ARTE E ARCHEOLOGIA PALEOCRISTIANA – prima parte

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L’arte romana, l’arte del potere, erede dell’arte greca, ha avuto nell’arte paleocristiana una degna erede e prosecutrice di una tradizione resa immortale da manufatti e monumenti meravigliosi.

All’inizio, sebbene il Cristianesimo si possa collocare all’interno di una più vasta diffusione nell’Impero Romano di altre religioni originarie della parte orientale dell’impero, sebbene il pensiero cristiano, nonostante fosse sempre stato “controcorrente”, in netta opposizione ai valori tradizionali diffusi nell’Impero, le prime comunità cristiane si erano ormai diffuse in tutte le città, ampiamente tollerate dalle autorità imperiali.

Una delle prime attestazioni della presenza dei Cristiani è stata rinvenuta nella Pompei prima della catastrofe del Vesuvio, è il cosiddetto Quadrato magico.

Ne sono state rinvenute copie in tutto l’impero romano, in Siria, in Gallia, in Britannia e solitamente erano incise sui muri delle case o sulle colonne all’esterno di alcuni edifici. Dopo i primi rinvenimenti, non si aveva nessuna idea di cosa fossero, se non misteriosi giochi di parole cementati all’esterno delle case.

l quadrato del Rotas murato rovesciato nella
Chiesa di San Pietro ad Oratorium, Capestrano (AQ) – Foto di Eleonora Sciascia

Il quadrato magico è composta da 5 parole latine: Rotas, Opera, Tenet, Arepo, Sator. E’ un quadrato palindromo: ogni parola, letta al contrario, corrisponde alla parola opposta nel quadrato. Solo Tenet, al centro, ha la corrispondenza nel suo contrario.

Traducendo dal latino, uno dei significati più generici, indica: “quello che abbiamo seminato, raccoglieremo”,  ignorando completamente le leggi della grammatica latina.

Numerosi decriptatori hanno studiato il quadrato del Sator per decenni, senza ottenere lusinghieri risultati. Uno degli studiosi, però, comprese che non erano le parole ad essere importanti nel quadrato, bensì le lettere.

Anagrammando le lettere iscritte nel quadrato, si potrebbe formare una croce ottenendo la parola Pater Noster leggibile in orizzontale e verticale, le parole iniziali della principale preghiera insegnata da Cristo. Le due lettere che avanzano, una A e un O, corrispondono ad Alfa e Omega, le prime due lettere dell’alfabeto greco, scritte qui in forma Latina.

Le lettere Alfa e Omega sono presenti ovunque nelle catacombe romane, indicano l’inizio e la fine, il codice comune dei cristiani per riferirsi all’unico vero Dio.

Dunque, questi misteriosi quadrati di parole vengono posizionati all’esterno di edifici e abitazioni per indicare che gli occupanti sono cristiani e per tenere lontano il male!

Il quadrato del Sator contiene anche diverse implicazioni artistiche: è evidente un bisogno di segni e simboli segreti che in seguito sarà trasferito nell’arte paleocristiana.

La prima arte cristiana, quella del periodo Tardo Antico e dell‘Alto Medioevo, è un arte piuttosto misteriosa, ricca di suggestioni e rappresentazioni di miracoli, di trascendenza e di luce. Anche se il quadrato del Sator non è una vera e propria espressione artistica,  è un’eccellente indicazione di una nuova tendenza. L’arte paleocristiana si è espressa in luoghi emozionanti, come la caotica Roma, la cui modernità è controbilanciata dal fascino delle presenze archeologiche sotterranee.

Nelle credenze popolari si pensa che le catacombe siano stati dei nascondigli,  dei rifugi sotterranei in cui i cristiani mal voluti o perseguitati si nascondevano ai Romani. Era francamente difficile nascondere una città sotterranea come quella delle grandi catacombe: i Romani ne conoscevano benissimo l’esistenza ma ignoravano i messaggi criptici che i Cristiani si scambiavano all’interno di esse.

Uno dei simboli molto spesso presenti è il pesce, le cui lettere del nome greco, ichtys, sono le iniziali della frase Ieosus CHristos Theou Yìos Sotèr ossia Gesù Cristo Figlio di Dio Slavatore.

Un altro simbolo è il Chi Ro, il monogramma di Cristo composto dalle iniziali del suo nome greco, le lettere greche Chi e Ro.

Un altro segno cristiano molto diffuso è l’ancora: la parte superiore forma una croce e la parte inferiore è necessaria per cattura i nuovi fedeli in Cristo.

