ANTICO DNA RACCONTA STORIA DI ANTICHI MIGRANTI

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Fino a poco tempo fa era possibile ricostruire il passato dell’uomo solo sullo studio di antichi insediamenti, ossa, manufatti. Oggi, non più! Oggi è possibile avere una visione dell’alba dell’uomo leggendo il reale codice genetico dei nostri antichi antenati. Due articoli pubblicati sulla rivista Nature del 21 febbraio, rivelano che è stato analizzato l’antico DNA di oltre 1336 individui preistorici, rispetto ai soli 10 fino al 2014. Vediamo i dettagli.

David Reich, un ricercatore dell‘Howard Hughes Medical Institute presso la Harvard Medical School, ritiene che la nuova ricerca genetica rappresenta un notevole passo avanti negli studi del DNA antico, suscitando notevole interesse nell’ortodossia archeologica.

Inoltre, spiega Reich, se si pensava che i nostri antenati preistorici non erano abituati alla migrazione, considerata un processo molto raro nell’evoluzione umana, l’antico DNA racconta il contrario, le popolazioni umane si muovevano e si mescolavano continuamente.

Reich e il suo team traccia la diffusione della cultura conosciuta grazie ai suoi vasi stilizzati a forma di campana, la cosiddetta Bell Beaker Culture, diffusasi dapprima tra l’Iberia e l’Europa centrale a partire da circa 4.700 anni fa. Analizzando il DNA di diverse centinaia di campioni di ossa umane, la squadra di Reich mostra che solo le idee culturali, e non le persone, hanno effettuato la migrazione. I geni della popolazione iberica rimangono distinti da quelli degli europei centrali che hanno adottato i caratteristici vasi e altri artefatti.

Ma la storia cambia quando la Cultura del vaso campaniforme si espanse in Gran Bretagna circa 4.500 anni fa. Lì fu portata da migranti che soppiantarono quasi completamente gli abitanti esistenti sull’isola, coloro che avrebbero eretto Stonehenge, nel giro di poche centinaia di anni. Per gli archeologi questi risultati sono assolutamente una scoperta strabiliante.

Il movimento di gruppi umani che originariamente vivevano nelle steppe dell’Asia centrale, a nord del Mar Nero e del Mar Caspio, circa 5300 anni fa, quelle culture locali di cacciatori-raccoglitori furono sostituite in molti luoghi da pastori nomadi, soprannominati gli Yamnaya, che furono in grado di espandersi rapidamente sfruttando i cavalli e la nuova invenzione del carro, lasciando grandi e profonde sepolture .

Gli archeologi hanno da tempo confermato che alcune delle tecnologie utilizzate da Yamnaya si diffusero in Europa e la rilevazione del DNA è stata che anche le popolazioni si sono trasferite fino alla costa atlantica dell’Europa a ovest, in Mongolia a est e in India a sud, offrendo un valido contributo alla diffusione delle lingue indoeuropee. Questa cultura asiatica ha significativamente sostituito i geni locali dei cacciatori-raccoglitori europei con il timbro indelebile del DNA delle steppe, come è successo in Gran Bretagna con la migrazione dei popoli iberici.

Un altro “strano risultato” di una connessione genetica è stato accertato nei genomi degli europei moderni e dei nativi americani: il legame è la prova che gruppi umani vivevano in Siberia 24000 anni fa, il cui DNA rivelatore si trova sia nei nativi americani, sia nelle popolazioni della steppa Yamnaya e dei loro discendenti europei!

L’altra ricerca di Reich sulla storia genomica dell’Europa sud-orientale, rivela un’ulteriore migrazione dovuta all’agricoltura diffusa in tutta Europa, basata su dati di 255 individui vissuti tra 14000 e 2500 anni fa: è la prima prova tangibile che la mescolanza genetica delle popolazioni in Europa sia pervenuta solo da un sesso.

Secondo Reich, i geni dei cacciatori-raccoglitori degli individui nordeuropei dopo l’afflusso di contadini migratori provenivano più dai maschi che dalle femmine. Le prove archeologiche mostrano che quando i contadini si sono diffusi per la prima volta nell’Europa settentrionale, si sono fermati a una latitudine dove le loro colture non sono cresciute bene, permettendo ai cacciatori-raccoglitori e agli agricoltori di interagire a lungo. Secondo Reich, uno scenario speculativo è che durante questa lunga, estesa interazione, c’è stata una dinamica sociale, o di potere, in cui le donne contadine tendevano ad essere integrate nelle comunità di cacciatori-raccoglitori.

Quella che finora è stata solo un’ipotesi, ha permesso di scoprire nuove prove sui diversi ruoli e destini sociali di uomini e donne nella società preistorica!

Questi progressi scientifici sono stati alimentati da tre sviluppi chiave.

Uno è la drammatica riduzione dei costi (e aumento della velocità) nel sequenziamento dei geni. Il secondo è una scoperta guidata da Ron Pinhasi, archeologo presso l’University College di Dublino. Il suo gruppo ha individuato che l’osso petroso, il minuscolo osso contenuto all’interno dell’orecchio, contiene 100 volte di DNA in più rispetto ad altri resti umani, offrendo un enorme aumento della quantità di materiale genetico disponibile per l’analisi. Il terzo è un metodo implementato da Reich per leggere i codici genetici di 1,2 milioni di parti variabili del DNA attentamente selezionate, note come polimorfismi a singolo nucleotide, piuttosto che dover sequenziare interi genomi. Ciò accelera l’analisi e ne riduce ulteriormente i costi.

Oggi, con centinaia di migliaia di antichi scheletri e le loro ossa petrose ancora da analizzare, il campo del DNA antico è pronto sia per risolvere le attuali domande che per affrontarne di nuove. Oltre a questo, il DNA antico offre la promessa di studiare non solo i movimenti umani migratori, ma anche l’evoluzione dei tratti e delle suscettibilità alle malattie, spiegando anche come alcune popolazioni si  siano estinte o rapidamente ridotte.

E allora, largo al DNA!

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

per ulteriori info:  Howard Hughes Medical Institute

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