L’ANFITEATRO DI TEATE MARRUCINORUM

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Visione della Civitella durante i lavori degli anni '80
Visione della Civitella durante i lavori degli anni ’80

 

Uno dei monumenti vanto del municipio romano di Teate Marrucinorum è l’imponente Anfiteatro! Il complesso del Parco archeologica de ‘La Civitella’ è composto dal Museo Nazionale archeologico, dai resti degli antichi templi scomparsi della città e dai resti dell’Anfiteatro romano, appunto.

L’area, che sino a quasi trentacinque anni fa ospitava un glorioso campo sportivo, è stata aperta al pubblico nel novembre del 2000 e nel museo sono esposti i materiali archeologici utili alla ricostruzione della nascita e dello sviluppo dell’antica Teate. Tutto proviene dalle numerose ricerche e dagli scavi archeologici condotti nel territorio urbano e in quello esterno alla città, nel periodo che intercorre dall’età paleolitica sino ai materiali ottocenteschi.

La collina della Civitella, già abitata in età protostorica, prima del campo sportivo, fu Piazza d’Armi dal periodo borbonico: dalle prime indagini scientifiche effettuate nell’area, in occasione della costruzione del serbatoio idrico cittadino nel 1982, sono venuti alla luce i resti dell’Anfiteatro, di una porticus e di tre edifici sacri databili al II secolo a. C.; questi ultimi occupavano la parte alta della cd. Acropoli (La Civitella) ed affacciavano sul diverticolo viario urbano della Tiburtina Valeria, che attraversava Teate. Mentre gli edifici sacri furono distrutti nei primi anni del I secolo a. C. per spostare l’area sacra presso quella del “pozzo”, l’edificio per spettacolo fu abbandonato nel IV secolo d. C. In età altomedievale vi sorsero strutture di tipo artigianale e un sepolcreto databile tra VI e VII secolo d. C., quando il centro di potere principale passò sul sito dove fu eretta ed attualmente si trova la Cattedrale, nelle mani di quel potere ecclesiastico che permise a Teate di sopravvivere ai dissesti della caduta dell’impero romano. Sul finire del XIII secolo, con l’edificazione della Chiesa di S. Maria della Civitella da parte dei Celestini, l’area fu adibita ad orto dei frati per riacquisire, solo nel XIX secolo, le funzioni di Piazza d’Armi ad opera del Generale Giuseppe Salvatore Pianell.

IMG_5191I tre templi scomparsi erano parte di un santuario decorato con statue frontonali e lastre di rivestimento di raffinata fattura che sorgeva alla metà del II sec. a.C. sulle pendici dell’acropoli teatina. La documentazione archeologica che ha permesso l’individuazione degli edifici, proviene proprio dal notevole numero di frammenti fittili, rinvenuti a metà degli anni ’60 durante i lavori di costruzione dell’adiacente palestra dell’Istituto Magistrale, in una fossa votiva e dai resti di fondazioni dei templi stessi ancora visibili nel sito archeologico compreso nel Parco della Civitella, prossimi all’Anfiteatro romano. Gli scavi archeologici del 1982 condotti nel sito della Civitella in seguito alla scoperta delle prime tracce dell’Anfiteatro hanno chiaramente documentato come l’area sia stata più volte pesantemente trasformata. Uno di questi momenti coincise proprio agli inizi del I secolo a. C. quando la zona a ridosso del futuro Anfiteatro fu azzerata e ricostruita secondo nuove logiche funzionali e tutti gli edifici presente furono completamente distrutti. Come spesso accadeva, le terrecotte o le statue che rivestivano gli edifici sacri di un’acropoli, furono depositate in una fossa del terreno poco più a valle dell’area monumentale, non per un nuovo allestimento, ma a causa della trasformazione dell’area. Della struttura edilizia relativa ad uno dei templi, di cui si sono rinvenute parte delle fondazioni realizzate in calcestruzzo, si desume che potrebbe essere orientato verso NE, cioè con la fronte verso la chiesa di S. Maria della Civitella. Il tempio era composto da tre celle e doppio colonnato anteriore (in antis, ndr) ed aveva misure standard per i canoni romano-italici del periodo. Degli altri edifici non si conosce praticamente nulla a livello di strutture edilizie e se ne ipotizza l’esistenza sulla base dei complessi decorativi che sembrano appartenere ad almeno altri due templi e ad una serie di piccole edicole votive. Probabilmente i tre edifici principali trovavano posto, l’uno a fianco dell’altro, con la fronte allineata lungo la viabilità di accesso all’Acropoli della Civitella. In età cesariana probabilmente la zona era in grave dissesto geologico e le costruzioni templari furono livellate mentre le decorazioni, come indicato, depositate nella fossa votiva in occasione dell’edificazione di una porticus (una struttura porticata, spesso quadrangolare, che avrebbe potuto racchiudere un’area sacra o commerciale) realizzata a sostruzione della collina.

