ANTICHE TECNICHE ROMANE DI COLTIVAZIONE UTILI ANCHE OGGI!

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Gli sforzi per assicurare un futuro dignitoso alla sopravvivenza dell’umanità è, spesso, guidato dalla conoscenza del nostro passato. Una ricerca condotta dai dell’Università dell’Australia Occidentale ha confermato questa convinzione facendo luce sulle tecniche di coltivazione del frumento, estremamente accurate ed efficaci, degli Antichi romani.

Pubblicato sulla rivista Scientific Reports, lo studio evidenzia l’impatto dell’aumento delle temperature sulle colture di grano che, in parte, i romani avevano già previsto più di 2000 anni fa, e cosa accade quando le piante non riescono a ottenere abbastanza ossigeno a causa delle inondazioni.

In sostanza, gli scienziati hanno scoperto che il grano è tra le colture più sensibili ai danni provocati dalle inondazioni a  temperature elevate; un danno, secondo il team, che sarebbe causato principalmente dell’inadeguata mancanza di ossigeno alle colture.

Shaobai Huang e i suoi colleghi presso l’UWA’s ARC Centre of Excellence in Plant Energy Biology hanno esaminato i vari meccanismi cellulari su cui si basano diversi tipi di piante di grano che reagiscono alla mancanza di ossigeno.

Ha precisato che sono state testate  le piante tra 15° C e 28° C riscontrando un drammatico impatto negativo sul modo in cui le piante di grano si sono riprese da una mancanza di ossigeno a temperature più alte. Non solo il fattore temperatura è probabilmente più importante del tipo di grano, ma piccoli cambiamenti di temperatura possono fare un’enorme differenza.

Quindi, fondamentalmente, i cambiamenti climatici influenzano la produzione di grano in due modi: con l’aumento delle temperature e con la maggiore frequenza di inondazioni o allagamenti naturali.

Harvey Millar, direttore dell’ARC Centre of Excellence in Plant Energy Biology, ha dichiarato che questa ricerca dimostra che non è necessario che le temperature aumentino nella parte più calda dell’anno per avere un grande impatto sulle colture, ma potrebbe essere solo la differenza tra avere una primavera fresca o una primavera calda a generare un ottimo raccolto.

Durante il corso dello studio il team  si è imbattuto in un manuale di agricoltura romana che descrive lo stesso effetto. Il De Agri Cultura, opera in prosa dell’autore latino Marco Porcio Catone, detto il Censore, composta probabilmente attorno al 160 a.C., è un trattato sull’agricoltura ed è considerato come la più antica opera di letteratura pervenutaci per intero.

È un manuale pratico sulla coltivazione delle viti e degli olivi, ma anche sul pascolo del bestiame. Il lavoro descrive in dettaglio il passaggio dalle piccole proprietà terriere all’agricoltura latifondiaria nel Lazio e nella Campania e contiene anche informazioni su alcune delle vecchie usanze e superstizioni dei romani. Nel libro, inoltre, Catone suggerisce che, mentre è sicuro lasciare l’acqua piovana sui campi di grano durante i periodi freddi dell’inverno, deve essere rimossa in primavera per prevenire danni alle colture.

Mentre i preziosi consigli sulla coltivazione del grano degli antichi romani indicano la loro eccellente conoscenza dell’agricoltura, Millar ritiene di essere in grado di comprendere il meccanismo all’interno delle celle di grano offrendo una nuova speranza agli agricoltori. Secondo lo studioso, se i Romani conoscevano il problema, ma non avevano modo di provare a trovare una soluzione, se non quella di drenare il campo, oggi, con la conoscenze degli aminoacidi che svolgono un ruolo importante nel modo in cui le piante rispondono alla mancanza di ossigeno, si è in grado di trovare una soluzione alla coltivazione.

Dopo 2000 anni abbiamo finalmente capito il meccanismo che provoca danni al grano?

La popolazione mondiale attende fiduciosa…

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: The University of Western Australia

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