ALLA SCOPERTA DI TEBE EST E TEBE OVEST!

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Tebe Est

In un inno riportato sul Papiro di Leida 350, Tebe è celebrata nella luce di una mitologia fuori dal tempo, come una urbs che norma tutte le urbes della storia e che, in realtà, è assai più giovane di altri centri della sua stessa regione[1]. A Tebe Est gli scavi sotto la città moderna non sono più possibili e quello che si conosce è in pratica limitato alla regione dei grandi santuari a nord della città stessa.

A Tebe Est sono stati rinvenuti resti del più antico centro abitato, che risale al Medio Regno e, in minime tracce, all’età menfita. Esso si appoggiava a un santuario al centro di Karnak ed è andato sviluppandosi fino a raggiungere una dimensione di media grandezza, di circa mille metri per cinquecento, a pianta reticolata e fornita di palazzi residenziali[2].

Luqsor il viale delle sfingi di Nectanebo terminale della via processionale che raccorda Luqsor a Karnak
Luqsor il viale delle sfingi di Nectanebo terminale della via processionale che raccorda Luqsor a Karnak

Se la struttura generale dell’impianto è stata determinante per lo sviluppo urbano del periodo a cavallo del Secondo Periodo Intermedio, nell’età immediatamente più tarda, essa fu completamente annullata con la XVIII dinastia che distrusse e livellò le vecchie costruzioni per impiantarvi sopra i suoi templi di pietra. La città nuova si estese al di fuori di questa piattaforma, a un livello più basso, e così è rimasta per il momento sottratta allo scavo archeologico moderno; quel che oggi ancora ci da il senso dell’urbanistica della città è il sistema delle grandi zone templari su una distanza che raggiunge i tre chilometri che separano Karnak da Luqsor. Con la XVIII dinastia, la città raggiunge il massimo della sua importanza, poiché da Tebe parte la guerra per la riunificazione dell’Egitto e tebana è la vocazione imperiale dell’epoca[3].

La città prende quindi il carattere di città sacra, dove il tempio è più in vista del palazzo. I sovrani vi ringraziano il dio locale Ammon per le vittorie che ha loro concesso, vi versano le decime delle loro prede e dei tributi riscossi, vi celebrano le grandi feste dinastiche e religiose, ma risiedono spesso nell’antica capitale Menfi e, più tardi, nella nuova Pi-Ramesse, nel Delta. Hanno i loro palazzi a Tebe, ma oggi essi sono identificabili più da testi che da resti archeologici[4].

 

Tebe Ovest

La vasta e complessa città dei vivi della riva orientale del Nilo è inscindibilmente collegata con la non meno vasta e forse più complessa città dei morti sulla riva occidentale.

Traversato il fiume, ci si trova in una fascia di terra coltivata che ogni anno era, in altri tempi, sommersa e fecondata dalle acque della piena per la larghezza di un paio di chilometri. A occidente le coltivazioni finiscono dove il livello del suolo si alza, ai piedi di un altopiano roccioso e la sabbia del deserto copre, con uno strato di vario spessore, il letto della roccia primordiale[5].

Questo terreno si formò venti milioni di anni fa quando Tetide, un mare pre-mediterraneo, si ritirò lasciando scoperto il letto marino calcareo che avrebbe dato origine all’Africa settentrionale. Le piogge torrenziali erosero il paesaggio per alcuni milioni d’anni, scavando in modo graduale un intricato sistema di drenaggio comprendente la valle del Nilo e centinaia di valli laterali. In epoca dinastica la rete di colline calcaree e di valli fornì agli Egizi il mezzo ideale affinché funzionari, cortigiani, sacerdoti e faraoni potessero scavare le loro tombe. A partire dall’Antico Regno, ma specialmente durante i cinque secoli del Nuovo, queste colline e valli divennero il principale luogo di sepoltura dell’Egitto. Le dimensioni e la qualità dell’esecuzione delle tombe e la grande quantità di arredi funebri che contenevano hanno fatto della necropoli tebana uno dei siti archeologici più ricchi al mondo[6].

Il deserto e la montagna che ospitano la necropoli tebana e il villaggio di Sheikh Abd el-Qurna, oggi quasi completamente raso al suolo
Il deserto e la montagna che ospitano la necropoli tebana e il villaggio di Sheikh Abd el-Qurna, oggi quasi completamente raso al suolo

Dopo la fascia di terra coltivata e immediatamente a ovest dei templi memoriali, una serie di basse colline delimita un’area chiamata talvolta “la Valle dei Nobili“, suddivisa in di cinque sezioni distinte. In questa necropoli si contano circa ottocento tombe numerate dagli egittologi, ma in realtà ve ne sono probabilmente qualche migliaio che giacciono sepolte in queste colline. Sulla necropoli domina una montagna, il picco più alto della lunga catena della colline tebane, chiamato “Qurn“, parola araba che significa “corno” o “fronte”. Alla base nord del Qurn, posizione dalla quale il monte ricorda in modo impressionante una piramide, si trova la Valle dei Re,”il Grande Luogo“, in arabo Biban el-Muluk. Le tombe scavate nella roccia, dette “siringhe ” dai Greci, contengono camere lunghe, simili a corridoi, che penetrano in profondità nella collina e conducono ad ambienti elaboratamente decorati al cui interno gli Egizi seppellivano i sovrani del Nuovo Regno[7].

