Akhenaton, Amarna, Akhetaton, l’ “Orizzonte di Aton”

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Statua del Faraone Akhenaton esposta al Museo del Cairo
Statua del Faraone Akhenaton esposta al Museo del Cairo

La città reale di Amarna fu un insediamento relativamente ‘nuovo’, se visto dalla prospettiva della storia egiziana antica. Edificata quasi 1.200 anni dopo la Grande Piramide (circa 1346 a.C.), l’intera città è stata in realtà costruita su un sito vergine, per ordine del faraone Amenhotep IV, conosciuto come Akhenaton . La nuova città si trovava quasi a metà strada tra il Il Cairo (Giza) e Luxor (Tebe), sulla riva orientale del Nilo (attualmente nella provincia egiziana di Minya) ed  è stata dedicato ad Aton, una divinità solare che è stato proclamata dal faraone di porsi  al di sopra delle altre divinità egizie (Amarna, chiamata anche Akhetaton, L’Orizzonte di Aton, ndr). In sostanza, Akhenaton avrebbe dichiarato una modalità monoteista (o forse enoteistica) di appartenenza religiosa attraverso tutto l’Egitto, con il culto incentrata su Aton. Questa nuova filosofia radicale penetrò nella società egiziana solo nel periodo di regno del faraone la cui eredità religiosa fu spazzato via dai suoi successori dopo la sua morte.

Ma mentre Akhenaton fu ‘ufficialmente’ colpito da damnatio memoriae, i suoi successori e le dinastie successive non riuscirono a distruggere completamente il suo patrimonio culturale. Proprio come i suoi pensieri radicali sul pantheon egizio, la città di Amarna vantava una rivoluzionaria architettura. Ad esempio, la maggior parte dei templi sono stati edificati senza copertura, per consentire simbolicamente il passaggio senza ostacoli dei raggi del dio solare sui fedeli. Ma ancora più importante, molte di queste strutture monumentali sono state costruite con l’uso di mattoni di pietra standardizzati noti come Talatats. Così, mentre la città di Amarna è stato fisicamente raso al suolo da parte delle elitè tradizionalisti, le sue interessanti caratteristiche architettoniche hanno catturato l’attenzione di storici e archeologi che hanno preservato l’eredità di Akhenaton.

Alcuni Talatats rinvenuti nel Tempio di Karnak esposti nel Museo di Luxor
Alcuni Talatats rinvenuti nel Tempio di Karnak esposti nel Museo di Luxor

A causa della mancanza di prove archeologiche di un certo rilievo relative a questa antica città egiziana, i ricercatori hanno fatto uso di ricostruzioni 2D realizzate in precedenza per il sito di Karnak. Qui, l’uso dei Talatats  è una tecnica già adoperata in questo imponente complesso religioso, che si trova a nord di Tebe. A tal proposito, gli archeologi sono stati in grado di salvare più di 12.000 Talatats dal sito di Karnak e molti di essi ancora portano iscrizioni decorative che ornavano le pareti di uno dei templi fatti erigere da  Amenhotep IV/Akhenaton all’interno del complesso sacro tebano. Inoltre, i ricercatori sono stati anche in grado di identificare delle stele sul sito di Amarna e alcuni di questi oggetti raffigurano la disposizione spaziale della città reale. I modelli amarniani differiscono notevolmente da quelli “tradizionali” e hanno permesso agli esperti di ipotizzare in maniera credibile come fossero realizzati i vari edifici. Robert Vergnieux, ex direttore del Laboratorio Archéovision del CNRS/Université de Bordeaux, soprintendente della di una mostra su  Akhenaton realizzata a Bordeaux lo scorso aprile, ha affermato: “Con il faraone Akhenaton, l’iconografia dei templi è cambiata drasticamente. Fino al suo insediamento, il faraone era mostrato in scene con una o più divinità, in una varietà di situazioni religiose. Nel culto di Aton, il disco solare, il faraone è pian piano trasformato in questo unico Dio, è mostrato in scene della sua vita quotidiana, presenti anche sulle pareti dei templi”.
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L’ambizioso progetto di Archéovision ha ancora una lunga storia da scrivere, soprattutto perché ci sono circa 10.000 Talatats in attesa di essere ricomposte come un puzzle e mostrarci uno spaccato del Tempio di Karnak.

Ecco la dettagliata ricostruzione realizzata da Archéovision della città reale di Amarna.

 

 

 

Per ulteriori informazioni, il sito della mostra Aton-Num. Per approfondire: CNRS

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