ALESSANDRO MAGNO. TRA STORIA E LEGGENDA – ultima parte

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Alessandro Magno, più storia o più leggenda? La prima parte dell’articolo è qui ALESSANDRO MAGNO. TRA STORIA E LEGGENDA – prima parte, oggi pubblico la conclusione della ricerca.

Buona lettura.


I paesaggi selvaggi della Grecia settentrionale, dove nel IV secolo a.C. si estese il Regno di Macedonia, sono rimasti a lungo sconosciuti dal punto di vista archeologico. Solo nel 1977 con la scoperta della Tomba di Filippo II sotto un vasto tumulo (amaramente scavato con le ruspe, ndr), ogni nozione sull’antica Macedonia viene stravolta. L’interno della tomba, rimasto intatto, rivela opere straordinarie e di estrema finezza, che contrastano con quanto riportato dagli autori antichi come Demostene che descrive Filippo come un bruto e i Macedoni come barbari!

Testina in avorio rinvenuta tra il ricchissimo della Tomba di Filippo II. conservata presso il Museo archeologico di Salonicco.
Testina in avorio rinvenuta tra il ricchissimo della Tomba di Filippo II. conservata presso il Museo archeologico di Salonicco.

La scoperta della tomba è stato un evento eccezionale, facendo crescere l’interesse per le esplorazioni della Macedonia. Nella tomba sono stati rinvenuti numerosi oggetti criso-elefantini, tra cui diversi ritratti unici di tipo realistico, i primi della storia dell’arte, rivelando un’estrema differenza tra l’arte della democrazia ideale, in cui i cittadini anonimi operano come unità, e il dispotismo illuminato, in cui personaggi famosi sono pronti ad assumersi ogni responsabilità. All’interno della tomba di Aigai sono presenti due rappresentazioni di Alessandro: un affresco sulla parete anteriore della tomba, Alessandro è al centro del fregio di una scena di caccia; una piccola testa in avorio con tracce di policromia raffigurante Alessandro su un letto criso elefantino, in ottimo stato di conservazione. Le pitture rupestri della Tomba di Filippo II mostrano Alessandro adolescente in una scena in cui indossa una tunica rossa prendendo parte alla caccia; in un’latra scena, è rappresentato il rapimento di Persefone da parte di Ade. Entrambe mostrano una successione di strati di colore che danno una piacevole sensazione di trasparenza.

La sovrapposizione e la miscela dei colori, la giusta posizione dei pigmenti, sono aspetti a riprova che i pittori del IV secolo a.C. sapevano contrapporre i colori al fine di raggiungere il principio di fusione ottica e visiva, il medesimo principio usato duemila anni dopo dagli impressionisti. La padronanza della prospettiva atmosferica, del chiaroscuro, dello scorcio, denotano una padronanza della creazione artistica e se collocati in un contesto privilegiato, consento di estrarre numerose informazioni sulla società, sulla cultura e sulla civiltà macedone.

Immerso nella cultura greca di cui la Macedonia è il fiore all’occhiello, Alessandro diffonde la civiltà greca durante le sue conquiste senza convertire la cultura dei paesi conquistati, ma nutrendosene e traendone ispirazione: si proclama faraone di Egitto secondo gli antichi riti ancestrali, garantendo il rispetto delle tradizioni nilotiche. Ma l’Egitto è solo una tappa della sua corsa di conquista: ha ripreso il suo viaggio verso la Persia, sulle tracce del suo nemico Dario III e nel 331 a.C. ha luogo la battaglia decisiva tra i due eserciti. A Gaugamela si scontrarono: Dario sapeva, dopo la sconfitta di Issos, che Alessandro poteva annientarlo e ne aveva paura: si preparò bene alla guerra e venne di persona sul campo di battaglia a capo di un possente esercito di elefanti da guerra che attaccarono rabbiosi i Macedoni. Alessandro, dal canto suo, agì personalmente e con una freccia trafisse il còrnac (conducente degli elefanti, ndr) che avanzava verso di lui. L’elefante disorientato e imbizzarrito senza la sua guida, caricò a caso bloccando la marcia dell’esercito di Dario. A questo punto gli arcieri di Alessandro imitarono il loro re e colpirono gli uomini appostati sulle loro postazioni. I giganteschi elefanti persiani, presi dal panico, caricarono disordinatamente impigliandosi tra loro e trascinando inarrestaili carri, corpi, cavalli, cadaveri… Fu una sconfitta catastrofica!

Se in un primo momento Alessandro era considerato un re conquistatore, poi divenne il primo cittadino del mondo in cui oriente e occidente erano contrapposti ma che, grazie a lui, giungevano a una loro sintesi. Alessandro sognava un mondo n cui ognuno sarebbe stato accettato per ciò che era, con le proprie peculiari differenze: il persiano, l’egiziano, il greco, l’arabo, ognuno con propri usi e costumi, da lui stesso adottati e onorati indistintamente, incoraggiando matrimoni misti da cui sarebbe nata la nuova razza dei cittadini del mondo.