Visitando le oscure catacombe romane, numerose sono le dichiarazioni di fede dei Cristiani, spesso misteriose e criptiche, rappresentando un modo differente di guardare le cose, non solo con gli occhi, ma anche con l’immaginazione.

Nella prima arte Cristiana poche sono le immagini adoperate: non esistono immagine del Cristo, della Madonna o dei Santi. Solo con l’avvento del IV secolo iniziano ad apparire le prime figure e le prime scene dell’arte cristiana

Nelle Catacombe di Priscilla, sempre a Roma, originariamente la tomba dei membri di una ricca famiglia romana cristiana, sono presenti delle interessantissime decorazioni:  un pavone, tre uomini in una fornace, un mostro marino dalla cui bocca fuoriesce un uomo.

Il pavone simboleggia l’eternità:  sostituendo ogni anno le proprie piume, secondo gli antichi, il corpo del pavone non avrebbe mai il decadimento fisico che orta alla morte.

Dal libro del Profeta Daniele è tratta la scena del Cantico dei tre giovani nella fornace in cui sono descritti i tre giovani israeliti messi al rogo dai Babilonesi: Dio, però, li Protegge e le fiamme dei babilonesi non riescono a bruciare.

Infine, l’uomo che esce dal mostro marino è il profeta Giona,  inghiottito per tre lunghi giorni dopo i quali, quando è sputato fuori, ritorna sulla  terraferma da uomo saggio. Il filo rosso che unisce queste immagini  criptiche è la salvezza, la speranza di risorgere a nuova vita.

Giona è anche il soggetto di una delle prime opere d’arte della scultura cristiana giunte fino a noi: esposto nel Museo di Cleveland,  il trittico scultoreo su Giona mostra le peculiarità della prima arte cristiana ovviamente mutuata da quella romana.

Giona è un personaggio particolarmente significativo perché è utilizzato come sostituto di Cristo stesso, mostrato in un modo anomalo senza rappresentarlo direttamente, una vero e proprio simbolismo artistico.

Il primo Cristianesimo deve riscontrare la mancata presenza di una vera e propria rappresentazione di Gesù Cristo, soprattutto a causa che i Testi Sacri non descrivono le sembianze fisiche del figlio di Dio e nessuno, tra i primi cristiani, ha indizi sul suo aspetto reale.

L’arte impiegherà un tempo estremamente lungo per rappresentare il volto di Cristo,  una battaglia artistica che coinvolgerà gli artisti già nell’alto Medioevo. I primi artigiani che hanno rappresentato Cristo  lo mostrano con capelli ricci, sbarbato e adolescente, molto lontana dalla rappresentazione del Cristo odierno, con un bastone in mano mentre realizza i suoi miracoli più importanti (vedi Sarcofago delle scene bibliche conservato ai Musei Vaticani).

Nei primissimi esempi di arte cristiana, inoltre, non vedremo mai un Cristo sofferente nel dolore; questa sarà una creazione artistica del pieno Medioevo, che abbraccia l’espressione del terrore e del senso di colpa del periodo medievale.

Dopo l’anno mille, infatti, lo spirito artistico infligge al Cristo innumerevoli e orribili sofferenze, mostrandolo completamente diverso dalle prime rappresentazioni paleocristiane. E’ chiaro che i primi cristiani non cercano un Dio che li faccia sentire in colpa, cercano un Dio che li possa salvare e colmare di speranze.

Come modello per il loro primo Cristo, gli artisti cristiani scelgono il dio pagano più bello e giovane tra tutti, ovvero Apollo, il dio del sole: senza barba, capelli ricci, di bellissimo aspetto, quasi femmineo, Apollo rappresentava il senso massimo della bellezza e dello star bene.

Quando hanno rinvenuto la statua del Cristo docente, di IV secolo d.C., oggi esposta al Museo nazionale romano di Palazzo Massimo,  hanno pensato che fosse un soggetto femminile, una dea o una musa; solo più tardi, gli studiosi compresero che è una delle prime rappresentazioni di Cristo giovane, elaborando quella tesi artistica mutuata dall’arte pagana in cui le divinità possono essere sia maschili che femminili, rappresentando entrambi i generi allo stesso tempo.

Il Cristo docente del Museo nazionale romano sembra che sia stato realizzato di proposito con una fisionomia femminea, raffigurato con un accenno di seno, corpo sinuoso e capelli lunghi, parafrasando quanto San Paolo scrive nella Lettera ai Galati: “non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù“.

