AMULETO ISLAMICO RINVENUTO TRA RESTI DELLA CITTA’ DI DAVIDE, GERUSALEMME

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La presenza di reperti di arte islamica negli angoli più inverosimili del mondo medievale non dovrebbe costituire una sorpresa. Le reti commerciali collegavano il Medio Oriente persino fino ai reami scandinavi, soprattutto grazie all’Impero Romano d’Oriente. La scoperta di un’opera d’arte islamica, come un amuleto, contribuisce ulteriormente alla conoscenza del quadro culturale dell’area di rinvenimento.

L’ultima scoperta, dunque, riguarda un piccolo amuleto d’argilla di circa 1000 anni trovato in una delle aree storicamente e archeologicamente più significative di Gerusalemme: la Città di David. L’oggetto presenta, inoltre, un’iscrizione con un messaggio di devozione che recita: “Kareem si fida di Allah. Il Signore dei Mondi è Allah”.

Il raro manufatto è stato trovato grazie allo sforzo collaborativo dei ricercatori dell’Israel Antiquities Authority (IAA) e dell’Università di Tel Aviv. Si trovava sotto il parcheggio di Givati, nella città di David, spesso descritta come il nucleo urbano dell’antica Gerusalemme, il cui spettro temporale copre strutture dalla tarda Età del Bronzo fino al Periodo ottomano.

La Cittadella sotto l’ex parcheggio di Givati

Questa specifica area di parcheggio è il più grande sito di scavi all’interno di Gerusalemme e, come tale, è stata la fonte del rinvenimento di numerosi manufatti storici interessanti, da pietre preziose a monete d’oro.

Circa l’amuleto, come la maggior parte di tali oggetti, aveva probabilmente il suo valore simbolico e spirituale. il cui scopo è quello di ottenere protezione personale, spesso contro superstizioni popolari.

Ma al di là del suo scopo, la lavorazione e il materiale dell’amuleto hanno suscitato l’interesse degli archeologi: l’oggetto, realizzato in friabile argilla, è sopravvissuto al trascorrere del tempo grazie all’accidentale luogo sicuro in cui è stato rinvenuto, sigillato tra i pavimenti di un ambiente di una modesta struttura che probabilmente servì da piccola dimora al proprietario di un’officina.

L’iscrizione riportata sull’amuleto richiama lo stile abbaside, conformandosi la sua origine millenaria. Anche una lucerna trovata in un ambiente attiguo risale al periodo abbaside.

Gli Abbasidi hanno formato il Terzo grande Califfato Islamico che ha governato dal 750 al 1258 d.C.),. Derivano il loro nome da di Abbas ibn Abd al-Muttalib, lo zio paterno del Profeta Maometto. Inizialmente  hanno sfidato il dominio degli Omayyadi ( il Secondo Califfato Islamico) quando, dall’insorgere delle prime gravissime frizioni fra i vari “poteri forti” islamici per imporre la propria egemonia sulla Comunità, hanno preso il potere senza che i principali problemi che affliggevano la Umma (la comunità dei musulmani) fossero stati convenientemente risolti.

La loro affermazione nel mondo islamico era legata alla linea di sangue più vicina a Maometto e, quindi, relativa ad essere “puri” arabi in natura; nonostante questo, la loro propaganda è iniziata lontana città-ossi di Marv, nel nord di Khorasan, in Turkmenistan, lontano dalle regioni islamiche principali di Siria e Arabia.

La loro rivolta è stata sostenuta principalmente dagli arabi khurasani che hanno vissuto nel nord est dell’Iran e nelle regioni centro-asiatiche che oggi sono coincidenti con l’Uzbekistan e le regioni sud-occidentali del Kazakistan per quasi una generazione, dopo che i primi eserciti arabi conquistarono le regioni nel VII secolo d.C.

Gli Abbasidi hanno spesso fatto appello anche ai musulmani non arabi (o mawalis), specialmente i persiani che, culturalmente avanzati, erano stati ingenerosamente messi da parte dal governo degli  Omayyadi.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Haaretz 

 

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