536 DOPO CRISTO: ANNUS HORRIBILIS PER L’EUROPA!

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Il 536 d.C. è stato, soprattutto per l’Europa, uno degli anni più orribili della storia. Già in un articolo del 2016, avevo pubblicato i risultati degli studi di un team di ricercatori tedeschi in cui hanno analizzato i grandi cambiamenti climatici avvenuti in quel periodo.

Tutto iniziò quando una misteriosa nebbia si posò sul continente, velando il sole in una foschia blu e gettando l’Europa, il Medio Oriente e parti dell’Asia nella quasi totale oscurità per circa 18 mesi. Le temperature drasticamente scese hanno inaugurato il decennio più freddo degli ultimi 2000 anni: con i raccolti distrutti dall’Irlanda alla Cina, la carestia è dilagata. Coloro che hanno sopportato la lunga e fredda notte hanno affrontato tempi ancora più duri negli anni a venire; nel 541 d.C., un focolaio di peste bubbonica, nota come Peste di Giustiniano, ha falciato, attraverso il Mediterraneo, circa 100 milioni di individui.

Questa serie di eventi è stata un’immensa tragedia. Michael McCormick, storico e archeologo medievale, ritiene che l’anno 536 è stato “l’inizio di uno dei periodi peggiori mai vissuti, se non l’anno peggiore”. Nonostante tutti gli studi realizzati sulla devastazione iniziata in quel momento, gli scienziati non sono ancora sicuri di cosa abbia causato la misteriosa nuvola di polvere che ha invaso il continente europeo.

McCormick e i suoi colleghi di Stati Uniti, Regno Unito e Germania ritengono di aver finalmente trovato la risposta. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Antiquity , il team ha analizzato un nucleo di ghiaccio estratto dalle Alpi svizzere contenente oltre duemila anni di storia “microscopica”.

Particelle di polvere, metallo e elementi aero dispersi congelati a vari livelli (fino a circa 72 metri di profondità) suggeriscono come l’atmosfera sull’Europa sia cambiata nel corso degli ultimi due millenni: una tempesta di polvere sahariana, un boom dello sfruttamento delle miniere d’argento e, secondo il nuovo studio, una massiccia eruzione vulcanica dall’Islanda ha preceduto direttamente l’inizio dei giorni più bui dell’Europa (si legga anche questo articolo sull’Islanda).

Il nuovo studio riprende la precedente ricerca pubblicata sul Journal of Glaciology nel 2015 in cui i ricercatori hanno descritto di aver utilizzato un laser per tagliare sezioni ultrasottili del nucleo di ghiaccio alpino per l’analisi chimica. Usando questo metodo, gli scienziati hanno prelevato decine di migliaia di campioni ognuno dei quali rappresentava solo alcuni giorni o settimane delle nevicate avvenute nel corso della storia e hanno analizzato gli elementi atmosferici specifici che erano stati intrappolati.

Questa  ricerca ha suggerito che un’eruzione vulcanica occorsa negli Stati Uniti occidentali potrebbe essere stata la causa dei giorni bui dell’Europa del 536 d.C.

Nello studio recente, osservando i campioni datati alla primavera del 536, il team ha trovato due microscopici frammenti di polvere vulcanica, successivamente rintracciata in rocce vulcaniche dall’Islanda. Secondo i ricercatori, questi elementi ben tracciati sono la prova di una massiccia eruzione vulcanica che ha emesso un mostruoso cono di cenere nell’aria dell’emisfero settentrionale, che viaggiando sui venti a sud verso l’Europa, ha coperto il cielo per più di un anno.

Secondo Christopher Loveluck, archeologo dell’Università di Nottingham, nel Regno Unito e coautore dello studio, l’ipotesi dell’Islanda è più coerente con la devastazione descritta nei documenti storici. L’Islanda è molto più vicina alla Gran Bretagna e all’Europa nordoccidentale rispetto alla California producendo un maggiore impatto sul clima con conseguenze immediate per queste aree, con una maggiore probabilità di carestia e malattie a causa della scarsa resa delle colture.

Il team ha anche trovato prove di due successivi eventi di eruzione negli anni 540 e 547. Secondo i ricercatori, l’inquinamento combinato da questo triplo evento vulcanico avrebbe fatto molto di più che bloccare la penetrazione dei raggi del sole e raffreddare la Terra: potrebbe benissimo aver messo in piedi un periodo di morte e declino durato quasi 100 anni.

Fortunatamente, nell’anno 640, i campioni del nucleo di ghiaccio alpino mostrano segni di un nuovo tipo di inquinamento aereo: quello del piombo rilasciato nel cielo durante il boom della fusione dell’argento. Secondo Loveluck, una rinnovata domanda di argento rappresentava un’economia in ripresa nell’oscurità dell’Europa affamata e colpita dalle malattie e dalle carestie, con l’emergere di una nuova classe mercantile pronta a commerciare metalli preziosi.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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