ALLA SCOPERTA DI TEBE: I PALAZZI PUBBLICI

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Tebe ovest è stata spesso vista come la città dei morti alla quale i vivi compivano le visite annuali a edifici funerari, tombe e templi.

Ma di ben altra importanza e significato è l’insediamento che, presso il tempio antico di Medinet Habu, è sorto al tempo e per impulso di Amenhotep III. Qui il sovrano ha costruito il suo tempio funerario: di grandiose proporzioni, è oggi completamente distrutto, se non per le due statue che ne custodivano il pilone, i Colossi di Memnone, eloquente testimonianza dell’originaria ambizione[1].

Esso, comunque, è solo un elemento di una impostazione urbanistica assai più ampia che ha il suo centro in un’altra struttura non meno grandiosa, anche se oggi riconoscibile solo in traccia: la Birket Habu. Birka, “lago”, è chiamata ancora oggi un’ampia zona, attorno alla quale si alzano cumuli di sabbia che derivano dallo scavo di uno specchio d’acqua di circa due metri e quaranta centimetri per un chilometro, per circa duecentocinquanta ettari di superficie. Esso era connesso col Nilo, che lo raggiungeva attraverso un canale. E‘ là che arrivavano i materiali per le costruzioni, è là che si potevano celebrare i riti che comportavano una navigazione. Ed è là che Amenhotep III ha fondato una sua città, attorno a un suo palazzo impeiale: Malqata[2]. E’ un complesso di amplissime proporzioni, su cui si sono succedute le indagini di generazioni di archeologi, dal 1888 con Georges Émile Jules Daressy, collaboratore di  Gaston Maspero  ,che diede la prima notizia, al Metropolitan Museum, all’Università di Pennsylvania e infine, dal 1972, all’Università giapponese di Wareda.

Resti del palazzo di Amenhotep III - Foto di Daniele Mancini
Resti del palazzo di Amenhotep III – Foto di Daniele Mancini

La città, a giudicare dai monumenti datati che ne derivano, è stata fondata assai precocemente, nell’anno ottavo del regno di Amenhotep III, ma finita solo verso la fine del suo regno, apparentemente in funzione della celebrazione dei suoi giubilei. Il suo centro è un palazzo regale, diverso da quelli a fianco dei templi funerari. Quelli erano luoghi di sosta e di cerimonia, appendici all’edificio sacro,  noti da fonti più che da resti. Questo è invece immaginato al centro di un complesso urbanistico che vi si appoggia e di cui costituisce il fulcro. Ne è stato immaginato un significato politico, di distacco dall’ambiente tebano ed in anticipo sulla rivoluzione del figlio del re, Akhenaton. Ne è stato immaginato uno di pura ostentazione e infine uno in cui si vede una manifestazione della volontà di divinizzazione del re come creatore, che allinea Malqata con la fondazione di Akhetaton (Amarna) e poi di PiRamesse da parte di Ramses II[3].

La città ebbe il suo massimo splendore sotto il suo fondatore e, se vi sono tracce di frequentazioni regali degli immediati successori, esse cessano dopo Horemheb e da allora il luogo è restato deserto; in età romana vi si è addirittura impiantata una misera necropoli. Quel che se ne conosce è fondamentalmente il palazzo, anche se in gran parte crollato, che copre un’area chiusa di circa cento metri per duecento e l’esame della pianta mostra una assai organica struttura in tre elementi: l’ingresso, un cortile su cui danno gli ambienti per l’udienza, un secondo blocco in cui è un salone fiancheggiato da una doppia serie di camere fornite di servizi, che costituisce la parte abitativa e, infine, un blocco di cucine e magazzini[4]. Quel che doveva rendere estremamente suggestivo l’ambiente era l’abbondanza della decorazione pittorica. Ne conosciamo solo alcuni parziali elementi, conservati nella parte bassa dei muri, su parte dei pavimenti e su quanto dell’intonaco, che copriva i soffitti di materiale ligneo, è caduto a faccia in basso, quando il sostegno cui era applicato è stato divorato dalle formiche bianche.

Il sito di Malqata dall'alto
Il sito di Malqata dall’alto

A Malqata è attestata, infine, , in età ramesside, una “casa dell’Aton splendente” che mostra, forse, un interesse per il luogo da parte di Akhenaton. Un carattere solare ha comunque un Tempio del Sole, che è stato così chiamato in mancanza di una più precisa segnalazione: un cortile, al margine SE del complesso, che ospitava la base di un obelisco e in qualche modo connesso con il tempio funerario di Amenhotep III da una via che correva dietro Malqata[5].

 

Daniele Mancini

Per un approfondimento bibliografico:

[1] WEEKS, K. R., La Tomba perduta, NEW YORK, 1998, pp. 159-1

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[2] DONADONI, S., Tebe, MILANO, 1999, pp. 187-188

[3] KEMP, B. J., Ancient Egypt. Anatomy of a Civilization, NEW YORK, 1991, p. 213

[4] WEEKS, 1998, pp. 166-168

[5] DONADONI, 1999, p. 189

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