IL FORO DI TEATE MARRUCINORUM

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Nel 2013, sul Bollettino del Rotary Club di Chieti, l’esimio studioso e archeologo, Adriano La Regina, ha presentato un articolo su Valerio Cianfarani, lo storico Soprintendente dall’Abruzzo che tanto fece per l’archeologia della nostra regione.

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Adriano La Regina

Nell’articolo dal titolo “Valerio Cianfarani e l’archeologia a Chieti (1947-1977)”, La Regina ha esposto un completo excursus sull’attività del collega effettuata in terre di Abruzzo e Molise  e su come, in quel trentennnio, l’archeologia abruzzese abbia raggiunto fasti degni delle più importanti regioni italiane a livello di scoperte e studi archeologici.

Non volendo dilungarmi su tutti gli argomenti citati, mi preme, invece, sottolineare una sorprendente ricostruzione che lo studioso ha voluto rendere pubblica in quella sede sull’antica Teate Marrucinorum, quella del Foro di Teate.

La Regina ritiene estremamente interessante la funzione del grandioso ambiente sottostante l’ex Palazzo della Banca d’ltalia e la sede della Provincia, presso Piazza Valignani, il cosiddetto pozzo! Larga 30 metri e lunga almeno 60, questa struttura sotterranea è divisa in sette navate in un senso e quattordici nell’altro con volte a crociera rette da pilastri di mattoni.

La porzione di ipogeo sotto il Palazzo della Provincia, situazione odierna
La porzione di ipogeo sotto il Palazzo della Provincia, situazione odierna

Se Cianfarani aveva pensato che si potesse trattare di un terrazzamento (oppure di una cisterna ma questa ipotesi non è ormai più sostenibile per diversi elementi che non la indica tale, ndr), mentre, recentemente, è stata poi formulata l’ipotesi che fossero horrea (Campanelli, Iaculli, ndr), La Regina afferma che non si tratta tuttavia di un semplice edificio ipogeo, ma più semplicemente di una piattaforma artificiale costruita per sostenere qualcosa: si può, quindi, proseguire sulla strada così aperta dallo storico soprintendente Cianfarani per riconoscere la funzione di questo terrazzamento e chiarire un aspetto topografico dell’antica Chieti che, comunque, resta ancora alquanto problematico. La piattaforma di calcestruzzo sostenuta da pilastri, prosegue La Regina, era certamente servita per livellare il suolo sul declivio del colle al fine di ottenere uno spazio perfettamente in piano, potendo ospitare il Foro di Teate!

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Lavori di ristrutturazione dopo il crollo di Palazzo Valignani-Vacri il 4 giugno del 1913. Si vedono, chiaramente, i pilastri della struttura ipogea

Le dimensioni (mt 30 x mt 60, con una superficie di mq 1800) trovano riscontro nei fora dei municipi urbanizzati dei territori italici. Si vedano, ad esempio, il foro della vicina Juvanum (mt 27,5 x mt 64, superficie mr 1760) e quello di Saepinum (mt 29,5 x mt 53,9, superficie mr 1590). Anche l’ubicazione del  tratto urbano della Via Valeria, posto leggermente più a oriente dell’attuale percorso del Corso Marrucino,  è anch’essa congrua con l’ubicazione di un foro collegato alla viabilità principale. Di esempi di fora con ambienti sotterranei e sostruzioni si hanno a Smirne, Narbona, Reims, Terracina, Fermo, Todi, Vasto, Atri, Veroli ed altri. Si otteneva in tal modo un terrazzamento per la piazza con una disponibilità di spazi coperti per esigenze di varia natura o per creare conserve di acqua (a Fermo, il foro sorge sulle concamerazioni di una enorme cisterna dalla superficie di mq 1885).

A Chieti, i pilastri a base quadrata che sorreggono le volte della piattaforma,  formano una griglia regolare e uniforme e non sono stati concepiti per essere fondazioni di strutture elevate ma solamente per ottenere uno spazio in piano e per sostenere il lastricato del foro e i monumenti onorari che lo adornavano.

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Altra visione storica sui lavori di ristrutturazione dopo il crollo di Palazzo Valignani-Vacri nel 1913.

Secondo la Regina, sulla piazza doveva affacciarsi la Basilica, probabilmente sul lato breve dove oggi è situata la Provincia, mentre sul lato lungo, oltre la sede stradale del diverticolo urbano della Via Valeria, dovevano trovarsi diversi edifici pubblici  tra cui, probabilmente, il tempio dedicato al culto imperiale. Una base di statua con dedica al Genio del Municipio, in antico sicuramente collocata nell’area del foro, era agli inizi del ‘600 presso la scalinata della Chiesa di S. Francesco della Scarpa, in una posizione più vicina al largo Valignani che all’area del santuario  dei Tempietti. Ad un ufficio pubblico, forse un tabularium, doveva appartenere l’edificio di cui è stata individuata, di fronte al Teatro Marrucino, una stanza con pavimento a mosaico contrassegnata dal numero CXX[…].

La Regina, quindi, confuta anche gli argomenti dei colleghi: secondo la maggioranza degli studiosi, è opinione comune che il Foro di Teate si trovasse altrove, nell’area del santuario dei Tempietti; La Regina ritiene che si tratti di un’ipotesi fondata sul presupposto che quegli edifici fossero ai margini di una piazza di cui però è difficile delineare i contorni. I caratteri del luogo non sono peraltro quelli che di norma si ritrovano nei fora: i Tempietti occupano infatti uno spazio ricavato incidendo iI pendio di un’altura, quella posta dove oggi è ubicata la Biblioteca De Meis, come in tanti altri santuari Italici.

La Regina, valorizzando i lavori e i valori di Cianfarani, lancia una stoccata agli studiosi moderni che, secondo lui, non contribuiscono a dipanare le incertezze che riguardano la topografia antica di Chieti. Secondo lo studioso napoletano, infatti, sarebbe utile continuare l’opera di Valerio Cianfarani con un programma ben definito per realizzare la tanto agognata Forma Teatis,secondo gli odierni criteri della cartografia georeferenziata, lanciando un attento sguardo al modello della notissima Forma Urbis Romae di Rodolfo Lanciani.

Chi vivrà, vedrà!

 

Daniele Mancini

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