COME COSTRUIVANO LE TOMBE DELLA VALLE DEI RE – prima parte

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La costruzione della propria tomba, luogo nel quale avvenivano la trasformazione e la rigenerazione del re defunto, era una delle principali preoccupazioni del faraone vivente. In genere, già durante il primo anno di regno, veniva scelto il sito della futura tomba ed era elaborato un progetto nel quale venivano specificati non solo le caratteristiche architettoniche, ma anche le decorazioni, i disegni e i testi che sarebbero stati rappresentati sulle pareti. Quindi si passava immediatamente alla fase esecutiva affidata all’architetto e agli operai specializzati, che vivevano nel villaggio di Deir el-Medina: questi si recavano al lavoro seguendo un sentiero che attraversa il crinale della montagna, ancor oggi facilmente percorribile. I lavori avevano una durata variabile, in rapporto alle dimensioni della tomba che, a loro volta, erano legate, almeno entro certi limiti, alla durata del regno[1].

La giornata lavorativa aveva inizio all’alba e durava circa otto ore, con una pausa per il pranzo dopo le prime quattro ore di lavoro. I ritmi non erano, quindi, particolarmente faticosi e nella settimana lavorativa, che aveva una durata di dieci giorni, vi erano due giorni di riposo. A questi giorni festivi settimanali se ne aggiungevano molti altri in occasione delle numerose feste religiose; erano inoltre previste le assenze per motivi personali o familiari, che avvenivano con una certa frequenza[2].

Nella costruzione della tomba gli operai venivano suddivisi in una “squadra di sinistra” e una “di destra“, ciascuna composta da un massimo di cinquanta persone e guidata da un caposquadra. Uno o due uomini per ciascuna squadra intagliavano lo strato calcareo con attrezzi di selce, mentre gli altri, suddivisi in sottogruppi, avevano il compito di liberare la tomba dalle macerie con l’aiuto di canestri. L’illuminazione era assicurata da lampade a olio munite di stoppini di lunghezza misurata con cura: quando il lucignolo era consumato, era giunto il momento del pranzo o di far ritorno a casa. Al fine di contenerne la fumigazione, all’olio veniva aggiunto del sale.

Testimonianze degli scavi condotti nella Valle dei Re hanno dimostrato come le tombe possano essere terribilmente calde, umide e colme di polvere soffocante; incombente è sempre il rischio di essere feriti dalle schegge calcaree dai bordi taglienti, oppure di essere investiti da blocchi di roccia del peso di diverse tonnellate. Scavare tombe con una certa precisione non era facile e gli antichi supervisori tracciavano segni sulle pareti e sui soffitti per aiutare gli operai a realizzare un asse rettilineo o una svolta ad angolo retto, oppure a impostare correttamente una porta.

Gli strumenti di controllo erano semplici, ma efficaci: la squadra da carpentiere determinava gli angoli retti, il peso a piombo garantiva la verticalità delle pareti e una determinata lunghezza di spago misurava le dimensioni lineari. Con pazienza e cura questi attrezzi rudimentali consentirono la realizzazione di scavi altamente accurati. Nel Museo Egizio di Torino è conservato un papiro[3] sul quale un antico architetto aveva tracciato la pianta della tomba di Ramses IV (KV 2), annotando le dimensioni dei diversi ambienti. Possiamo convenire le antiche stime forniteci dal papiro nelle unità di misura moderne: un cubito equivale a 52,3 centimetri, un palmo a 7,47 centimetri, ovvero a un settimo di cubito, un dito a 1,87 centimetri, ovvero a un quarto di palmo. Se possiamo supporre che il progetto veniva disegnato prima che la tomba venisse scavata e non dopo (non esistono comunque prove in questo senso), allora gli operai giunsero ad adoperare frazioni di centimetri per la realizzazione di quanto richiesto dalle specifiche[4].

Il substrato calcareo nel quale vennero scavate le tombe della Valle dei Re è composto da roccia relativamente tenera e facile da lavorare; in molti punti della valle la roccia è strutturalmente solida, di grana fine e resistente, ma in altri luoghi è gravemente fessurata, frantumata e costellata di noduli di dura selce, dalle dimensioni di una palla da tennis, che rendono ardua l’escavazione. Là dove la pietra si presentava solida fu possibile scolpire le decorazioni parietali in basso o in alto rilievo, dove invece il minerale era povero l’ornamentazione venne dipinta su spessi strati di stucco applicato alle pareti per ottenere una superficie liscia e regolare. Occorre aggiungere che i noduli silicei incontrati durante la progressione dello scavo erano un materiale eccellente per la fabbricazione di strumenti litici come le asce, i ceselli e i martelli, i tipici attrezzi impiegati dagli operai nello scavo delle tombe della Valle dei Re: la valle ha restituito molti strumenti silicei del genere.

La preparazione della tomba era un lavoro di squadra, più che una catena di montaggio; mentre gli scavatori tagliavano grossolanamente la tomba gli altri operai seguivano da presso allineando e lisciando più accuratamente le pareti e i soffitti con l’impiego di abrasivi a base di arenaria polverizzata e accertandosi che gli angoli e gli ingressi fossero squadrati.

Dopo il passaggio degli operai, gli artigiani applicavano in primo luogo un fine strato di stucco sulle pareti, tracciavano le linee che ripartivano le superfici in pannelli e in registri, quindi disegnavano in inchiostro rosso i contorni delle figure e dei geroglifici da incidervi. I maestri d’arte e gli scribi usavano inchiostro nero per precisare le proporzioni delle figure o per correggere gli errori. Le scene figurate e le parti di testo venivano realizzate sia scolpendole in altorilievo sia dipingendole sullo stucco. I pigmenti erano ottenuti con la mescolanza di diversi componenti minerali, come l’ocra gialla e rossa, i sali di rame blu e verdi, il carbone nero e il gesso bianco[5].

Gli scribi, che esercitavano un ruolo di grande importanza e prestigio nella società egiziana, erano anche incaricati di prelevare dai magazzini del faraone gli alimenti che venivano distribuiti agli operai come paga, di dirimere eventuali controversie e di amministrare la giustizia nel villaggio di Deir el-Medina.

E’ probabile che fossero necessari pochi anni per scavare e decorare completamente una tomba reale nella Valle dei Re, anche se nell’opera potevano essere coinvolti cinquanta o sessanta uomini. Quando la tomba di un faraone era terminata, gli operai erano liberi di lavorare per altri progetti reali, o per scavare le tombe dei sacerdoti, o ancora per realizzare le proprie, scavate nei pressi del loro villaggio finché non fosse stato incoronato un nuovo sovrano e la sua tomba non venisse iniziata.[6]

 

Daniele Mancini

Per un approfondimento bibliografico e note:

[1] REEVES-WILKINSON, 1996, p. 28

[2] SILIOTTI, A., La Valle dei Re, VECELLI, 2004, pp. 24-25

[3] HAWASS, Z., LeTombe Reali di Tebe, NOVARA, 2006, pp. 38-41

[4] WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001, p. 116

[5] HAWASS, 2006, pp. 45-55

[6] WEEKS, 2001, pp. 118-119

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