Nella Valle sono state trovate sessantacinque tombe (oltre a un certo numero di scavi mai portati a termine), la metà circa delle quali fu realizzata per i faraoni. A sud della Valle dei Re giace la Valle delle Regine, in arabo Bab el-Malikat, dove circa ottanta tombe di dimensioni minori furono usate per la sepoltura di membri delle famiglie reali (maschi e femmine) e di alti funzionari. Poco distante si trova il villaggio di Deir el-Medina, l’abitato che ospitava gli artigiani e gli artisti che lavorarono allo scavo e alla decorazione delle tombe reali e di molti altri monumenti tebani e che in epoca cristiana è stato sede di un monastero copto. I reperti rinvenuti nel villaggio hanno permesso di conoscere in dettaglio alcuni aspetti della vita di questi operai, delle loro famiglie, e del loro lavoro. Circa un chilometro a sud del villaggio si trova Malkata,”il luogo per raccogliere cose“: qui Amenhotep III costruì un enorme complesso palaziale che adibì a sua residenza e che può essere stato la dimora di molti suoi successori. A est, ora sepolto sotto la pianura alluvionale, c’è Birket Abu, un’enorme lago, o porto, fatto scavare per servire durante le feste sed (o giubilei) di Amenhotep III[8].

Ma prima dello sviluppo della zona dovuto ai re del Nuovo Regno, la svolta monumentale a Tebe, è stata fornita dai membri dell’XI dinastia che decisero di farne una importante città dotata di immancabili necropoli reali.

Il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari
Il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari

Si parte dalle cosiddette tombe a saff, la parola araba che vuol dire “fila, serie” e che allude alla loro più evidente caratteristica, il portico a pilastri scavato sul fianco dell’altura entro cui si addentra un corridoio che porta alla camera sepolcrale. Si passa anche attraverso un nuovo modello di tomba che ha dato uno fra i più interessanti monumenti dell’architettura egiziana. Il tempio della XI dinastia a Deir el-Bahari, poi riadoperato anche dalla regina/faraone Hatshepsut.

E’ probabile che proprio qui fosse un antico culto di una dea connessa con un albero sacro dalle benefiche ombre, che, identificato con la dea Hathor, ha assunto anche la forma di giovenca. Questa concezione ha probabilmente fatto scegliere la sede per il tempio funerario, collocandolo in uno scenario singolare, ai piedi di un teatro di altissime rocce a strapiombo, racchiuso in uno di quei suggestivi e solitari paesaggi che di nuovo saranno più tardi scelti a sfondo delle tombe dei re e delle regine. Il tempio è ormai assai menomato nel suo aspetto monumentale originario; tuttavia esso mantiene ancora una certa leggibilità e resta un singolare e suggestivo documento dell’architettura egiziana, punto di arrivo e punto di partenza di molte esperienze[9].

L’affollarsi di monumenti e tombe di ogni epoca ha sofferto dell’uso improprio che ne è stato fatto dagli abitanti, i quali hanno alloggiato loro stessi ed i loro animali nelle tombe e negli edifici, ne hanno riadoperato il materiale da costruzione, vi hanno cercato tesori, ma ne hanno lasciato fondamentalmente riconoscibile l’antica struttura di necropoli o villaggio di una capitale quale Tebe.

L’Alto Egitto, come si sa, non fu aperto ai viaggiatori che con l’Ottocento, e da allora la necropoli tebana entra nel gioco degli interessi archeologici, traendone insieme vantaggi e rischi: esplorazione scientifica e commercio selvaggio di antichità, riscattano e compromettono la vasta, anche se corrotta, eredità monumentale della regione sviluppando deleterie conseguenze sui beni archeologici[10].

 

Daniele Mancini

 

Note e per un approfondimento bibliografico:

[1] NIMS, C. F., Thebes of the Pharahos: Pattern for every city, LONDRA, 1965, p. 54

[2] KEMP, B. J., Ancient Egypt. Anatomy of a Civilization, NEW YORK, 1991, p. 201

[3] DONADONI, S., Tebe, MILANO, 1999, p. 15

[4] WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001, p.21

[5] DONADONI, 1999, p. 115

[6] REEVES, N., WILKINSON, R.H., The Complete Valley of the Kings, LONDRA, 1996, pp. 18-19

[7] BONGIOANNI, A., Luxor e la Valle dei Re, VERCELLI, 2005, pp. 170-171

[8] WEEKS, 2001, pp.29-30

[9] WEEKS, 2001, pp. 22-23

[10] DONADONI, 1999, p. 117

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