7000 UOMINI A PROTEZIONE DELL’IMPERATORE! – seconda parte

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Siamo ancora in Cina: clicca qui per la prima parte, ma non perdete il seguito. Buona lettura.


Le tombe sono di legno, di mattoni o di pietra e spesso sono suddivisi in diverse stanze o camere: le pareti e le porte sono ornate di pitture o incisioni che raffigurano l’oltretomba. Proprio come l’abbigliamento indossato in vita è governato da leggi suntuarie, il livello di decorazioni e la natura del corredo funebre devono obbedire a determinate leggi e solo alle famiglie di alto ceto è concesso di utilizzare i materiali più pregiati e costosi.

Grazie a queste tombe è possibile conoscere meglio una cultura scomparsa già da molto tempo. I mausolei imperiali sono preziosissime fonti di informazioni sui sovrani e sulle loro corti, trasportandoci indietro nel tempo per migliaia di anni. Dal momento che nessuna tomba imperiale è stata aperta, non si ha idea degli oggetti personali che possano contenere, ma i mausolei che circondano le tombe di Shi Haung e Jingdi, offrono molti indizi sulla vita quotidiana.

L’impianto del complesso funerario racconta una storia: nel mausoleo Han di Jingdi sono rappresentate tutte le funzioni amministrative, riproducendo, sotto terra, un intero sistema politico. Dai servizi personali, all’amministrazione civile, al potere militare, i vari settori sono disposti nell’ordine in cui si trovavano nella città di Chang’an. Il mausoleo è una vera e propria mappa del sistema sociale dell’impero.

Man mano che avanzano gli scavi, gli archeologi sono solitamente preparati alle sorprese ma, spesso, non si aspettano quello che si trovano effettivamente davanti. Il rinvenimento di oltre 3000 figure umane, diverse da quelle trovate in precedenza, mostrano chiaramente che non hanno nulla a che fare con l’esercito di terracotta di Qin, nonostante siano create dopo 60 anni. La differenza più evidente si riscontra nelle dimensioni: i guerrieri Qin sono a grandezza naturale, mentre le statue dei militari, dei funzionari, dei sudditi di Jingdi, sono più piccole, un terzo delle dimensioni reali. Mentre i guerrieri dell’imperatore Qin esibiscono divise militari e armature intagliate e dipinte, i personaggi di Jingdi sono lisci, nudi e privi di braccia. Oltre ai soldati ci sono guardie, cortigiani, musicisti, ancelle, eunuchi, offrendo l’immagine di uno stile di vita rilassato, prospero e piacevole, in netto contrasto col militaresco sepolcro di Qin.

Sono differenze di notevole portata che non riflettono solo un mutamento superficiale, ma un cambiamento profondo della mentalità e della filosofia: nei 60 anni che separano i due mausolei, lo stille aggressivo e intransigente dei Qin, cede il posto a una concezione della vita più tollerante e avanzata. Gli imperatori Han si impegnano a mantenere la pace e investono il denaro dello Stato per promuovere la crescita economica, ottenendo un periodo di prosperità che non ha pari. Aumentano gli scambi commerciali tra le varie regioni e la Cina viene unificata anche dal punto di vista economico. Si disboscano varie zone, si costruiscono impianti di irrigazione e si incoraggiano le innovazioni in campo agricolo.

Con l’aumento della produzione di cibo, cresce anche la popolazione, il 90% della quale, sopravvive lavorando la terra. Nel mausoleo di Jingdi ci sono le prove della grande disponibilità di cibo: le provviste per l’oltretomba sono abbondanti e, nonostante i cereali si siano decomposti, i loro resti indicano che ce n’era una scorta notevole. La quantità di animali da cortile in terracotta ne riflette l’abbondanza nelle vita reale e, inoltre, grandi quantitativi di monete indicano un alto tenore di vita.

Secondo gli studiosi, la differenza di grandezza tra le statue di terracotta dei due mausolei dipende dal mutamento della filosofia dei valori sopraggiunta sotto l’imperatore Jingdi. Questi è famoso per la sua parsimonia e le statue richiedono molto lavoro e molto denaro. Le statue di Jingdi sono modellate in serie in quattro parti distinte, con un sistema molto semplice e veloce rispetto alla realizzazione completa di ogni singola figura. A mano si aggiungono i particolari che rendono unica ogni statua e dopo la cottura sono dipinte in quattro sfumature color carne, lucidate e assemblate.

Le dimensioni ridotte permettono di risparmiare senza la necessità di ridurre il numero dei personaggi, evidenziando che queste statute non erano destinate a comporre un esercito schierato come quello dell’imperatore Qin, ma non dovevano essere neppure nude e prive di braccia come sono giunte oggi a noi. Quando sono state realizzate indossavano degli abiti e avevano delle braccia di legno mobili che rendevano più facile il compito di vestirle. Pochi sono i frammenti rimasti del legno e della stoffa, preziosi lini e sete dalle infinite varietà di colori che, in origine, dovevano fornire un notevole colpo d’occhio.

Lo stile delle figure e unico è caratteristico degli Han occidentali: non ne esistono, per ora, altre simili. Oltre alle statue nude, nel mausoleo di Jingdi, ci sono delle statue più tradizionali, con abiti scolpiti e dipinti: soldati, cortigiani, funzionari, completando quella fotografia di spaccato sociale di oltre 2000 anni fa. Le figure femminili sono curate nei minimi dettagli, curate e vestire con abiti sfarzosi: sono le donne dell’harem.

I due mausolei di Qui Shin Huangdi e Han Jingdi, edificati sullo stesso altipiano e separati da poco più di mezzo secolo, trasmettono messaggi contrastanti simboleggiati dalle rispettive statue di terracotta: mentre l’esercito dell’imperatore Qin offre una rigida rappresentazione del potere militare, l’imperatore Jingdi riduce i suoi soldati a figure in miniatura che indossano abiti veri, lasciando pensare che per lui contino altre cose…

L’impero Han dura oltre quattro secoli ed è il più duraturo della storia cinese, lasciando ai posteri  una preziosa eredita: lingua, filosofia, letteratura, sistema sociale e politico, tecnologia, arte, tecniche artigianali e persino la moda, aspetti che continuano a essere presenti nelle radici della moderna cultura cinese.

Ma niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza l’impegno militare e lungimirante dell’imperatore Qin , espressi così bene dal suo esercito di terracotta. Ma è stata la dinastia Han che, a partire da quelle basi, ha creato una cultura e una tradizione destinate a durare e, forse, le piccole e aggraziate figure di terracotte di Jingdi esprimano meglio l’essenza intramontabile della Cina.

 

Daniele Mancini

Per ulteriori approfondimenti: Elisseeff, D., Art et archéologie : la Chine du néolithique à la fin des Cinq Dynasties (960 de notre ère), PARIS 2008

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