Alessandro sposò, in successione, ben due principessa, figlie dei re sconfitti in battaglia: l’obiettivo era fondere le diverse culture e questo ne fece un conquistatore superiore, unico;ma anche quello di costituire un impero e una società multiculturale in cui persone di fede e tradizioni differenti potessero coesistere. Alessandro non si limitò solo alle conquiste, trasmise la civiltà greca grazie a scienziati e artisti al suo seguito: in ogni sua spedizione era circondato da geografi e geometri, definiti bematisti (letteralmente, misuratori di pass, ndr) che avevano il compito di misurare i territori incontrati e, grazie ai diari di Neanco, uno dei generali di Alessandro, oggi abbiamo la descrizione di tutti questi viaggi. Alessandro trovò il pretesto per trasformare una spedizione militare in una spedizione culturale, geografico, scientifica, che lo condusse fino ai confini del mondo allora conosciuto: l’India.

Battaglia dell'Idaspe, di Charles Le Brun, 1673. Conservato al Louvre.
Battaglia dell’Idaspe, di Charles Le Brun, 1673. Conservato al Louvre.

In 11 anni Alessandro crea un impero gigantesco: il suo obiettivo, la conquista dell’impero persiano, è raggiunto ma fedele al suo progetto multi razziale, nel 327 a.C., sposa Rossane, figlia di un nobile persiano ma non arresta la sua corsa verso i confini della terra. Quando giunse sulle rive dell’Idaspe, un affluente del fiume Indo, tutto il suo esercito si fermò cupo e silenzioso: si narra che Alessandro, osservano il volto dei suoi fratelli, comprese cosa stesse succedendo. Riconobbe la stanchezza e il desiderio di mettere i piedi a terra, vide la ferma determinazione dei volti ostinati ed esausti. Alessandro fece un intenso discorso, cavalcando avanti e indietro per il campo, affinché il fuoco il fuoco nei suoi occhi infiammasse gli sguardi dei suoi uomini: mo dopo oltre un’ora, l’unica risposta fu il silenzio! Alcuni soldati si fecero da parte lasciando passare un uomo, Koinos: ormai irriconoscibile rispetto al Koinos conosciuto oltre 10 anni prima, dall’aspetto quasi vecchio e stanco, affrontò Alessandro a viso aperto. Piangeva per la sua terra, la sua famiglia, desiderava morire nella sua terra. Alla fine si inginocchiò al cospetto del re chiedendogli una tomba in terra ellenica!

Cratere di Derveni, conservato presso il Museo archeologico di Salonicco
Cratere di Derveni, conservato presso il Museo archeologico di Salonicco

Alcune tombe dei veterani dell’esercito di Alessandro che si rifiutarono di proseguire il viaggio e tornarono indietro, sono state rinvenute nel nord della Grecia. Secondo l’antica usanza macedone le spoglie del defunto erano poste in tombe riccamente decorate e chiuse da pesanti portali. L’edificio funerario era quindi nascosto sotto un’enorme quantità di terra, un tumulo, per nasconderlo alla vista dei malintenzionati!  I corredi funerari costituiscono una straordinaria collezione che offre diversi dettagli sulla vita del defunto che portava con se quanto potesse indossare tra i suoi abiti, gioielli, armi, tutti caratteristici della sua vita terrena. I riti funebri macedoni erano molto interessanti: una cerimonia religiosa specifica intesa a facilitare il passaggio di una persona nell’aldilà ma anche una dimostrazione d’amore dei propri cari, una dimostrazione dell’importanza della sua famiglia, del suo potere e del suo stato sociale. Più importante era la famiglia, più maestosa era la cerimonia funebre! Un personaggio influente era sepolto anche con diversi oggetti religiosi a dimostrare l’intenso rapporto con il divino e le divinità. Nelle tombe sono stati rinvenuti anche oggetti connessi con il banchetto, essenziale nella vita sociale e immancabile dopo la morte. Un calice, una tazza, un vaso in argento: oggetti straordinari come il Cratere di Derveni. E’ realizzato in una lega di bronzo concepita per sembrare oro, con diverse tecniche: alcune parti sono stampate, altre modellate, altre ancora intarsiate con tralci di vite in argento, le cui foglie intrecciate incorniciano il collo dello splendido oggetto. Il banchetto, oltre alla sua dimensione quotidiana, acquisisce anche una dimensione metafisica relativa alla vita nell’aldilà: si immaginava che persone eccezionali che avevano mostrato virtù in vita, avrebbero vissuto dopo la morte in un eterno banchetto. Spesso all’interno dei crateri si depositavano i resti carbonizzati dei cittadini macedoni particolarmente più apprezzati.

