IL DODEKAETHLOS: ERCOLE E LE SUE FATICHE – ultima parte

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Termina il racconto delle mitologiche dodici fatiche di Ercole. Qui, le altre parti.

Buona lettura.


Particolare di kalpìs attica, pittore di Edimburgo, 500 a.C. circa. Eracle tiene con entrambi le mani la clava e la catena alla quale è legato Cerbero, rappresentato con solo due teste. Accanto al cane, Ermes sta parlando con Persefone. Atena solleva la mano in segno di gioia

La XI fatica, il Cane CerberoErcole si è dovuto recare nel regno degli Inferi per riportarne, dietro ordine di Euristeo, il cane Cerbero: è riuscito in questa impresa solo grazie all’aiuto di Ermes e di Atena, che lo hanno affiancano per volere espresso di Zeus. Per poter accedere con tranquillità al regno dei morti Ercole si è fatto iniziare ai Misteri Eleusini, pratiche misteriosofiche che insegnavano ai fedeli il modo per giungere in sicurezza nell’altro mondo, dopo la morte. Una volta entrato nell’Ade, con la sola sua apparizione ha fatto fuggire i morti; sono restati ad aspettarlo solo la Gorgone Medusa e l’eroe Meleagro.

Eracle si appresta a uccidere con la spada la Gorgone, ma Ermes lo avvisa che si tratta solo di un’ombra vana; si prepara allora a colpire con le frecce Meleagro ma costui gli racconta la sua triste vicenda e l’eroe, commosso fino alle lacrime, promette di sposarne l’unica sorella rimasta viva, Deianira. Dopo molte altre vicissitudini Ercole giunge di fronte ad Ade, re degli Inferi, e gli chiede di portar via Cerbero: il dio acconsente, a patto che egli si batta con lo stesso Cerbero armato solo della corazza e della pelle di leone. L’eroe accetta: afferra Cerbero per il collo: la lotta è feroce ma, nonostante alcune ferite che il mostro gli procura con la punta della sua coda, terminante con un dardo simile a quello dello scorpione, Ercole  non molla la presa finché la belva è domata.

Risalito all’esterno attraverso la Bocca dell’Inferno situata a Trezene, Ercole ritorna a Micene: qui Euristeo, vedendo Cerbero, si spaventa e si rifugia nel suo solito pithos. Allora Ercole, non sapendo bene che farsene del cane, lo riporta al suo padrone, Ade.

Cratere apulo, pittore di Lecce, 380-360 a.C., da Sant’Agata de’ Goti (Bn). Al centro, l’albero dei pomi con il serpente. A sinistra un’Esperide tiene una patera con del cibo per l’animale. L’altra Esperide approfitta della distrazione del serpente per cogliere un pomo destinato a Ercole

La XII fatica, Pomi d’oro del Giardino delle Esperidi. I prolifici alberi sono stati regalati da Gaia a EraZeus per le loro nozze ed Era li aveva fatti piantare nel suo giardino, vicino al monte Atlante (a ovest dell’attuale Libia); ma poiché le figlie di Atlante stesso venivano a saccheggiarlo vi aveva messo a guardia un terribile serpente chiamato Ladone, un drago immortale con cento teste. Aveva poi affiancato al drago tre ninfe della Sera, le Esperidi.

Come ultima fatica Euristeo ha imposto a Ercole di portargli i pomi d’oro del Giardino delle Esperidi. L’eroe è giunto in llliria, presso le ninfe dell’Eridano e da loro è venuto a sapere che, per conoscere il luogo dove i pomi sono conservati, deve interrogare il dio marino Nereo. Una volta in presenza di costui Ercole è riuscito con la forza a farsi rivelare dove è situato il Giardino. Giunto in Libia deve quindi lottare con il gigante Anteo: dopo averlo sconfitto passa in Egitto, rischiando di essere sacrificato dal re Busiride, poi in Asia, in Arabia e di nuovo in Libia fino al “Mar Esterno”.

Da qui si imbarca sulla coppa del Sole e sbarca sulla riva opposta, ai piedi del Caucaso, scalando il quale si imbatte in Prometeo e lo libera: egli, in segno di ringraziamento, gli rivela che non deve cogliere i pomi personalmente ma affidare questo compito ad Atlante. Ercole continua quindi il suo viaggio e giunge nel paese degli Iperborei, all’estremo nord del mondo, dove chiede ad Atlante se è disponibile a raccogliere al suo posto tre pomi d’oro: il gigante acconsente, a patto che Ercole lo sostituisca nel pesante compito di sostenere sulle spalle la volta del Cielo.

Atlante compie l’impresa ma, quando ritorna, pretende di andare lui stesso a consegnare i pomi a Euristeo: Ercole allora, con uno stratagemma, fa in modo che Atlante riprenda sulle spalle il Cielo, quindi afferra i pomi e fugge via, lasciando il gigante nella sua originarla condizione. Alla fine Ercole consegna i pomi a Euristeo che, come in altre occasioni, non sa cosa fare del risultato dell’ennesima impresa impossibile commissionata all’eroe. Ercole allora dona i pomi ad Atena che li riporta nel Giardino delle Esperidi.

 

Daniele Mancini

Per ulteriori info: Stefano De Caro (a cura di), Ercole. L’eroe, il mito, Milano 2001

 

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