ABU SIMBEL, I TEMPLI SALVATI

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Il sito di Abu Simbel è uno dei siti più rappresentativi dell’antico Egitto. Per 3.000 anni posto sulla riva occidentale del fiume Nilo, tra la prima e la seconda cataratta del Nilo, una notevole impresa di ingegneria ha permesso, tra il 1964 e il 1968,  che il complesso templare fosse smontato e ricostruito su una collina più alta per far posto alla celebre Diga si Assuan.

Edificato nel 1244 a.C., Abu Simbel è composto da due templi scolpiti nella montagna. Il più grande dei due templi si presenta con quattro statue colossali assise del faraone Ramses II (1303-1213 a.C.), ciascuna alta circa 21 metri.

L’ingresso del tempio fu costruito in modo tale che due giorni all’anno, il 22 ottobre e il 22 febbraio, la luce del sole brillasse nel santuario interno per illuminare tre statue poste sul fondo del tempio e migliaia di turisti affollano i templi per assistere al fenomeno e partecipare alle celebrazioni.

Inoltre, Abu Simbel ha un secondo tempio più piccolo, eretto per la regina Nefertari. La sua facciata comprende due statue della regina e quattro del faraone, ciascuna alta circa 10 metri. Ognuna è incastonato tra i contrafforti scolpiti decorati da geroglifici.

Se oggi i templi si trovano nell’odierno Egitto, nell’antichità il luogo in cui era situato era considerato parte della Nubia, un territorio che ha goduto anche di periodi di indipendenza.

Abu Simbel, sopravvissuta per tr millenni, è stata, dunque, minacciata dai progressi moderni: il sito sarebbe presto inondato dal Nilo a causa della creazione della diga e, pertanto, fu deciso di spostare i templi sull’altopiano desertico a circa 65 metri più in alto e circa 180 metri più a ovest del loro sito originale.

Spostare i templi è stato un lavoro enorme che ha comportato che fosse tagliato in pezzi da 3 a 20 tonnellate di peso ciascuno e il loro successivo riassemblaggio. Dopo quasi cinque anni, oltre 3.000 lavoratori coinvolti e costi che hanno ragginto, in quel periodo, circa 42 milioni di dollari, tutto sembra come prima ed è quasi possibile mettere in dubbio che i templi siano stati spostati dal precedente sito ormai sommerso.

Ramses II era un re guerriero che cercò di espandere il territorio dell’Egitto fino al Vicino Oriente. Ha combattuto gli Ittiti nella Battaglia di Qadesh e ha anche lanciato diverse campagne in Nubia.

Si vantava delle sue conquiste abbellendo Abu Simbel con scene della battaglia di Qadesh. Una delle immagine scolpite nel grande tempio di Abu Simbel mostra il re che lancia frecce dal suo carro da guerra e, presumibilmente, vincendo la battaglia per gli egiziani. E’ una sfacciata esposizione di auto esaltazione della propria impresa in una battaglia che gli storici moderni concordavano finita in una sorta di pareggio. Più tardi, infatti, Ramses II avrebbe stretto un trattato di pace con gli Ittiti cementato sposando una principessa ittita, un evento segnato in una stele ad Abu Simbel!

Nonostante questo. Ramses II ha lanciato un importante programma di edificazione edilizia, consolidando il suo “stato divino” costruendo numerosi templi in cui era adorato affiancato da diverse altre divinità.

Il Grande Tempio. Le quattro statue sedute del faraone, all’ingresso, mostrano il sovrano che indossa un gonnellino corto, un copricapo chiamato nemes, una doppia corona con cobra e una barba posticcia. Accanto alle gambe dei quattro colossi ci sono diverse statue in piedi più piccole che rappresentanoalcuni familiari del faraone, tra cui la moglie Nefertari, la madre del faraone Mut-Tuy e i suoi figli e figlie. In cima alla facciata del tempio c’è consesso di 22 statue accovacciate di babbuini, la divinità animale votata ad accogliere il sole nascente.

L’interno del tempio si estende nella montagna per circa 65 metri. Il primo ambiente a è un atrio composto da otto pilastri, quattro per lato in cui Ramses II è raffigurato nelle sembianze del dio Osiride. L’area dell’atrio include immagini e geroglifici che descrivono la presunta vittoria di Ramses II nella battaglia di Qadesh.

Spostandosi più a fondo al tempio, un secondo ambiente, con quattro colonne decorate in cui il faraone abbraccia varie divinità come segno della sua unione spirituale e predilezione, ospita, sul fondo, le statue assise raffigurano il faraone e gli dei Ra-Harakhty, Amon e Ptah, l’unica statua, a causa della sua associazione al mondo dell’aldilà, a non essere illuminata dal sole nei giorni prestabiliti.

Il Piccolo Tempio. Il tempio più piccolo di Abu Simbel mostra, al suo ingresso, quattro statue del faraone e due della sua sposa, Nefertari. La facciata contiene anche statue più piccole dei principi e delle principesse reali e, stranamente, le statue delle bambine sono più alte di quelle dei bambini, un segno, forse, che questo tempio renda omaggio a Nefertari e alle donne della casa di Ramses II.

L’interno del tempio è più semplice di quello del grande tempio. Contiene sei pilastri che mostrano le raffigurazioni della dea Hathor. Sul muro di fondo della stanza sono stati realizzati dei rilievi che mostrano Nefertari nell’atto di essere incoronata dalle dee Hathor e Iside, indossando un copricapo che mostra il disco solare con piume tra le corna di vacca, indossati dalle stesse dee.

Dopo l’abbandono dei templi, furono sommersi dalla sabbia e i grandi colossi gradualmente scomparvero nel deserto. Johann Ludwig Burckhardt notò l’esistenza del sito nel 1813 ma solo nel 1817, il grande Giovanni Battista Belzoni scoprì l’ingresso sepolto del grande tempio che, finalmente, vedeva nuovamente la luce.

 

Daniele Mancini

Bibliografia di riferimento:

  • Zahi Hawass, I misteri di Abu Simbel, Cairo 2000
  • Robert Morkot, Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt, Oxford University 2001
  • Marco Zecchi, Abu Simbel, Aswan and the Nubian Temples, Vercelli 2004

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