ANELLO “DI PILATO” RINVENUTO VICINO BETLEMME

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Gli studi di archeologia biblica sono sempre molto interessanti e notizie come questa, pubblicate nel periodo natalizio, sono foriere di nuove prospettive di studio: un anello di rame, risalente a circa 2.000 anni fa, con l’iscrizione greca incisa “di Pilato” è stata rinvenuta in Cisgiordania.

La scoperta dell’iscrizione sull’anello ha immediatamente avvicinato il manufatto a quel Ponzio Pilato, prefetto romano della Giudea tra il 26 e il 36 d.C. che, secondo il Nuovo Testamento, ordinò la crocifissione di Gesù Cristo. Tuttavia, un gruppo di ricercatori che ha analizzato l’anello ritiene che, probabilmente, sia appartenuto a qualcun altro e non al famigerato prefetto romano.

Sito dell’Herodium

L’anello fu trovato nelle campagne di scavo tenutesi nel 1968-1969 condotte all’Herodium, un palazzo costruito per il Re Erode, che visse dal 74 al 4 a.C., che si trova a circa 5 km a sud-est di Betlemme. Erode fu un re di Giudea il cui regno fu sostenuto da Roma.

All’epoca in cui l’anello fu rinvenuto, gli archeologi non poterono dire che aveva un’iscrizione su di esso. Solo l’uso di moderne indagini di diagnostica, come la Reflectance Transformation Imaging (RTI), hanno permesso che l’iscrizione fosse rilevata e letta. RTI è una tecnica di indagine che fotografa un oggetto più volte con una fonte di luce da diverse angolazioni. Queste fotografie vengono quindi analizzate utilizzando un preciso software per computer.

Secondo il team di ricerca, la tipologia dell’anello e il contesto archeologico in cui è stato rinvenuto permettono di collocare il manufatto in un periodo tra il I secolo a.C. e la metà del I secolo d.C.

I ricercatori ritengono che possa essere stato usato come anello/sigillo, un tipo di anello indossabile che, impresso su cera o argilla, avrebbe potuto identificare il sigillo appartenente a una particolare autorità e posto su un documento o un oggetto. 

Anche se il nome “Pilato”, impresso sul manufatto, è un nome raro nel mondo romano, i ricercatori non possono completamente rifiutare la possibilità che l’anello sia stato usato dal celebre prefetto romano perché le ricerche archeologiche passate hanno dimostrato che parte dell’Herodium era in uso durante il periodo in cui Pilato è stato in carica in Giudea. Tuttavia, secondo i ricercatori, è altamente improbabile che sia appartenuto a lui!

E’ importante considerare che i personaggi di alto rango, come poteva essere un prefetto imperiale, avrebbero probabilmente indossato un anello molto più elaborato, realizzato in oro o argento, con una gemma incisa, piuttosto che un semplice anello di metallo. In effetti, i sottili e semplici anelli semplici di metallo, come quello dell’Herodium, erano principalmente attribuibili a soldati di grado elevato, funzionari erodiani e romani, cittadini di medio reddito di tutti i mestieri e occupazioni.

Secondo un’ulteriore analisi, i ricercatori ritengono che l’anello, oltre all’iscrizione, riproduce l’immagine di un cratere senza maniglie, un tipo di recipiente usato per mescolare acqua e vino, molto comuni nell’arte ebraica circa 2000 anni fa che, però, sarebbero stati una scelta insolita per un prefetto romano non ebreo.

Comunque, sebbene la persona che ha indossato questo anello non fosse Ponzio Pilato, è possibile che chiunque lo abbia posseduto avesse un legame con il prefetto romano e abbia deciso di usare il suo gentilizio o cognomen. Questa persona potrebbe essere qualcuno dell’amministrazione di Pilato, forse uno schiavo liberato, un liberto di Pilato o qualcuno che facesse parte della famiglia del prefetto. È anche possibile, tuttavia, che la persona che portava l’anello non avesse alcuna connessione con il famoso prefetto romano e avesse semplicemente lo stesso cognome.

Il team che ha realizzato le ricerche del 1968 era guidato dal docente di archeologia alla Hebrew University of Jerusalem’s Institute of Archaeology, Gideon Foerster. I membri del team che hanno analizzato è composta da Shua Amorai-Stark, docente emerito di arte ed estetica al Kaye College of Education di Beer Sheva, Malka Hershkovitz, Yakov Kalman, Rachel Chachy-Laureys e Roi Porat, docenti affiliati alla Hebrew University; Leah Di Segni, docente di archeologia alla Hebrew University, ha analizzato l’iscrizione dell’anello.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Articolo su ISRAEL EXPLORATION JOURNAL è al vol. 68 (2018), pp. 208-220

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