Se i pagani hanno diverse divinità femminili da adorare, i Cristiani hanno un unico Dio di genere maschile,  quindi la femminilizzazione di Gesù è un tentativo artistico, consapevole, di rappresentare entrambi i sessi, producendo immagini sacre molto particolari.

A Ravenna, all’interno del meraviglioso Battistero degli Ariani, fatto costruire da Teodorico nel V secolo, nello splendido mosaico del Battesimo di Cristo questi è rappresentato molto morbido e femminile, delicato con fianchi da bambino, prima che si trasformi in un uomo con la barba. L’iconografia che vede il volto di Cristo ispirato alla figura di Apollo non dovrebbe sorprenderci; è così che agisce l’arte adoperando quello che già esiste!

E’ importante ricordare che, nei primi secoli della Cristianità, Cristiani e pagani vivevano insieme in una insolita armonia: i terribili periodi di persecuzione, in cui i Romani uccidevano i Cristiani in modi orribili, sono rari, sono l’eccezione e non la regola. Quando l’Impero romano dichiara il Cristianesimo una religione tollerabile, sotto l’impero di Costantino,  gli autori cristiani, che scrivono in questi periodi, si comportano come tutti gli autori vincitori di guerra e riscrivono la storia dal loro punto di vista, drammatizzandola ed esagerandola.

In gran parte dell’Impero romano, dunque, in particolare nei territori di confine, come la Siria, i pagani vivevano accanto ai Cristiani, i Cristiani vivevano accanto agli Ebrei e tutti quanti si mescolavano insieme.

La prima chiesa cristiana conosciuta è stata rinvenuta in Siria, in un antica città conosciuta come Dura Europos:  la chiesa era stata realizzata accanto alla prima Sinagoga conosciuta e, più avanti, era stato edificato un tempio dedicato a Mitra, influenzandosi, reciprocamente, sia dal punto di vista culturale che artistico.

Una di queste influenze è fornita dall’aureola, il cerchio di luce miracolosa che si vede attorno alle teste dei Santi, all’inizio dell’arte Cristiana non è presente. Quando l’arte cristiana si sviluppa, gli artisti cristiani mutuano le peculiarità dell’arte pagana facendo indossare alle proprie figure sacre anche l’aureola, presa in prestito sempre da Apollo.

Apollo indossa, infatti, un cerchio di luce solare, simbolo a rappresentare la divinità del sole. Anche le immagini degli angeli sono un’importante prestito pagano:  osservando un tipico sarcofago romano degli inizi dell’era cristiana,  numerose sono le rappresentazioni di alcune figure alate che accompagnano il defunto verso la gloria dei cieli e dell’aldilà. Assomigliano esattamente ad angeli, ma non lo sono: sono le immagini romane della Vittoria, la Nike, trasportatrice pagana dell’anima.

Il più significativo tra i prestiti pagani è la figura femminile adottata dell’arte egiziana:  è diventata molto diffusa nella cristianità, assumendone un ruolo centrale. La Madre Terra degli egiziani, Iside, una delle divinità pagane più venerate,  la dea della fertilità dalla quale era sorta tutta la vita, pregata sia per avere un bambino che un raccolto rigoglioso, da tutte le classi della popolazione, nobile o schiavo che si fosse.

Iside e spesso raffigurata mentre allatta regalmente al seno un bambino seduto sul suo grembo, Horus, figlio di Iside e Osiride, Dio del cielo, una sorta di Apollo egiziano. Il modello iconografico di Iside viene dunque trasportato con successo nell’arte cristiana e la prima immagine conosciuta della Madonna che tiene in braccio Gesù Bambino è stata rinvenuta nelle Catacombe romane di Priscilla.

La Madonna che accudisce Gesù è diventata, quindi, una delle immagini più diffuse del Medioevo, con risultati artisticamente meravigliosi. La creazione dell’iconografia artistica della Madonna annulla, dunque, il bisogno di femminilizzare la figura del Cristo, facendola emergere come forte presenza divina, madre di Dio, e permettendo all’immagine di Cristo di diventare pienamente mascolina.

— CONTINUA —

Daniele Mancini

Per ulteriori info:

  • AA.VV., Arte paleocristiana, su Enciclopedia Britannica
  • L. De Bruyne, Arte cristiana antica, in Enciclopedia cattolica, Città del Vaticano, 1948-1954
  • Luciano De Bruyne, Iconografia cristiana antica, in Enciclopedia cattolica, Città del Vaticano, 1948-1954

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