DECODIFICATO DNA DI GUERRIERI ALEMANNI

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Non è il primo articolo e non sarà l’ultimo che riguarda gli studi e gli interessanti aggiornamenti sociali e culturali generati con le moderne analisi del DNA, trattati in questo blog: questo nuovo studio ha coinvolto una stirpe di guerrieri “barbari”, gli Alemanni, citati fin dall’antichità come indicato dallo storico romano di III secolo d.C. Gaio Asinio Quadrato in cui si afferma che  il loro nome significa “tutti gli uomini”, a indicare il loro eterogeneo “conglomerato” tribale; poi utilizzato anche dallo storico moderno Edward Gibbon che nella sua opera Decline and Fall of the Roman Empire, ha consolidato il nome della tribù nella storiografia nel corso dei secoli.

Nel 1962 fu scoperto a Niederstotzingen, nello stato del Baden-Wurttemberg, in Germania, una necropoli alemanna con diversi resti umani scheletrici. I ricercatori dell’Eurac Research di Bolzano dell’Istituto Max Planck di Jena, in Germania, hanno ora esaminato il DNA di questi resti scheletrici.

Grazie a queste anali è stato possibile determinare non solo il sesso e il grado di parentela di questi individui, ma anche le loro origini, fornendo nuove conoscenze sulle strutture sociali nell’alto Medioevo. I risultati di questo studio dimostrano che la ricerca genetica può integrare la ricerca fatta da archeologi e antropologi attraverso metodi più convenzionali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista specializzata Science Advances.

Gli archeologi hanno recuperato tredici scheletri umani, i resti di tre cavalli e alcuni corredi funerari ottimamente conservati di diversa origine. Questa piccola necropoli, rinvenuta nei pressi di una strada romana non lontana da Ulm, è considerata una delle più importanti necropoli alsaziane in Germania. Il sito consiste di tombe individuali e multiple, dalle quali si è ipotizzato che gli individui non fossero stati tutti sepolti nello stesso momento. Le indagini genetiche molecolari hanno portato alla luce nuovi dettagli sulle sepoltura, di alto livello, di questi guerrieri.

Utilizzando l’analisi del DNA, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire la parentela materna e paterna. Sulla base di campioni di denti, gli scienziati hanno potuto accertare che cinque delle persone erano parenti di primo o secondo grado. Inoltre,uno degli individui mostrava una varietà di modelli di origine genetica, indicando radici mediterranee e nordeuropee, provando l’esistenza di notevoli contatti transregionali.

In questo contesto sono molto interessanti anche i corredi funerari con i quali sono state adornate le tombe multiple con manufatti di origine franca, longobarda e bizantina. La loro diversa origine, in combinazione con i nuovi dati genetici, indica un’apertura culturale e dimostra come i membri della stessa famiglia fossero ricettivi alle diverse culture.

Oltre all’analisi della parentela, i ricercatori hanno anche determinato il sesso degli individui utilizzando test molecolari. Uno degli scheletri aveva un fisico gracile e quindi non poteva essere chiaramente classificato come maschio o femmina. Gli antropologi determinano il sesso dei resti scheletrici utilizzando specifiche caratteristiche sessuali fisiche, ma se mancano le ossa di alcune aree del corpo, questo renderà la determinazione del genere molto più difficile.

Le analisi del DNA aprono nuove strade proprio in questo senso e, in questo caso specifico, gli studiosi sono stati in grado di identificare il giovane individuo, molecolarmente, come un maschio e quindi escludere la possibilità che si avesse a che fare con una guerriera femminile alto medievale.

I notevoli progressi che sono stati fatti nella genetica molecolare negli ultimi anni permettono di risolvere diverse questioni ancora senza risposta e di aggiungere, a reperti storici e archeologici, delle spiegazioni non più teoriche alle quali archeologi e antropologi sono spesso costretti a giungere.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Oer ulteriori info: Eurac Research 

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