I COLORI DELL’ARCO DI TITO

Per leggere questo articolo occorrono circa 2 minuti

E’ uno dei monumenti più interessanti e meglio conservati del Foro di Roma: posto all’ingresso S-E della Via Sacra, fu inaugurato dall’imperatore romano Domiziano nel 90 d.C., dopo che il Senato ne commissionò la costruzione intorno all’81 d.C., dopo la morte di Tito stesso. In sostanza, l’arco trionfale commemora le vittorie di Tito durante la Prima Guerra giudaica (66-73 d.C.) con gli interessanti rilievi che descrivono del lungo assedio romano di Gerusalemme e della distruzione del Secondo Tempio ebraico della città nel 70 d.C. L’Arco di Tito è considerato tra i rari manufatti che raffigurano il Secondo Tempio, con rappresentazioni della Menorah, il sacro candelabro a sette bracci trafugato dal Tempio.

Il monumento, il più antico arco trionfale di Roma, è ben conservato poiché in epoca medievale fu inglobato nella cinta muraria della Fortezza dei Frangipane.

Accade spesso di cadere in errore credendo che gli antichi monumenti della Grecia classica o i manufatti scultorei di candido e bianco marmo, fossero così semplicemente realizzati: ma, la maggior parte delle opere scultoree e architettoniche dell’antica Grecia (incluso il Partenone) probabilmente hanno mostrato il loro fascino con facciate vivaci dipinte! In seguito, monumenti e varie opere dei Romani, che hanno mutuato molto dalla classicità greca, hanno presentato la medesima vivacità cromatica proposta dall’arte greca.

Un team internazionale di studiosi della Yeshiva University, del Virginia Museum of Fine Arts e dell’Institute for the Visualization of History ha ricostruito digitalmente il pannello con la Menorah dell’Arco di Tito, adoperando i colori, consoni al periodo, simili a quelli usati per la realizzazione del monumento.

Il primo passo per il loro processo di ricostruzione ha comportato la scansione 3D del pannello con la Menorah, permettendo di ricreare virtualmente ogni singolo segmento del manufatto. E’ stata anche realizzata una specifica scansione per individuare i resti delle colorazioni antiche e il team ha individuato tracce di colorazione giallastra sulla menorah stessa, che si abbinava  all’antica descrizione realizzata dallo storico ebraico-romano Giuseppe Flavio di come l’oggetto appariva, dorato, durante la parata del trionfo di Tito.

Per le scansioni tridimensionali ad alta risoluzione è stato utilizzato uno scanner 3D della Breuckmann GmbH. Inoltre una spettrometria UV-VIS è stata impiegata per rilevare il colore sui rilievi di marmo. Per la Yeshiva University è un progetto pilota: i dati di scansione sono stati elaborati per creare una rappresentazione 3D con una precisione sotto il millimetro.

Il team ha, inoltre, completato i colori delle altre immagini associando gli elementi ai colori di oggetti storico-artistici del periodo legati alla natura, ai manufatti, all’abbigliamento (ad esempio, allo scontato cielo dipinto di azzurro, sono state aggiunte le tuniche in una tinta rossastra-viola, le corone di alloro verdi e i vasi sacri dorati)

Non sono mancati i detrattori che credono nella “purezza” dei profili monocromatici: ma come ricorda Steven Fine della Yeshiva University, l’utilizzo del bianco e nero è un “topic” esclusivamente occidentale che gli ottocenteschi curatori dei primi musei tedeschi, dapprima teorizzarono il bianco candido ma poi si resero conto che le antiche statue  erano tutte colorate. Solo negli ultimi trent’anni, secondo Fine, il mondo antico è diventato un luogo colorato!

Ottima scelta…

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Yeshiva University

 

Ciao! Lascia un commento. Grazie