La fantasiosa pianta del Teatro/Anfiteatro elaborata dal De Chiara
La fantasiosa pianta del Teatro/Anfiteatro elaborata dal De Chiara

Le vicende e le grandi opere di rifacimento edilizio che hanno caratterizzato quest’area sacra e quella del “pozzo” (i Tempietti, ndr) nella prima metà del I secolo d.C., documentano la presenza a Teate di una importante guida politica di tradizione italica e con ideologie religiose ed artistiche della cultura romana, in grado di programmare l’urbanistica del nuovo municipium. Dei grandi stravolgimenti urbanistici del I secolo d. C. è parte fondamentale anche l’Anfiteatro. Le prime testimonianze di una presenza sulla Civitella sono di una struttura interpretata come Ludus gladiatorum (la scuola di addestramento dei gladiatori e denominato Edificio De Chiara) che emerse casualmente alla metà dell’ ‘800 durante i lavori per la trasformazione del sito in Piazza d’Armi. E’ così che furono erroneamente identificati i resti dei templi scomparsi dagli studiosi dell’epoca, prendendo un enorme abbaglio anche con il Teatro romano identificato come Anfiteatro prolungando fantasiose ellissi nel vuoto della vallata (si veda Giacomo De Chiara e il suo Origini e monumenti della città di Chieti edito nel 1857 a Chieti, ndr). Solo nel 1982, dopo i rinvenimenti occasionali di alcune strutture murarie nel corso dei lavori pubblici per la costruzione di un grande serbatoio idrico, si evidenziò la presenza, nel campo sportivo, dell’Anfiteatro romano di Teate. Gli scavi archeologici riportarono alla luce le strutture dell’ingresso meridionale, del podio e del palco imperiale. Mentre nelle campagne del 1991-1992, dopo la demolizione delle tribune del campo sportivo, fu portato alla luce anche l’ingresso settentrionale; le indagini del 1994-1995 hanno evidenziato, invece, la presenza della necropoli altomedievale ed i resti di piccoli edifici artigianali, incluso una fornace.

Ricostruzioe 3D dell'Anfiteatro tratta dalla app La Teate degli Asinii
Ricostruzioe 3D dell’Anfiteatro tratta dalla app La Teate degli Asinii

L’Anfiteatro, destinato alla rappresentazione dei giochi gladiatori, misura all’interno della sua arena circa mt 60×40. Ricavato lungo le pendici orientali della collina della Civitella, era direttamente collegato con la viabilità cittadina a nord, e con quella extraurbana a sud. Per la posizione periferica e per la tipologia, trova stretti confronti con l’Anfiteatro di Alba Fucens. L’edificio, dalla tipica pianta ellittica, fu realizzato sfruttando al massimo la conformazione naturale del terreno. L’arena, il campo centrale in terra battuta, fu adattata sbancando una piccola sella della collina; sagomando i pendii di questa furono ricavate tutt’intorno le gradinate della cavea, semplicemente rivestite da lastre in pietra, dove prendevano posto gli spettatori. I due sistemi di accesso, collocati lungo l’asse maggiore dell’edificio, furono invece ottenuti tramite una notevole opera di sbancamento e, come normale prassi nella costruzione degli anfiteatri romani, erano utilizzati uno per l’accesso della popolazione locale (quello settentrionale) e l’altro per l’accesso della popolazione non “cittadina” (quello meridionale e più vicino all’asse di viabilità principale). Nella caratteristica opera reticolata bicroma con ricorsi in laterizio, tipica di questa importante fase di strutturazione urbana della Teate Marrucinorum del periodo, furono realizzati il podium, muro che delimita l’arena, la tribuna (suggestum) sul lato occidentale dell’ellisse e i muri che, contenendo il terreno della collina, venivano a definire i due articolati sistemi di accesso.

Tomba tardoantica rinvenuta nell'arena
Tomba tardoantica rinvenuta nell’arena

In età altomedievale nell’area dell’Anfiteatro si concentrarono attività disparate. L’impianto cadde in disuso e divenne una vera e propria “cava” di materiali mentre la decorazione architettonica in pietra venne scalpellata e lavorata sul posto. In alcuni settori si cominciò a seppellire e presso le tombe si svolsero i riti funerari del banchetto (refrigerium), documentati dal ritrovamento di frammenti di stoviglie di produzione africana. Altre attività artigianali sono testimoniate, come già detto, per la presenza una piccola fornace in uso durante il periodo VI-VII secolo d.C. Accanto alla fornace, sotto l’ingresso nord, è stata ritrovata una delle tante cisterne romane collegate con il sistema idrico cittadino in cui, nel VII secolo d.C., in concomitanza con l’abbandono dell’area, vi furono depositati vasellame ceramico (brocche) ed elementi metallici di recupero che documentano l’installazione nell’area anche di un’officina metallurgica attiva nell’alto medioevo (per la Teate altomedivale, si legga  Teate Altomedieval: non pervenuta!).

Attualmente la summa cavea dell’Anfiteatro è parzialmente ricostruita in legno lamellare, come nella forma originale, mentre le sottostanti gradinate di media ed imea cavea sono rivestite in pietra secondo le misure delle lastre originali: il sito è stato restituito alla cittadinanza di Chieti affinché possa essere continuamente utilizzato per eventi di cultura e spettacolo moderni!

 

Daniele Mancini

 

Per un approfondimento bibliografico:

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OBLETTER, M. T. PICCIOLI, A. DE MARTIIS, Il patrimonio archeologico della città di Chieti, CHIETI 1985

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