e permanentemente sigillate dopo l’inumazione, mentre i sepolcri della XIX e della XX Dinastia erano destinati a rimanere parzialmente accessibili affinché le cerimonie potessero continuare a essere officiate al loro interno molto tempo dopo che il sovrano defunto vi era stato collocato. In quest’ultimo caso sembra che soltanto la camera sepolcrale e i magazzini annessi fossero chiusi in modo permanente[4].

Ma i pericoli nella Valle sono stati provocati anche da importanti movimenti tettonici che hanno determinato enormi tagli nella roccia calcarea: il più grande si estende in direzione nord/sud lungo il lato ovest della Valle ed altri più piccoli e perpendicolari a questo, non permettono la fruizione di alcune tombe al normale pubblico. Infine, vi sono centinaia di fessure naturali formatesi nella parte bassa della Valle usate dagli antichi cavatori per decidere se il sito era adatto per realizzare un nuovo progetto[5].

 

Daniele Mancini

Per ulteriori informazioni e bibliografia dell’articolo:

[1] HUME, W.F., Geology of Egypt, IL CAIRO, 1925, p. 199

[2] SAID, R., The Geology of Egypt, NEW YORK, 1962, p. 166

[3] REEVES, N., WILKINSON, R.H., The Complete Valley of the Kings, LONDRA, 1996, p. 20

[4] WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001, p. 113

[5] SAID, 1962, p. 170

Carta geologica dell’Egitto

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