Finalmente! Uno strumento innovativo per l’archeologia

Per leggere questo articolo occorrono circa 2 minuti

IMG_2852_

L’Università di Pisa è capofila di un consorzio internazionale finanziato con 2 milioni e 460mila euro denominato ArchAIDE, un progetto che ha intenzione di rivoluzionare, con strumenti informatici innovativi, il lavoro degli archeologi.

ArchAIDE, acronimo di Archaeological Automatic Interpretation and Documentation of cEramics, è il progetto europeo Horizon 2020 appena vinto dall’Università di Pisa, che si propone di creare un prototipo in grado di agevolare e accelerare il lavoro degli archeologi per quanto riguarda l’attività di classificazione delle ceramiche, che sono reperti di fondamentale importanza per capire e datare i contesti archeologici e comprendere i flussi commerciali e le interazioni sociali nel passato.

Ogni archeologo direbbe “finalmente!” perché la classificazione delle ceramiche rinvenute in contesti archeologici richiede oggi competenze complesse e tempi lunghi che, spesso sono negati dai responsabili di scavo. La coordinatrice del progetto è la professoressa Letizia Gualandi, professore associato dell’UniPisa, dove insegna Metodologia della ricerca archeologica nel Corso di Laurea in Scienze dei Beni culturali e Archeologia della produzione nel Corso di Laurea Magistrale in Archeologia.

Il prgetto, che prenderà avvio il prossimo 1 aprile, durerà tre anni e svilupperà un’applicazione per dispositivi mobili capace di riconoscere e classificare i reperti – anche in condizioni frammentarie – sulla base di immagini fotografiche, grazie ad un’interfaccia semplice e ad algoritmi efficienti per la caratterizzazione, la ricerca e il recupero delle corrispondenze visive e geometriche. Inviando la foto del reperto ceramico a un database contenente le informazioni sulle varie tipologie di ceramiche in uso nell’antichità, sarà possibile ottenere l’identificazione del reperto o una serie di indicazioni circa la sua possibile identificazione. Il sistema inoltre sarà in grado di autoaggiornarsi automaticamente il database con le medesime informazioni che si cerca di identificare. L’obiettivo è quello di creare una sorta di carta d’identità elettronica delle singole ceramiche, che consenta la visualizzazione delle informazioni in tempo reale e la creazione di un archivio aperto per trasformare i dati in patrimonio comune, consultabile ovunque!

Oltre all’Università di Pisa-Dipartimento di Civiltà e forme del sapere, i partner del progetto ArchAIDE sono il Cnr-Istituto di Scienza e tecnologie dell’informazione, le università di Tel Aviv (Israele)-School of Computer Science, York (Gran Bretagna)-Archaeology Data Service, Barcellona (Spagna)-Facultad de Prehistòria, Història Antiga i Arquelogia e Koeln (Germania)-Institut für Archäologie. Partecipano inoltre due aziende spagnole, “Baraka Arqueologos” ed “ElementsCentre De Gestió i Difusió De Patrimoni Cultural”, e l’italiana Inera srl con il compito di sperimentare sul campo il prototipo che sarà realizzato.

Progetto ambizioso, grazie al quale è possibile avere a disposizione un archivio di dati senza precedenti. Non più, quindi, cataloghi cartacei e confronti approssimativi, ma vere e proprie suddivisioni per concrete e reali classificazioni per classi ceramiche con relative caratteristiche formali, cronologiche e di distribuzione geografica. Il database che si verrà a creare, potrà essere un vero e proprio strumento indispensabile per tutti i colleghi archeologi ma anche per gli studenti neofiti che intenderanno avvicinarsi allo studio della ceramica antica.

Per ulteriori informazioni: https://www.unipi.it/index.php/news/item/7154-archeologia-2-0-al-via-il-progetto-europeo-archaide

 

Daniele Mancini
Foto: rinvenimenti nella cisterna romana “riscoperta” presso i Tempietti romani a Chieti.

 

Ciao! Lascia un commento. Grazie