La Tomba di Alessandro sarebbe stata straordinariamente ricca, colma di oggetti preziosi, se dopo la morte a Babilonia a soli 32 anni, il suo corpo imbalsamato avesse raggiunto la Necropoli reale di Aigai. Ma il suo sarcofago non giunse mai in Macedonia a causa della guerra spietata scoppiata tra i suoi generali per la successione dell’impero, sfociata con l’assassinio dei suoi due unici discendenti diretti. Alessandro IV, suo figlio postumo nato dal matrimonio con Rossane, ed Eracle, figlio illegittimo nato dalla sua unione con Barsine, una principessa persiana.

Gli scavi in corso nella regione dell’antica capitale macedone, Aigai oggi Verghina, regalano alla storia uno sviluppo inatteso. Lontano dalla necropoli, gli archeologi rinvengono un oggetto poco comune: un’originale urna funeraria con ossa e un’incredibile corona di quercia dorata al suo interno. La corona di quercia e un chiaro simbolo della famiglia reale e le ossa incenerite del defunto sono della stessa natura di quelle della necropoli reale e di quelle del grande tumulo. L’analisi antropologica delle ossa suggerische che il personaggio non potesse avere più di 17 anni e l’urna è stata occultata alla fine del IV secolo a.C., sotto il regno di Cassandro.  I ricercatori decidono di mettere a confronto le informazioni archeologiche e antropologiche che emergono dalla loro scoperta con le fonti per dipanare il mistero della corona reale. Cassandro, l’uomo più potente di Macedonia alla fine del IV secolo a.C., ordinò a Poliperconte di assassinare il giovane Eracle i Macedonia, con cui era stato anche alleato. Secondo Marco Giuniano Giustino, uno storico romano dell’epoca degli Antoninii, Cassandro avrebbe ordinato che Eracle non avesse una propria tomba e che i suoi resti fossero gettati nel fango! Ecco che tutti i dati archeologici e antropologici, le conclusioni circa la datazione e le particolari condizioni del ritrovamento dell’urna, si adattano perfettamente con la fonte scritta, lasciando desumere che sono citate la ex capitale macedone e la sua necropoli reale.

Particolare della Corona di Eracle
Particolare della Corona di Eracle

La corona di Eracle aggiunge un prezioso tassello nella storia di Alessandro lasciando, però, ancora aperta l’avventura archeologica di quei luoghi, lungi dall’essere conclusa! Ad Amphipolis le indagini archeologiche su un tumulo hanno rivelato grandi quantità di sabbia trasportate, forse, per occultare una tomba più importante. Il tumulo di 20 mt di altezza e dal diametro molto maggiore di quello di Aigai, sembra che copra le tombe di personaggi importanti, forse dei generali o della stessa regina Rosanne. Ma è ancora tutto da indagare…

Per quanto riguarda Alessandro, se la sua epica storia è sopravvissuta ai secoli, la sua sepoltura resta un enigma: dopo che il generale Tolomeo si impossessa del sarcofago reale nel tentativo di consolidare il suo potere in Egitto, i testi rivelano che il corpo imbalsamato di Alessandro venne esposto al pubblico per secoli in un magnifico mausoleo, ad Alessandria e si narra che molti imperatori romani abbiano reso omaggio alla sua tomba fino al III secolo d.C. Tuttavia ad oggi, storici e archeologici, nonostante le numerose ricerche e le molteplici ipotesi, ancora è ignorata la sua esatta ubicazione. E la leggenda continua…

 

Daniele Mancini

Per un approfondimento bibliografico:

Diodoro Siculo, Bibliotheca historica

Flavio Arriano, Anabasi di Alessandro

Plutarco, Vite Parallele: Alessandro

Quinto Curzio Rufo, Storie di Alessandro Magno.

Georges Radet, Alexandre le grand, trad. Manlio Mazziotti, Torino, 1942

G. L. Hammond, Alessandro il Grande. L’uomo che si è spinto ai confini del mondo, Milano, 2004

B. Bosworth, Alessandro Magno. L’uomo e il suo impero, Milano, 2004

Johann Gustav Droysen, Alessandro il Grande, Milano, 1999

Chiara Frugoni, La fortuna di Alessandro Magno dall’Antichità al Medioevo, Firenze, 1978

Hans-Joachim Gehrke, Alessandro Magno, Bologna, 2002

Giulio Giannelli, “Alessandro Magno” in AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, 2006, pp. 305 – 323

Domenico Musti, Storia Greca: linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Bari, 2008

Antonino Pagliaro, Alessandro Magno, Roma, 1960

 

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